Il credito privato alimenta il boom dell’IA e minaccia la stabilità finanziaria
Il Financial Stability Board mette in guardia: un mercato da 2mila miliardi di dollari cresce fuori dalla vigilanza bancaria, con rischi sistemici sempre più concentrati
Il 6 maggio 2026, il Financial Stability Board (Fsb) ha pubblicato il documento più esplicito mai prodotto da un organismo internazionale di vigilanza finanziaria sull’intreccio tra finanza alternativa e infrastruttura digitale. Il rapporto fotografa un settore da 2mila miliardi di dollari che cresce fuori dal perimetro della regolazione bancaria, con una concentrazione crescente di rischi nel finanziamento dell’intelligenza artificiale. La notizia è stata ripresa in prima pagina dal Guardian, che ha contribuito a darle risonanza internazionale.
Cos’è l’Fsb e perché conta
Il Financial Stability Board è un organo di coordinamento internazionale con sede a Basilea, ospitato dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bri). Riunisce le autorità responsabili della stabilità finanziaria di 24 Paesi – banche centrali, ministeri dell’Economia e organismi di vigilanza – con il mandato di monitorare e prevenire i rischi sistemici.
Attualmente è presieduto da Andrew Bailey, governatore della Bank of England. I rapporti del Board non hanno forza vincolante, ma sicuramente orientano l’agenda regolamentare del G20: quando l’Fsb identifica un rischio, le autorità nazionali tradizionalmente sono chiamate ad agire e a rispondere agli allarmi lanciati dall’istituto.
Un settore da 2mila miliardi di dollari fuori dalla vigilanza bancaria
Il credito privato è un fenomeno in continua ascesa, che ha raggiunto un volume stimato tra 1.500 e 2mila miliardi di dollari a fine 2024. Il mercato è dominato dagli Stati Uniti, seguiti dall’area euro e dal Regno Unito. A differenza delle banche tradizionali, i fondi di credito privato raccolgono capitali dagli investitori e li erogano direttamente alle imprese – spesso di medie dimensioni, con rating creditizi bassi e livelli di indebitamento elevati – al di fuori del perimetro della regolazione bancaria ordinaria.
I principali settori dove si concentra il private credit sono tecnologia, sanità e servizi. Tra questi, le aziende legate all’IA hanno assunto un peso crescente: nel 2025 hanno rappresentato oltre un terzo di tutte le operazioni di credito privato, in netto aumento rispetto al 17% del quinquennio precedente. Le imprese del settore si sono rivolte in misura crescente ai prestatori privati per finanziare data center e altre infrastrutture – un passaggio che l’Fsb identifica come uno dei principali fattori di rischio sistemico.
Energia, valutazioni e domanda: tre canali di crisi
L’Fsb individua infatti tre canali di rischio specifici per i prestiti al comparto legato all’intelligenza artificiale. Il primo è rappresentato dalla dipendenza energetica: una crisi potrebbe essere innescata da carenze nell’offerta di elettricità, fattore critico per la gestione dei data center, con ritardi o cancellazioni di progetti.
Il secondo è il rischio di valutazione: le aziende IA hanno ottenuto finanziamenti sulla base di stime cresciute rapidamente e spesso prive di rating pubblici – una brusca correzione potrebbe tradursi in perdite significative. Il terzo è l’eccesso di offerta: se gli investimenti in data center producessero una capacità superiore alla domanda effettiva di servizi IA, i rendimenti attesi potrebbero non materializzarsi.
A questi tre canali di crisi si aggiunge un quarto elemento trasversale: la crescente opacità del sistema di valutazione del rischio. Il ricorso a agenzie di rating private poco conosciute – per facilitare gli investimenti delle compagnie assicurative nel settore, ad esempio – rende difficile misurare l’esposizione reale del sistema.
Le banche tradizionali non sono al sicuro
Un elemento centrale del rapporto riguarda l’interconnessione tra credito privato e sistema bancario regolamentato. L’Fsb stima che le esposizioni dirette delle banche ai fondi di credito privato ammontino a circa 220 miliardi di dollari; alcune stime commerciali collocano la cifra tra 270 e 500 miliardi. L’esposizione non è però solo diretta: le banche partecipano al mercato anche attraverso le cosiddette strutture sintetiche di trasferimento del rischio (Synthetic Risk Transfer, Srt), strumenti con cui cedono a investitori terzi il rischio di perdita su un portafoglio prestiti senza cedere i prestiti stessi. In pratica, la banca resta titolare dei crediti ma si assicura contro le perdite pagando una commissione a un fondo o a un veicolo speciale – una tecnica legale e diffusa, ma che rende difficile capire dove finisce il rischio creditizio.
Il rapporto cita esplicitamente il crollo, nell’ottobre 2025, di Tricolor e First Brands, due società americane del settore automobilistico finanziate con credito privato e poi investite da accuse di frode. JpMorgan e Barclays hanno subito perdite dirette; Ubs ha dichiarato esposizioni significative. Nel febbraio 2026, il prestatore ipotecario britannico Market Financial Solutions è collassato con oltre 2,7 miliardi di dollari di debito verso creditori che includevano Barclays e Apollo Global Management. Non si trattava di un caso isolato: il mercato britannico del credito privato mostrava già da mesi segnali di allarme. In entrambi i casi, il fallimento ha rivelato reti di esposizione che nessuno aveva mappato in modo completo. «Le banche potrebbero disporre solo di informazioni parziali sui debitori», avverte il rapporto.
Come reagiscono le banche
Le grandi banche non hanno aspettato l’Fsb. A marzo 2026, Jp Morgan ha svalutato le garanzie collaterali dei fondi di credito privato – in particolare i prestiti a società software – e ristretto le proprie linee di credito al settore. Una fonte ha descritto la mossa come «precauzionale e disciplinata», presa «piuttosto che aspettare l’arrivo di una crisi». La svalutazione riduce automaticamente la capacità di indebitamento dei fondi che usano quei prestiti come leva.
A febbraio, Blue Owl – una delle principali società americane di credito privato – aveva già bloccato permanentemente i rimborsi di uno dei suoi fondi e messo in vendita 1,4 miliardi di attivi per far fronte alle richieste di uscita degli investitori, concentrate per il 13% nel settore software. La sequenza di questi eventi – avvenuta prima ancora della pubblicazione del rapporto – dimostra che le tensioni erano già visibili ai principali operatori del mercato.
Le prime reazioni: da Washington a Londra
Anche la risposta dei regolatori non si è fatta attendere. Già ad aprile, la Federal Reserve aveva chiesto alle principali banche statunitensi di dettagliare le proprie esposizioni al credito privato, dopo l’ondata di richieste di rimborso e l’aumento dei prestiti in sofferenza. Il Dipartimento del Tesoro aveva avanzato richieste simili ai regolatori del settore assicurativo, tra i più stressati dall’esposizione al credito privato..
Sul fronte britannico, l’11 maggio Sarah Pritchard, vicedirettrice esecutiva della Financial Conduct Authority (Fca), l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari e sulla condotta degli operatori nel Regno Unito, ha messo sotto i riflettori la trasparenza delle valutazioni: quando gli investitori non riescono a vedere chiaramente nel portafoglio di un fondo, la perdita di fiducia arriva prima della perdita effettiva. La Fca partecipa ora allo “scenario esplorativo a livello sistemico” (Swes) avviato dalla Bank of England, che punta a una visione integrata di come i mercati privati si comporterebbero sotto stress.
Il rapporto del Financial Stability Board arriva in un momento di cortocircuito internazionale: mentre le autorità di vigilanza chiedono più dati, più trasparenza e più controlli, la spinta politica negli Stati Uniti va nella direzione opposta, con una sempre più estrema aggressione ai minimi principi di regolazione del mercato e degli investimenti. Costruire un quadro regolamentare globale su un settore da 2mila miliardi di dollari richiede coordinamento internazionale: una iniziativa che non è mai stata così difficile da ottenere, come ora.




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