Il Comitato Maddalena Vive a Trieste riporta il verde nel rione

A Trieste il Comitato Maddalena Vive vuole unire gli spazi verdi del rione per costruire una nuova socialità

©Comitato Maddalena Vive

La Maddalena, a Trieste, è un rione di periferia che si estende verso sud, segnando il passaggio tra la città più compatta e la campagna. È un luogo che, nell’ultimo secolo, ha cambiato pelle. Era un rione agricolo, ospitava gli orti dove si produceva gran parte della frutta e della verdura consumate in città. C’era anche una ferrovia, che adesso non c’è più. Quando ci passavano, i macchinisti lanciavano carbone dai treni perché i residenti potessero prenderlo e usarlo per riscaldarsi o cucinare. Era il primo dopoguerra e la povertà dilagava.

A partire dagli anni ’60 qualcosa ha cominciato a cambiare, quando «sono arrivati il cemento e le costruzioni di edilizia pubblica e privata». Me lo ha raccontato Federico Zadnich, uno degli animatori della storia dal futuro di oggi, il Comitato Maddalena Vive. Il quartiere oggi rischia di diventare solo un dormitorio. Nel cuore della Maddalena c’era anche un ospedale infettivo, circondato da un grande parco. «Era un vero polmone verde del rione», dice. Quel polmone però non esiste più. «È stato distrutto e trasformato in uno spazio di cemento, dentro una grande operazione di speculazione edilizia».

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Il Comitato Maddalena Vive nasce per chiedere un «risarcimento verde»

Il Comitato Maddalena Vive nasce nel 2021 per denunciare la sottrazione della grande area di verde pubblico ai residenti. «Ci hanno rubato il polmone del rione e vogliamo un risarcimento», racconta Zadnich. Il Comitato è nato da un nucleo storico che già negli anni ’70 ha combattuto la prima battaglia ecologista del rione, quando si ipotizzò di trasformare la ferrovia dismessa in una strada. Che, grazie a quelle proteste, non ha mai visto la luce ed è anzi diventata una pista ciclopedonale.

La vocazione territoriale è chiarissima guardando come si è mosso da subito. «Abbiamo iniziato facendo esplorazioni urbane nel rione, incontrandoci, ascoltando e recuperando la sua storia». Da quelle esplorazioni emerge qualcosa di inaspettato: non era vero che non ci fosse più verde. Semplicemente era nascosto, spesso inaccessibile. «Abbiamo scoperto una serie di spazi verdi pubblici non valorizzati, in alcuni casi non praticabili». Nasce un’idea molto ambiziosa: connettere tutti questi spazi, creare un anello verde che circondasse il rione inglobando la pista ciclopedonale esistente.

© Comitato Maddalena Vive
© Comitato Maddalena Vive

L’anello verde che non c’era nel rione Maddalena

«L’idea dell’anello verde è stata spontanea», dice Zadnich. «Vedendo questi spazi abbiamo capito che potevano essere collegati tra loro». Un’infrastruttura verde continua, capace di tenere insieme pezzi dispersi del rione. Per renderlo più vivibile. «Lo spazio verde non è qualcosa da guardare. È uno spazio dove costruire comunità». In quest’ottica la rivendicazione del Comitato Maddalena Vive risponde a diversi bisogni: alla perdita della vocazione passata, alla necessità di adattamento alla crisi climatica, al bisogno di socialità in un rione che si sta svuotando e che «sta diventando sempre di più un dormitorio».

Il comitato nasce da una quindicina di persone, ma fin dall’inizio l’obiettivo è allargare. «Volevamo far sognare anche le altre persone come avevamo fatto noi». Il primo strumento sono proprio le camminate. «La primissima cosa che abbiamo fatto sono state passeggiate urbane, per raccontare alle altre persone del rione che questi spazi esistevano». Ma con la definizione dell’obiettivo comunitario, l’anello verde, sono arrivate anche altre attività. Le raccolte firme, le feste di quartiere, le assemblee. «Alla prima raccolta firme hanno risposto 800 persone». 300 quelle che intervengono alla prima assemblea popolare, strumento previsto dal regolamento di circoscrizione e mai utilizzato prima d’allora.

© Comitato Maddalena Vive
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Il progetto di riqualificazione del rione Maddalena

Il lavoro del Comitato ha incrociato anche i percorsi istituzionali. Quando il Comune di Trieste avvia un masterplan per la rigenerazione di alcuni quartieri periferici, tra cui la Maddalena, il gruppo ha scelto di «tuffarsi in quel percorso», racconta Zadnich. «Abbiamo costruito un questionario aperto con domande qualitative e raccolto circa 300 risposte, che poi abbiamo consegnato come contributo».

Il quartiere sembra rispondere, il gruppo cresce, si struttura in sottogruppi: chi si occupa di urbanistica, chi di storia, chi di allargamento e di coinvolgimento delle generazioni più giovani. Il Comitato non ha una sede fisica ma, coerentemente con il suo lavoro, si riunisce nel rione: «Ci troviamo nei bar, nelle pizzerie, a casa di qualcuno. Anche questo è un modo di fare comunità».

Ritessere la memoria storica

Una delle attività in cui il Comitato Maddalena Vive è maggiormente impegnato, racconta Zadnich, è la ricostruzione della memoria storica del rione. Lo fa raccogliendo le storie dalla popolazione più anziana e trasmettendole a quella più giovane durante le passeggiate o attraverso pannelli che stanno diffondendo nelle strade.

«Il nostro – continua – è un rione ricco di storia. Nell’Ottocento ospitava la villa del sindaco proprio perché era una delle zone più belle e rigogliose della città». Ma ci sono anche storie minori, come «un incrocio dove oggi è impossibile stare, ma dove 30-40 anni fa i bambini giocavano ai quattro cantoni». L’operazione di racconto messa in campo dal Comitato non vuole essere di celebrazione. L’obiettivo è tracciare un modello di socialità, di comunità, a cui far tornare il rione.

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Piazza Paradiso, dall’abbandono a un nuovo spazio di socialità

Un modello che parte da un’altra ambizione, anch’essa molto concreta: la realizzazione di Piazza Paradiso. «Il nostro rione non ha piazze intese come luoghi di socialità. Per questo chiediamo di avere una piazza, che vogliamo chiamare Piazza Paradiso. L’area che abbiamo individuato è uno degli spazi più belli dell’anello verde. È stata inaccessibile per anni. Io stesso ci ho messo piede solo tre anni fa». Ma, racconta, ne è valsa la pena: «È un punto panoramico sul golfo di Trieste, è esposta a ovest. Si vede il tramonto».

Lo stesso spazio ha rischiato di diventare l’ennesima occasione di edificazione privata dopo l’annuncio, da parte dell’amministrazione, dell’intenzione di venderlo. L’opposizione del Comitato ha messo in piedi un’imponente campagna d’opinione che, almeno al momento, sembra aver allontanato la prospettiva.

Il Comitato Maddalena Vive delinea il rione del futuro

Anche se è una piccola realtà locale, il Comitato Maddalena Vive combatte una battaglia che va molto oltre i confini del suo rione o della sua città. Lo sa bene Zadnich. «Dobbiamo difendere la qualità della socialità degli spazi urbani. È la ricchezza delle nostre città». Una ricchezza su diversi livelli. Quello del contrasto alla crisi climatica. Quello delle disuguaglianze geografiche. Quello del supporto al commercio di prossimità.

È una storia dal futuro che tiene insieme ecologia e relazioni.  Che parte da una relazione immediata con i propri luoghi. Che li attraversa, li analizza, e così ridà loro una vita che il cemento o l’abbandono avevano tolto. Ma è anche una storia di persone che si incontrano, si trasmettono il passato, sognano insieme il futuro.


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