Come il cemento ha costruito solide relazioni tra capitalismo e terroristi

La multinazionale francese Lafarge è stata condannata per avere finanziato i terroristi dell’Isis per produrre cemento in Siria

Come cementificare relazioni coi terroristi © m-gucci/iStockPhoto

Il cemento è una cosa di cui parliamo poco. Il calcestruzzo, di cui il cemento è la componente principale, è il secondo materiale più consumato al mondo. Il primo è l’acqua. Farlo richiede solitamente argilla, gesso, molta acqua e moltissima energia. Questo ha fatto sì che l’industria del cemento abbia due caratteristiche. Primo, è estremamente inquinante. Vale l’8% circa delle emissioni climalteranti mondiali. Secondo, è estremamente locale. Per questo Lafarge, multinazionale del cemento con sede a Parigi, si è messa a costruire impianti per il cemento in tutto il mondo. Anche in posti complessi come la Siria, dove per anni hanno impazzato i terroristi.

Lafarge è già di per sé un buon prisma del capitalismo industriale europeo. Nasce nel 1883, praticamente quando nasce il cemento. Ed è presente più o meno ogni volta che nel mondo si tira su qualcosa di grosso: dal Canale di Suez alle fortificazioni naziste nella Francia occupata. E via dicendo. Un secolo dopo la nascita di Lafarge, nel 1983, entra in azienda Bruno Lafont, che poi ne diventa presidente. E nel 2011 Bruno Lafont si trova a dover risolvere un gran pasticcio: la fabbrica di Lafarge in Siria. In un’area contesa tra milizie curde e terroristi islamisti. E per proteggere la fabbrica di cemento, o meglio per continuare a fare soldi, Lafont decide di allearsi con i terroristi.

Come il cemento ha costruito solide relazioni tra capitalismo e terroristi dell’Isis

Arriviamo a oggi. Quando nei telegiornali di tutto il mondo si vede uomo attraversare i corridoi di un tribunale francese. L’uomo è anziano, ha vissuto molti giorni complessi. Ma questo è probabilmente il peggiore. È Bruno Lafont. È stato appena condannato a cinque anni di carcere per aver pagato tangenti ai terroristi dell’Isis. L’accordo tra l’azienda di cemento Lafarge e l’Isis rimane segreto fino al 2016. Quell’anno una giornalista francese, Dorothée Myriam Kellou, pubblica un’inchiesta su Le Monde provando per la prima volta queste connessioni. E come riesce Kellou a trovare le prove? La risposta è sconcertante.

Quando sono stati pubblicati i due milioni di file degli archivi di Epstein, era diventato virale un meme che diceva «Io uso una VPN e tre sistemi di criptaggio diversi per scaricare le serie illegalmente, mentre loro si scambiavano messaggi tipo: ué, stasera omicidio?». Ecco. Pensate che del complesso schema di finanziamento che spostava soldi da una multinazionale del cemento ai terroristi dell’Isis, per fare guadagnare entrambi, beh, i dirigenti ne parlavano tranquillamente per email. Non a caso, un ex dirigente di Lafarge ha detto al Guardian: «quanto stupidi possono essere per mettere il loro nome e quello dell’Isis nello stesso pezzo di carta?». Che è una domanda legittima, diciamo.

Ne parliamo nell’ultimo episodio di Unchained – storie di ordinario capitalismo selvaggio, il nostro podcast settimanale. Ascolta qui tutte le puntate!

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