L’enshittification è la nuova strategia economica delle piattaforme

L’enshittification è «il deterioramento di un servizio causato da una riduzione della qualità come conseguenza della ricerca di profitto»

L’enshittification serve alle piattaforme per guadagnare ancora di più © Cory Doctorow/Flickr

Cosa vuol dire enshittification? Immaginate qualcuno che di lavoro cerca di rendere tutto uno schifo, o come dice la parola stessa una vera propria merda. Come racconta questo divertente video di un’associazione consumatori norvegese. Dove si troverebbe meglio? Su internet ovviamente. Ma perché, internet fa davvero schifo? Pensiamoci un attimo. Quando cerchi un risultato su Google le prime occorrenze sono tutte per annunci pubblicitari o link sponsorizzati? Quando scrolli Facebook sei sommerso di schermate acchiappaclic, spazzatura generata dall’intelligenza artificiale e annunci pubblicitari prima di arrivare alla tua pagina preferita di meme o alle foto delle vacanze del tuo vecchio compagno di classe delle elementari?

Su TikTok vedi solo i video che la piattaforma ha deciso di rendere virali e non quelli che vorresti vedere dopo avere passato giorni ad addestrare l’algoritmo? Di Twitter è pure inutile parlarne, da quando è stato comprato da Elon Musk che lo ha trasformato in X è diventato una fogna a cielo aperto. Ma questo vale in generale, per la tua casella di posta elettronica, per la app che usi per ascoltare la musica. O per quella dove magari ti potrebbe capitare di incontrare la tua anima gemella. E vale pure per il costosissimo software Adobe che hai comprato per modificare le foto, fare video o comporre musica. È snervante. Frustrante. Terrificante. È devastante. Internet fa schifo? La risposta è sì. Ed è tutta colpa dell’enshittification.

L’enshittification come vera e propria strategia economica della piattaforme

Cory Doctorow – giornalista britannico-canadese, co-fondatore del blog tecnologico Boing Boing e attivista per le libertà civili online presso l’Electronic Frontier Foundation – in alcuni saggi pubblicati a partire dal 2022 ha cominciato a parlare di enshittification delle piattaforme. E di internet in generale. Nel 2023 l’American Dialect Society l’ha definita parola dell’anno. E nel 2024 lo ha fatto il Macquarie Dictionary, che ha definito il processo di enshittification della rete come «il graduale deterioramento di un servizio o prodotto – in particolare di una piattaforma online – causato da una riduzione della qualità del servizio offerto come conseguenza della continua ricerca di profitto».

Come spiega Tory Shepherd sul Guardian, analizzando la potenza del termine, se ci si limitasse a dire che X è diventato uno schifo sarebbe un semplice giudizio di merito, contestabile. O comunque appeso lì. Invece questa parola vuole proprio dirci che dietro questo sostanziale peggioramento del servizio c’è una deliberata strategia economica della piattaforma. Sono gli stessi proprietari della piattaforma a manipolare il loro prodotto per farlo diventare… una merda. L’enshittification èl ’ultima frontiera del capitalismo selvaggio. E in questa puntata del vostro podcast preferito ve ne forniremo diversi esempi. E alla fine, forse, anche una soluzione per uscirne.

Ne parliamo nell’ultimo episodio di Unchained – storie di ordinario capitalismo selvaggio, il nostro podcast settimanale. Ascolta qui tutte le puntate!

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