La decrescita è popolare, purché non la si chiami così

Uno studio su Stati Uniti e Regno Unito rivela un paradosso: le politiche decrescitiste sono popolari, ma il consenso crolla quando si nomina la decrescita

"Crescita economica ≠ distruzione ambientale": il messaggio di un cartello durante una manifestazione, sintetizza una delle tesi centrali del pensiero decrescitist © EnginKorkmaz/iStockPhoto

Contenere i consumi di lusso – per esempio con una tassa sui voli frequenti – redistribuire la ricchezza, contrastare le industrie più impattanti: sono misure popolari presso l’elettorato. Ma il tasso di approvazione cambia drasticamente a seconda del nome che si dà loro. Le persone si fidano meno se si parla di decrescita, molto di più se si inquadra il tutto come ecosocialismo o economia del benessere

Sono questi i risultati principali di uno studio pubblicato a novembre 2025 sulla rivista scientifica The Lancet Planetary Health e firmato da antropologi e psicologi della London School of Economics e dell’Università Autonoma di Barcellona. Tra loro Jason Hickel, uno dei più celebri teorici contemporanei della corrente economica e filosofica della decrescita (spesso indicata anche come postcrescita).

La ricerca è stata molto dibattuta nel mondo della politica e dell’attivismo di sinistra, perché sembra dare indicazioni pratiche a chi vuole avanzare un’agenda di carattere socialista ed ecologista in un momento storico dominato dal successo delle ultradestre.

Decrescita sì, ma non con questo nome: cosa dice lo studio

La ricerca ha riguardato Stati Uniti e Regno Unito, e si è svolta in due fasi. Nella prima fase, a un campione rappresentativo della popolazione è stato chiesto di valutare da uno a sette il proprio sostegno a diverse misure come quelle sopra elencate, senza caratterizzarle in alcun modo. Allo stesso gruppo è stato poi chiesto di esprimersi su una serie di visioni politiche indicate solo con la loro etichetta: decrescita, socialismo, ecosocialismo, economia verde, capitalismo verde.

La stragrande maggioranza delle persone sia nel Regno Unito (92%) sia negli Stati Uniti (71%) si è detta favorevole alle proposte, quando presentate senza alcun titolo. Negli stessi campioni, però, la categoria di decrescita è valutata con favore solo dal 26% dei britannici e dal 20% degli statunitensi. Questo nonostante le misure di cui sopra siano tradizionalmente parte delle proposte, appunto, cosiddette decrescitiste.

Ecosocialismo è l’etichetta che funziona?

La seconda parte dello studio è stata condotta su nuovi gruppi di persone, sempre negli stessi contesti. A loro sono state presentate le stesse proposte, ma accompagnate da un’etichetta politica. Ad un gruppo sono state introdotte come misure decrescitiste, ad un altro come misure ecosocialiste, ad un altro come misure del benessere e così via.

Il risultato, di nuovo, è che l’appoggio cala quando le proposte vengono caratterizzate come decrescitiste, cresce quando si parla di ecosocialismo, e cresce ancor di più con l’etichetta “economia del benessere”

Jason Hickel ha commentato così i risultati: «La visione trasformativa e le politiche avanzate dai sostenitori della decrescita e dell’ecosocialismo sono estremamente popolari. La parola decrescita è un termine analitico e scientifico cruciale, ma forse meno utile come slogan politico. Il termine ecosocialismo è sostanzialmente più popolare e penso che possa costruire un consenso politico più ampio». Riguardo l’etichetta “economia del benessere”, Hickel esprime alcuni scetticismi, nonostante i risultati. «È popolare e molto utile in certi contesti, ma è anche apolitica e può essere facilmente cooptata dai capitalisti».

I limiti dello studio e i consigli per la politica

Come ogni studio, anche questo non è sufficiente da solo a spiegare la complessità del consenso politico. Il contesto britannico e statunitense è molto diverso da quello, ad esempio, italiano, dove termini come “socialismo” hanno una storia più lunga e tortuosa. Anche le misure proposte ai partecipanti alla ricerca, poi, sono tutto sommato vaghe. Non è impossibile pensare che le stesse persone, se interrogate su policy più precise, avrebbero dato risposte più sfumate.

Rimane però la considerazione chiave. Misure appartenenti al mondo decrescitista possono incontrare forte appoggio popolare, mentre il termine “decrescita”, al momento, ne trova ben poco. Non solo la simpatia verso l’etichetta è poca, spiegano i ricercatori, ma una fetta importante della popolazione si dice esplicitamente e nettamente contraria. Per chi vuole proporre un’agenda simile a quella immaginata da Hickel e colleghi, insomma, l’attenzione ai termini che si decide di usare è cruciale.

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