La battaglia per i minerali degli oceani non si ferma. E Trump è osservatore interessato
The Metals Company sfida l’Autorità internazionale dei fondali marini mentre Trump punta ad aggirare le norme sull’estrazione mineraria
In breve
- The Metals Company e le sue due filiali hanno portato l’Autorità internazionale dei fondali marini davanti al Tribunale del diritto del mare.
- L’Autorità aveva aperto un’indagine sul rispetto degli obblighi legati ai mandati esplorativi nella zona di Clarion-Clipperton, nel Pacifico.Un ordine esecutivo di Trump del 2025 permette alla controllata statunitense di aggirare l’Autorità: la commercializzazione è attesa per il 2027.
Non si ferma lo scontro tra The Metals Company, azienda canadese di estrazione mineraria nei fondali marini, e l’Autorità internazionale dei fondali marini (Isa). Quest’ultima, che si occupa della regolamentazione dei fondali internazionali considerati patrimonio comune dell’umanità, negli scorsi mesi ha aperto un’indagine su due filiali di The Metals Company che hanno ottenuto mandati esplorativi nella zona di Clarion-Clipperton, nell’Oceano Pacifico. Queste, in risposta, tra la fine di maggio e l’inizio di luglio hanno portato l’autorità davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare.
Ora la Commissione giuridica e tecnica dell’Autorità si è riunita per valutare il rispetto delle regole da parte delle due filiali e l’eventuale prolungamento dei mandati esplorativi in scadenza. Spettatore interessato Donald Trump, che dal 2025 si è attivato proprio con The Metals Company per lo sfruttamento minerario oceanico al di fuori della cornice legale internazionale. Ignorando anche i rischi ambientali sollevati dalla comunità scientifica su questo tipo di attività.
I mandati esplorativi e commerciali per l’estrazione mineraria nei fondali marini
Nell’aprile 2025 il presidente statunitense Donald Trump, insediato da pochi mesi, ha firmato un ordine esecutivo che autorizza l’estrazione mineraria dai fondali marini statunitensi e internazionali senza dover sottostare ai paletti dell’Autorità internazionale dei fondali marini. L’ente è stato creato con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, mai ratificata dagli Stati Uniti.
I fondali marini sono ricchi di metalli come nichel, rame, cobalto e manganese, sempre più richiesti nel campo della transizione energetica e dell’industria elettronica. Tra le zone più fertili c’è quella di Clarion-Clipperton, tra Hawaii e Messico, dove alcune società da anni sono impegnate con mandati puramente esplorativi. Tra queste ci sono Nauru Ocean Resources Inc. e Tonga Offshore Mining Limited, due filiali del gruppo The Metals Company con sede a Vancouver.
Le due società, come da prassi, hanno ottenuto le licenze da parte dell’Autorità internazionale dei fondali marini. Quando hanno poi chiesto di passare alle licenze di sfruttamento, la domanda è rimasta ferma nel cassetto dell’organo di vigilanza. Così si è arrivati all’ordine esecutivo che Trump ha firmato dopo aver ricevuto alla Casa Bianca Gerard Barron, amministratore delegato di The Metals Company. L’obiettivo, evidentemente, è dare il via allo sfruttamento commerciale delle risorse trovate durante i mandati esplorativi, aggirando le regole multilaterali.
L’ordine esecutivo del presidente statunitense ha in effetti permesso alla controllata statunitense di The Metals Company di ottenere dall’agenzia oceanografica Usa (Noaa) i permessi di esplorazione. L’avvio della commercializzazione è previsto per il 2027.
The Metals Company contro l’Autorità dei fondali marini
La commissione giuridica e tecnica dell’Autorità internazionale dei fondali marini a fine giugno si è riunita nella sede di Kingston, in Giamaica, per valutare l’eventuale rinnovo delle licenze esplorative delle due filiali di The Metals Company e l’esito della verifica sul rispetto degli obblighi previsti dall’Autorità. Le due società sono infatti finite sotto i riflettori dopo che è venuto a galla il triangolo commerciale che le lega indirettamente agli Stati Uniti di Donald Trump.
A inizio luglio le due società hanno portato a loro volta l’Autorità davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare chiedendo la sospensione dell’indagine per evitare che comprometta il rinnovo dei loro mandati esplorativi. L’attività della commissione è solo consultiva e starà poi al consiglio dell’Autorità internazionale decidere. Il ricorso al tribunale potrebbe ulteriormente rallentare l’iter.
Trump punta allo sfruttamento commerciale dei fondali, nonostante i rischi ambientali
Trump, in questa situazione, è forse lo spettatore più interessato. Il rinnovo delle licenze esplorative per le due filiali di The Metals Company porterebbe benefici anche agli Stati Uniti e alla controllata statunitense della società canadese, quella con cui si è aggirata la legislazione internazionale per dare il via allo sfruttamento commerciale dei fondali.
Questo mentre non accennano a fermarsi gli allarmi diffusi dalla comunità scientifica internazionale sui rischi ambientali. Si tratta infatti di interventi invasivi che modificano l’habitat delle specie marine. Possono avere un impatto drammatico anche su attività economiche come la pesca.
Non è un caso che nel 2023 trentacinque istituzioni finanziarie, tra cui Etica Sgr, hanno firmato una lettera per chiedere ai governi dell’Autorità internazionale dei fondali marini di impedire questo tipo di perforazioni. Una posizione condivisa anche da diverse aziende, come Google, Samsung, Patagonia, Volvo e Volkswagen.




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