Nasce European Network for Payments, l’alternativa europea ai pagamenti made in Usa
Cinque operatori nazionali, 130 milioni di utenti in 13 Paesi: la nuova rete con sede a Madrid partirà nel 2027 dai pagamenti tra persone
In breve
- Bancomat, Bizum, Wero, MB Way e Vipps MobilePay hanno fondato European Network for Payments (Enp), una società con sede a Madrid che collegherà i loro servizi.
- Enp non è un nuovo circuito: come il roaming telefonico, rende interoperabili le app nazionali, che conservano marchio e utenti, già 130 milioni in 13 Paesi.
- La rete risponde alla ricerca di sovranità europea nei pagamenti, resa urgente dalle sanzioni statunitensi che possono tagliare fuori persone e organizzazioni dai circuiti finanziari.
Il 30 settembre 2026 le europee Bancomat, Bizum, EPI Company/Wero, SIBS-MB WAY e Vipps MobilePay hanno annunciato la nascita di European Network for Payments (Enp), un progetto comune che ha l’obiettivo di rendere interoperabili i loro servizi.
La nuova società ha sede a Madrid e i soci promotori dichiarano che si tratta di un passo concreto per il raggiungimento di una sovranità europea nei pagamenti, tema decisamente dibattuto negli ultimi mesi anche a causa delle azioni del governo statunitense, che rappresentano vere e proprie ingerenze attraverso la finanza.
Sovranità finanziaria: un tema centrale per l’Europa
Negli ultimi anni nell’Unione europea c’è stato un brusco risveglio, con la scoperta che avere una moneta unica è condizione necessaria ma non sufficiente ad essere indipendenti nelle scelte finanziarie e politiche. Occorre controllare anche le “strade” su cui la moneta circola, come i circuiti di pagamento, ad esempio. Altrimenti la sovranità resta incompleta e lascia istituzioni, organizzazioni e privati cittadini esposti a possibili minacce e ritorsioni che giungono dall’esterno.
Il nostro non è un mero esercizio teorico, basti pensare a quanto accaduto con le sanzioni statunitensi alla relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese e al giudice francese della Corte penale internazionale Nicolas Guillou. O ancora al collettivo Autistici/Inventati, inserito nella lista statunitense delle designazioni per terrorismo. Oggi chi finisce nelle liste dell’Ofac (Office of foreign assets control), l’ufficio del Tesoro statunitense che gestisce le sanzioni, rischia di restare tagliato fuori da gran parte della finanza internazionale. Basta che banche, circuiti o infrastrutture abbiano un legame con gli Stati Uniti. Su di loro pesa infatti la minaccia delle cosiddette sanzioni secondarie, quelle che colpiscono chi intrattiene rapporti commerciali e finanziari con i soggetti sanzionati.
Blocking statute e Corte di giustizia: cosa può già fare l’Europa
L’Europa non è del tutto priva di difese. L’economista Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, interpellato da questa testata lo scorso 25 settembre, dichiara infatti: «La Corte di giustizia dell’Unione europea lo ha chiarito molto bene l’11 giugno scorso. Essere inseriti in una lista Ofac di un Paese terzo non è, da solo, motivo sufficiente perché una banca europea rifiuti a un cittadino legalmente residente nell’Unione l’apertura di un conto di pagamento di base. La banca deve compiere una valutazione individuale del rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Inoltre l’Europa dispone già del blocking statute, creato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali di determinate legislazioni di Paesi terzi. Il limite è che oggi il suo allegato riguarda essenzialmente specifiche sanzioni statunitensi contro Cuba e Iran: non è quindi uno scudo generale contro qualsiasi decisione Ofac».
Per Becchetti, però, «occorre molto di più: sistemi europei privati di pagamento capaci di raggiungere massa critica, Tips e pagamenti istantanei, infrastrutture europee per compensazione e regolamento, mercati finanziari maggiormente integrati e soluzioni europee anche per la finanza digitale all’ingrosso».
Ed è in quest’ottica che va letta l’iniziativa dell’European Network for Payments (Enp).
European Network for Payments, il ponte tra i circuiti nazionali
Enp non è un nuovo circuito europeo costruito da zero, ma una sorta di ponte tra le soluzioni nazionali già esistenti e che partecipano al progetto. I soci che l’hanno fondata, e che hanno quote paritarie nella nuova società, servono già 130 milioni di utenti in 13 Paesi, coprendo oltre il 70% della popolazione dell’Unione europea e della Norvegia. L’idea è inoltre quella di far crescere la rete, consentendo l’ingresso di altri operatori europei.
Per illustrarne il funzionamento, i fondatori hanno evocato il roaming applicato in telefonia. Da diversi anni chi viaggia dal proprio Paese Ue ad un altro, continua ad utilizzare la propria sim, poiché gli operatori nazionali sono collegati e garantiscono la cosiddetta interoperabilità, che consente di mantenere le medesime tariffe nazionali, senza passare a quelle internazionali, molto più onerose.
Enp applica la medesima logica, attraverso un’infrastruttura tecnica e operativa comune, basata su standard europei e su pagamenti istantanei da conto a conto, mentre ogni piattaforma conserva il proprio marchio e la propria esperienza d’uso. Chi usa Bancomat, in prospettiva, non dovrà scaricare un’altra app per pagare un utente di Bizum o di Wero.
Il progetto Enp diventa così un tassello del quadro più ampio. Ne fa parte l’euro digitale promosso dalla Bce, che consentirà ai cittadini europei di fare pagamenti digitali utilizzando la moneta pubblica europea su un’infrastruttura anch’essa europea. Ne fanno parte anche i progetti Pontes e Appia anch’essi della Bce, volti a gestire le transazioni in asset tokenizzati utilizzando la moneta della banca centrale e non solo le monete delle banche commerciali e le stablecoin private.
Gli obiettivi di Enp: costi, protezione dei dati e semplicità
Oltre al più alto obiettivo della sovranità finanziaria, di cui Enp può essere un tassello ma non l’unico elemento, questo progetto persegue una serie di finalità ulteriori. La Bce rileva che «attualmente non esiste un’opzione di pagamento digitale europea che copra l’intera area dell’euro. In 13 Paesi su 21 si utilizzano circuiti internazionali per i pagamenti con carta».
Per i commercianti Ue questo dato pesa anche sui conti, dal momento che le commissioni richieste dai circuiti internazionali sono spesso elevate e hanno un impatto diretto sugli incassi effettivi. Enp potrebbe portare dunque anche a un contenimento dei costi, ma questo elemento andrà verificato alla prova dei fatti.
Oltre a quella dei costi, il nuovo progetto punta a rispondere a esigenze in termini di sicurezza e protezione dei dati. Se i pagamenti viaggiano su un’infrastruttura europea, i flussi restano sotto regole e vigilanza europee, Gdpr incluso. Per un cittadino e per un esercente significa sapere chi gestisce le informazioni sulle proprie spese e a quale giurisdizione risponde.
Infine c’è un obiettivo di semplificazione: rendere i pagamenti internazionali più fluidi e, per chi li usa, del tutto simili a quelli nazionali.
Le fasi di implementazione di Enp: dai pagamenti tra persone ai negozi fisici 64
I soci del progetto Enp ne stanno preparando l’implementazione tecnica e il lancio sarà graduale. L’obiettivo indicato è rendere disponibili progressivamente nel corso del 2027 i tre principali casi d’uso.
Pagamenti P2P
Si comincia dai trasferimenti immediati tra persone (P2P), da smartphone a smartphone, sul modello dei pagamenti istantanei da conto a conto. Il debutto è atteso nel 2027, a partire dai pagamenti transfrontalieri. È il terreno più semplice, perché gli operatori coinvolti lo presidiano già nei rispettivi mercati.
E-commerce
La rete si allargherà agli acquisti sui negozi online di tutta Europa, con una logica analoga: l’utente paga con la propria app domestica e Enp instrada l’operazione verso il circuito del venditore.
Negozi fisici (Pos)
È la tappa tecnicamente più impegnativa, perché richiede l’integrazione con i terminali di pagamento già installati nei negozi di quartiere e nella grande distribuzione. Per riconoscere i punti in cui il servizio è utilizzabile oltreconfine, i marchi locali saranno affiancati da un nuovo elemento grafico europeo.
Occorre precisare che le fasi successive al P2P dipendono dal completamento della parte tecnica e dall’adesione di esercenti e fornitori di servizi.




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