A Ponticelli CuciNapoli est cura le relazioni tra le persone
Una cucina in uno spazio funzionale dedicato a una vittima di camorra, ma soprattutto un luogo di incontro e cura degli altri
Ciro Colonna ha 19 anni il 7 giugno 2016, quando muore in un agguato di camorra. È a Ponticelli, nel suo quartiere, a far scorrere le ore di una serata estiva in un circoletto del posto. Un punto di ritrovo qualsiasi in una delle zone difficili della mia città, Napoli. Oltre a Ciro e i suoi amici, quella sera ci sono anche altre persone di cui qualcuno ha decretato la morte. Gli spari arrivano all’improvviso e, nel fuggi fuggi generale, a Ciro cadono a terra gli occhiali. Si china per raccoglierli e quegli attimi gli sono fatali.
Qualche giorno prima di morire aveva postato sui social una foto. Era una giornata assolata, stava sul lungomare con alcuni amici. Seduti intorno al tavolo con appoggiate due birre, guardavano tutti e quattro in camera. Sorridevano.
La storia dal futuro di oggi nasce nel quartiere di Ciro, Ponticelli, a Napoli Est. E nasce in una struttura che di Ciro porta il nome, il centro polifunzionale Ciro Colonna. È la storia di due donne e di una comunità: si chiama CuciNapoli Est.

La nascita di CuciNapoli Est
Me l’hanno raccontata Paola, 49 anni e tre figli, e Assunta, che di anni ne ha quasi 61 e ha due figli «ormai grandi». «Abbiamo cominciato nel 2022 prendendola come un’avventura», racconta Assunta. «Non sapevamo come sarebbe andata. Dopo quattro anni siamo ancora qui». «Ho iniziato da volontaria con Libera a Ponticelli e mi sono ritrovata ad avere una enorme famiglia allargata. Spesso ancora oggi si trova a pranzare insieme al centro, come nelle belle domeniche in famiglia dove ci si ritrova», continua Paola.
«CuciNapoli Est è nata con l’obiettivo di dare ad alcune donne del quartiere la possibilità di essere economicamente autonome», spiega Paola. «Abbiamo vinto un bando grazie al quale abbiamo costruito da zero una cucina industriale. Non siamo cuoche professioniste. Ci definiamo più cuoche casalinghe. Ma abbiamo seguito una rigida formazione». La formazione in questione è stata erogata dai gestori di due importanti realtà dell’antimafia sociale campana, la fattoria sociale Fuori di Zucca ad Aversa e Nuova Cucina Organizzata a Casal di Principe. «Noi siamo lo zoccolo duro del progetto, ma con noi collaborano le donne del centro antiviolenza Le Cassandre».
Le attività del Centro Ciro Colonna
CuciNapoli Est, Assunta e Paola ci tengono a sottolinearlo, non nasce semplicemente come un posto in cui andare a mangiare. «Ciro Colonna è una vittima innocente di camorra, la più giovane del nostro quartiere. Questo centro nasce per dare opportunità ai giovani del territorio di avere un luogo dove ritrovarsi e dove fare diversi tipi di attività», racconta Paola. «Quello che ci interessa – spiegano – è creare relazioni. In questi anni abbiamo fatto in modo che chiunque attraversasse questo spazio si portasse via un pezzettino di noi e di quello che succede in questo centro».
Gli spazi del centro polifunzionale ospitano associazioni e gruppi informali che promuovono attività sul territorio, dalle scuole alle strade. Ci sono anche i laboratori dedicati agli adolescenti (il mercoledì) e a diversi gruppi del quartiere. Dalla collaborazione con il collettivo Lunazione sono nate le Cucinight, eventi serali in cui si intrecciano socialità, cucina e performance artistiche. «Siamo anche diventate attrici», commenta divertita Paola.

Un semino in tasca a chi proviene da contesti di marginalità
Le ragazze e i ragazzi che partecipano ai laboratori del Centro Ciro Colonna e di CuciNapoli Est sono quasi tutti inviati dai servizi sociali. Spesso sono soggetti a rischio di dispersione scolastica o comunque provenienti da contesti di marginalità. «Per me è emotivamente molto toccante sapere che alcuni di loro, grazie a un nostro laboratorio, hanno scoperto la passione per la cucina», racconta Paola. «Questo è un territorio complicato. Se anche solo un ragazzino riesce a ritrovare la sua strada, per noi è un successo».
C’è una cosa a cui Paola e Assunta tengono molto e di cui parlano commosse: il ruolo della famiglia di Ciro Colonna. «Il fatto che, nonostante il loro immenso dolore, credano in noi e nel ruolo di questo centro è straordinario. Grazie alle loro testimonianze è come se mettessero un semino in tasca a tutti questi ragazzi».

Il progetto Prodotti atipici, insieme a TRAM
Dopo una fase di apertura al pubblico, i lavori di ristrutturazione in corso hanno imposto a CuciNapoli Est di lavorare soltanto d’asporto. Cucinano e fanno catering per le associazioni. «La nostra è una cucina semplice, popolare, ancorata alla tradizione». Dall’incontro con TRAM è nato il progetto Prodotti atipici, dedicato alle coltivazioni dimenticate del territorio.
«Abbiamo adottato la torsella, un cavolo antico di più di 2mila anni che rischia di perdersi ormai. Ci riforniamo dai numerosi beni confiscati agricoli presenti in Campania, così abbiamo preso le torselle dalla Masseria Antonio Esposito Ferraioli. Abbiamo offerto un pranzo completo, dall’antipasto al dolce, in cui erano l’ingrediente centrale».
CuciNapoli est è «qualcosa che parte dalla pancia»
«Lavoriamo, ma se ci sono giornate in cui non dovremmo e c’è da preparare la merenda per altri eventi, lo facciamo con entusiasmo», racconta Paola. L’entusiasmo di cui parla illumina tutta l’intervista. Ed è la ragione per cui questo piccolo progetto di un piccolo quartiere di periferia è una storia dal futuro. «Penso sia qualcosa che parte dalla pancia: nei nostri piatti proviamo a mettere educazione al sentimento e alla cura. Il nostro obiettivo è prenderci cura delle persone, non soltanto nutrirle. Ci capita spesso di sederci con loro, chiacchierarci mentre mangiano».
Anche se uno degli obiettivi del progetto è l’autonomia finanziaria, per chi lo promuove ogni giorno questo è un aspetto marginale. «Non ci interessa lavorare tutti i giorni. Ci piace non avere padroni: nessuno cammina davanti a noi; abbiamo solo tante persone che camminano al nostro fianco. Essere autonome ci gratifica molto perché è vero che i soldi servono, ma non si campa di soli soldi. Veniamo qui perché ci piace quello che facciamo».
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