Come le Big Oil affossano le leggi sulla sostenibilità e sul clima

Dentro la campagna di lobbying di ExxonMobil per affossare la Csddd dell’Unione europea

David Ollivier de Leth e Lily Versteeg – Somo
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David Ollivier de Leth e Lily Versteeg – Somo
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Quando l’Unione europea ha finalmente approvato, nel 2024, la storica Direttiva sul dovere di diligenza delle imprese in materia di sostenibilità (Csddd), la decisione è stata salutata come un passo avanti decisivo per la responsabilità aziendale. Ma a poco più di un anno di distanza, la legge è stata svuotata ancora prima di entrare in vigore. A guidare questa inversione di rotta c’è una potente azienda con enormi risorse e un copione ormai noto. Un’indagine di Somo rivela come la più grande compagnia petrolifera privata del mondo, ExxonMobil, abbia messo in piedi una campagna di lobbying transatlantica, minacciando di trattenere miliardi di investimenti, esercitando pressioni intensive sui decisori politici e mobilitando i propri alleati per far deragliare la Csddd.

Punti chiave dell’indagine

  • Sebbene ExxonMobil abbia ripetutamente criticato la Direttiva europea sul dovere di diligenza delle imprese in materia di sostenibilità (Csddd) in diverse interviste negli ultimi mesi, questa indagine mostra che il colosso statunitense del petrolio e del gas è stato una forza trainante nello svuotamento della Csddd sin dalla fine del 2023.
  • Documenti di ExxonMobil condivisi con Somo mostrano che già nel settembre 2024 l’azienda stava facendo pressioni sui governi dell’UE per eliminare o indebolire drasticamente la Csddd. Cioè molto prima che la Commissione annunciasse lo sviluppo di una proposta Omnibus destinata a svuotare la legge.
  • La campagna di lobbying aggressiva di ExxonMobil sembra aver funzionato. Tre delle quattro priorità dell’azienda per indebolire la Csddd sono finite nella proposta Omnibus della Commissione europea, così come nelle posizioni del Consiglio e del relatore del Parlamento europeo, Jörgen Warborn.
  • L’amministratore delegato di ExxonMobil, Darren Woods, ha fatto lobbying con successo sul presidente degli Stati Uniti, Trump, affinché utilizzasse i negoziati commerciali Stati Uniti-UE per attaccare la Csddd, in incontri a Mar-A-Lago e alla Casa Bianca all’inizio del 2025. L’accordo commerciale Stati Uniti-UE dell’agosto 2025 include un impegno ad adottare almeno tre delle priorità avanzate da ExxonMobil sulla Csddd.
  • ExxonMobil ha più volte fatto pressione sull’UE minacciando di non spendere alcuna parte del suo pacchetto di investimenti da 20 miliardi di dollari nell’Unione se la Csddd non fosse stata ritirata o rivista.
  • ExxonMobil ha discusso la proposta Omnibus e la Csddd in almeno 25 incontri con la Commissione e il Parlamento europei tra gennaio 2024 e luglio 2025, risultando l’azienda più attiva su questo dossier. La società ha inoltre finanziato think tank ed eventi mediatici che hanno promosso la stessa narrativa anti-Csddd sostenuta dall’azienda.

Come l’Unione europe ha svuotato la Csddd prima ancora di applicarla

Nel maggio 2024, dopo un intenso processo politico durato quattro anni e ricco di colpi di scena, i governi dell’UE hanno finalmente approvato la Direttiva sul dovere di diligenza delle imprese in materia di sostenibilità (Csddd). Una legge storica pensata per rendere le aziende responsabili di violazioni dei diritti umani, danni ambientali e impatti climatici lungo le catene globali del valore. Solo sette mesi dopo, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la Commissione stessa avrebbe elaborato una proposta Omnibus per rivedere diverse leggi europee sulla sostenibilità, compresa la Csddd. Con la pubblicazione del pacchetto Eu Omnibus I nel febbraio 2025, l’UE si è avviata a svuotare la Csddd della maggior parte degli elementi che la rendevano significativa, comprese le disposizioni sul clima e sulla responsabilità civile.

Chi sta guidando lo smantellamento della Csddd in Europa? Con il lancio dell’Antwerp Declaration nel febbraio 2024, associazioni imprenditoriali come Cefic e BusinessEurope hanno iniziato a spingere per un regolamento Omnibus volto a “correggere” le leggi UE sulla sostenibilità, inclusa la Csddd. La maggior parte delle aziende ha lasciato alle associazioni di categoria la guida delle attività di lobbying. Ma un’azienda si è distinta per aver chiesto apertamente e con forza cambiamenti radicali alla legislazione europea: il colosso statunitense del petrolio e del gas ExxonMobil.

Il ruolo delle lobby industriali e l’entrata in scena di ExxonMobil

ExxonMobil criticava pubblicamente la Csddd in diverse interviste nell’estate del 2025, definendola «probabilmente una delle peggiori legislazioni […] approvate in qualsiasi parte del mondo». Ma questa indagine di Somo rivela come l’azienda avesse già avviato una campagna di lobbying intensa contro la Csddd nella seconda metà del 2023, mesi prima della Antwerp Declaration. Il suo obiettivo? «Ritiro o modifiche sostanziali» – in altre parole, affossare la Csddd.

L’analisi mette in luce l’intensità e la portata dell’operazione di lobbying di ExxonMobil. Mostra inoltre come le posizioni oggi espresse da commissari europei, membri del Parlamento europeo e governi dell’UE siano sorprendentemente allineate a quelle del gigante delle fossili. ExxonMobil sembra inoltre aver avuto un ruolo chiave nel rafforzare l’opposizione degli Stati Uniti alla Csddd, anche attraverso attività di lobbying presso l’amministrazione Trump.

Perché ExxonMobil guida l’opposizione alla Csddd

ExxonMobil è il più grande produttore privato di petrolio e gas al mondo e uno dei principali emettitori di CO2, responsabile dell’1,3 per cento di tutte le emissioni globali. Nonostante la retorica sul futuro della competitività europea e sulla difesa dei posti di lavoro in Europa, l’azienda non fa lobbying nell’interesse della società, dell’economia dell’UE o, più in generale, della comunità imprenditoriale. La posizione di ExxonMobil rispecchia esclusivamente i propri interessi aziendali privati; i suoi azionisti non accetterebbero nulla di diverso.

Per quanto riguarda la Csddd, ExxonMobil non fa mistero di considerarla una minaccia per la sua redditività e per il suo modello di business – ed è per questo che vuole vederla eliminata. La posizione della società contrasta nettamente con il sostegno espresso da centinaia di multinazionali e investitori a favore del mantenimento del quadro europeo sulla sostenibilità e della Csddd, comprese le sue disposizioni sul clima.

la rete di influenza di exxonmobil sulla csddd
© Somo

Il problema per ExxonMobil: la Csddd mette a rischio i profitti

La Csddd obbliga le grandi aziende a intervenire sulle violazioni dei diritti umani e sui danni ambientali nelle proprie attività e nelle catene globali del valore, attraverso l’attuazione della dovuta diligenza. Consente alle vittime di chiedere conto alle imprese, rendendole legalmente responsabili in caso di violazione della legge. Inoltre, la Csddd impone alle aziende di mettere in atto un piano di transizione climatica per garantire che le loro attività siano allineate agli obiettivi climatici dell’UE e all’Accordo di Parigi.

ExxonMobil considera l’introduzione di leggi che prevedono obblighi di dovuta diligenza e «piani di transizione energetica imposti dai governi» come un rischio che potrebbe «nuocere» ai propri profitti. L’amministratore delegato di ExxonMobil, Darren Woods, ha definito la Csddd «una politica irrazionale», che prevede «sanzioni schiaccianti» e che «accelererà la nostra uscita dall’Europa». Combattendo la Csddd, sostiene Woods, ExxonMobil starebbe «cercando di aiutare gli europei a salvarsi da soli».

Le minacce sugli investimenti e la strategia per indebolire la legge

Dal marzo 2024, ExxonMobil ha più volte minacciato di investire «praticamente nulla» dei 20 miliardi di dollari previsti per tecnologie a basse emissioni nell’UE. Ciò a meno che i legislatori europei non eliminino «burocrazia» come la Csddd. Il gigante delle fossili si è lamentato del fatto che gli oneri normativi nell’UE siano troppo elevati e ha chiesto esplicitamente di intervenire sulla Csddd, sostenendo che «sarebbe un messaggio molto forte [per l’UE] dire: vi abbiamo ascoltato». Nel settembre 2025, ExxonMobil ha annunciato la sospensione di 100 milioni di euro di investimenti in Europa a causa delle bozze delle nuove regole UE sul riciclo della plastica, ribadendo anche le sue preoccupazioni su altre normative europee, in particolare la Csddd.

Nel 2024 Exxon ha registrato oltre 33,7 miliardi di dollari di profitti netti e distribuito più di 36 miliardi ai propri azionisti. Secondo le stime della Commissione europea, i costi annuali di attuazione della Csddd per le aziende molto grandi corrispondono appena allo 0,002 per cento dei profitti netti di Exxon nel 2024 e a meno del 20 per cento della cifra che la società spende ogni anno per le attività di lobbying nell’UE. Secondo Oil Change International, gli attuali piani di transizione climatica di ExxonMobil sono completamente incompatibili con l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi.

Accendere la macchina del lobbying: la campagna a tappeto in UE

ExxonMobil ha il tredicesimo budget di lobbying più alto tra tutte le aziende che fanno pressione sulle istituzioni europee, con una spesa compresa tra 3,5 e 4 milioni di euro e 15 lobbisti impiegati (6,1 equivalenti a tempo pieno) nel 2024. Dall’inizio del 2024, la macchina del lobbying dell’azienda è stata messa in moto a pieno regime per annacquare la Csddd o cancellarla del tutto. Documenti condivisi con Somo da una fonte confidenziale mostrano che già nel settembre 2024 ExxonMobil stava facendo pressione su almeno un grande governo dell’UE, chiedendo che la Csddd fosse «messa in pausa» per individuare i «rimedi necessari», incluso il suo «ritiro» – molto prima dell’annuncio di Ursula von der Leyen del novembre 2024, con cui la Commissione dichiarava che avrebbe sviluppato una proposta Omnibus per rivedere diverse leggi europee sulla sostenibilità.

Se eliminare la Csddd non fosse stato possibile, un altro documento di ExxonMobil elenca invece le «modifiche sostanziali» che l’azienda voleva ottenere:

  1. Eliminare completamente gli obblighi relativi ai piani di transizione climatica (articolo 22).
  2. Eliminare completamente le disposizioni sulla responsabilità civile delle imprese (articolo 29).
  3. Limitare gli obblighi di dovuta diligenza ai soli fornitori diretti di grandi dimensioni (Tier 1).
  4. Limitare l’ambito della dovuta diligenza, per le aziende non UE, alle sole attività svolte all’interno dell’Unione.

Gli sforzi di lobbying di ExxonMobil, insieme a quelli delle associazioni imprenditoriali che sostiene, hanno iniziato a dare frutti – e in misura tutt’altro che marginale. La proposta Omnibus I della Commissione, presentata nel febbraio 2025, si è fortemente allineata alle richieste di ExxonMobil eliminando l’obbligo di adottare piani di transizione climatica e le disposizioni sulla responsabilità civile, oltre a limitare l’obbligo di dovuta diligenza ai soli fornitori diretti (Tier 1).

Come le richieste di Exxon sono finite nella proposta Omnibus

Gli Stati membri dell’UE hanno integrato gli stessi tre punti di ExxonMobil nella posizione del Consiglio adottata nel giugno 2025. Sebbene i negoziati sulla posizione del Parlamento europeo in merito alla proposta Omnibus siano ancora in corso, la bozza di relazione di maggio 2025 di Jörgen Warborn, relatore principale sul dossier, risulta ancora più allineata alle posizioni di ExxonMobil, arrivando persino a proporre l’eliminazione completa dell’articolo sul clima nella Csddd.

Nell’accordo commerciale UE-Stati Uniti dell’agosto 2025, l’UE si è impegnata a proporre modifiche alla Csddd in almeno tre delle quattro aree prioritarie indicate da ExxonMobil: responsabilità civile, piani di transizione climatica e applicazione della legge alle aziende non europee (extraterritorialità).

Come ha fatto ExxonMobil a risultare così efficace? Mettendo in campo una campagna di lobbying intensa e multilivello, sia in Europa che negli Stati Uniti, articolata nelle seguenti tattiche:

  • Fare lobbying diretto sui decisori politici.
  • Accedere ai decisori politici tramite associazioni di categoria.
  • Sponsorizzare eventi mediatici e svolgere attività mirate di comunicazione sui media.
  • Finanziare think tank.

L’impatto cumulativo dell’approccio di lobbying di ExxonMobil è stato enorme. Ha consentito all’azienda di avere un accesso esteso agli spazi decisionali dell’UE e degli Stati Uniti in momenti cruciali dell’intero processo politico dell’Omnibus nel 2024 e 2025.

Lobbying diretto sui decisori politici europei

Sebbene il Registro per la trasparenza dell’UE non mostri alcuna evidenza di un coinvolgimento di ExxonMobil con i decisori politici sulla Csddd durante l’intero processo politico iniziale tra il 2020 e il 2023, l’azienda ha messo in moto la sua macchina del lobbying all’inizio del 2024. Tra aprile 2024 e luglio 2025, ExxonMobil ha avuto almeno sette incontri con la Commissione europea nei quali ha discusso dell’agenda di semplificazione dell’UE e della normativa oggetto delle proposte Omnibus, come la Csddd. Poche settimane prima che il commissario Dombrovskis pubblicasse la proposta Omnibus I nel febbraio 2025, ha tenuto un incontro con ExxonMobil in cui sono state discusse le richieste dell’azienda sulla Csddd.

Nello stesso periodo, ExxonMobil ha avuto almeno diciotto incontri con membri del Parlamento europeo, che hanno riguardato la proposta Omnibus e/o la competitività. Tra questi rientrano due incontri con il relatore Warborn nel febbraio e marzo 2025, in vista della pubblicazione della sua bozza di relazione nel maggio 2025. Sulla base del Registro europeo per la trasparenza, ExxonMobil risulta l’entità più attiva nel fare lobbying sul Parlamento europeo riguardo all’Omnibus, alla competitività e/o alla Csddd.

Secondo AmCham EU, ExxonMobil ha partecipato a due incontri tenuti nell’aprile 2025 tra i membri di AmCham EU e, rispettivamente, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, nei quali si è discusso di competitività, preoccupazioni sugli oneri normativi e del pacchetto di semplificazione Omnibus. ExxonMobil ha inoltre partecipato a incontri dedicati a competitività e “riforma normativa” con il presidente del Consiglio europeo nel luglio 2024 (Charles Michel) e nell’aprile 2025 (Antonio Costa).

exxonmobil lobby csddd
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exxonmobil associazioni lobby csddd
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La pressione sugli Stati membri dell’Unione europea

Sul fronte del Consiglio, ci sono prove che ExxonMobil abbia fatto lobbying su diversi Stati membri dell’UE per ottenere il ritiro, il rinvio o un forte indebolimento della Csddd, tra cui un grande governo dell’UE nel settembre 2024, il governo olandese nel dicembre 2024 e l’ufficio della Cancelliera del governo tedesco nel gennaio 2025. ExxonMobil ha dichiarato di aver sollevato la questione della Csddd anche con il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, nel novembre 2024. Nell’ottobre 2024, ExxonMobil ha criticato la Csddd al Business Meets Government Summit in Ungheria, a cui hanno partecipato diverse autorità governative ungheresi. La conferenza è stata co-organizzata da AmCham Hungary e da un’agenzia del governo ungherese, e co-sponsorizzata da ExxonMobil.

ExxonMobil era presente anche in momenti chiave del processo politico della Commissione europea che ha portato al pacchetto Omnibus I. L’azienda ha partecipato alle controverse consultazioni di “reality check” sulla proposta Omnibus I nel febbraio 2025. Inoltre, è stata una delle sole 83 aziende intervistate per il rapporto Draghi sulla competitività dell’UE, che ha posto le basi per la spinta della Commissione verso la deregolamentazione.

Rispondendo a una lettera di Somo, Ursula von der Leyen ha affermato che “la Commissione ha ascoltato un’ampia gamma di portatori di interesse e punti di vista, in linea con i suoi elevati standard di trasparenza nel processo legislativo”, nella preparazione del pacchetto Omnibus I.

La campagna negli Stati Uniti: il Congresso

Negli Stati Uniti, ExxonMobil sembra essere riuscita a mobilitare con successo l’amministrazione Trump e diversi membri del Congresso nella sua battaglia contro la Csddd. L’azienda ha iniziato a fare lobbying presso il Senato e la Camera dei Rappresentanti sulla Csddd già nella seconda metà del 2023 e ha confermato di aver fatto pressione sul Congresso «per introdurre una legislazione di blocco».

Nel marzo 2025, il senatore Bill Hagerty ha presentato il “Protect the USA Act”, una proposta di legge che vieterebbe ad alcune imprese statunitensi di conformarsi alla Csddd, comprese quelle che “esplorano o producono combustibili fossili”.

Prima di presentare il disegno di legge, Hagerty aveva co-firmato una lettera contro la Csddd indirizzata all’amministrazione Biden nel settembre 2024, e un editoriale sul Wall Street Journal nell’ottobre 2024, sostenendo che la Csddd minacciasse la sovranità degli Stati Uniti. Riprendendo argomentazioni simili a quelle di ExxonMobil, Hagerty aveva esortato l’amministrazione Biden a spingere i legislatori europei a sospenderne l’attuazione, così da abrogarla o “modificarla sostanzialmente”.

Dei 66 membri del Congresso che hanno firmato la lettera, 64 hanno ricevuto donazioni elettorali per quasi 700mila dollari dal PAC di ExxonMobil tra il 2017 e il 2024. Uno dei firmatari, il deputato Dan Meuser, ha collegato la Csddd alle aziende fossili statunitensi, sostenendo che con questa legge «le imprese statunitensi potrebbero essere citate in giudizio dall’UE per il semplice fatto di fare affari con aziende considerate ad alto impatto, come quelle del gas naturale».

Hagerty e altri quattro membri del Congresso hanno inviato un’altra lettera nel febbraio 2025, chiedendo all’amministrazione Trump di fare pressione sull’UE per sospendere a tempo indeterminato l’attuazione della Csddd. Tutti gli autori della lettera avevano ricevuto donazioni elettorali da Exxon tra il 2017 e il 2024.

La campagna negli Stati Uniti: l’amministrazione Trump

ExxonMobil ha inoltre confermato di aver fatto lobbying «molte volte» sull’amministrazione Trump affinché la Csddd fosse inclusa nelle discussioni tariffarie come una “barriera non tariffaria” che ostacolerebbe la competitività delle aziende statunitensi in tutti i settori. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’amministratore delegato Darren Woods ha sollevato la questione direttamente con il presidente Trump in un incontro a Mar-a-Lago nel gennaio 2025 e di nuovo in un incontro alla Casa Bianca nel marzo dello stesso anno.

Gli sforzi di ExxonMobil hanno avuto il risultato sperato. Dopo che il segretario al Commercio Howard Lutnick ha dichiarato nel gennaio 2025 che gli Stati Uniti avrebbero considerato l’uso di «strumenti commerciali» per contrastare la Csddd, funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero effettivamente portato avanti questa linea durante i negoziati commerciali Stati Uniti-UE nella primavera del 2025. Nel settembre 2025, il segretario all’Energia Chris Wright ha affermato che le normative climatiche europee, compresa la Csddd, devono subire «massicce modifiche» e che «minacciano seriamente la possibilità di attuare l’accordo commerciale Stati Uniti-UE».

Ampliare l’accesso: il ruolo delle associazioni di categoria

Fare lobbying attraverso le associazioni di categoria offre a ExxonMobil un ulteriore canale per accedere ai decisori politici e aumentare l’impatto complessivo della sua campagna di pressione. ExxonMobil sostiene – e in molti casi occupa posizioni nei consigli direttivi – tredici associazioni imprenditoriali negli Stati Uniti e nell’UE, che hanno esercitato una forte influenza sull’agenda di deregolamentazione della Commissione europea e sulla proposta Omnibus I.

In linea con la posizione di ExxonMobil, la maggior parte di questi gruppi di lobbying ha sostenuto restrizioni significative o la rimozione completa delle disposizioni sul clima e sulla responsabilità civile. Oltre a chiedere di limitare l’ambito della catena del valore ai soli fornitori diretti (Tier 1).

Annual Gala 2025 of the American Chamber of Commerce to the European Union - Keynote speech by Roberta METSOLA, EP President
Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, e Philippe Ducom, presidente di ExxonMobil Europe, al Gala annuale 2025 di AmCham EU, il 12 giugno 2025. © Daina Le Lardic/Unione europea 2025 – Fonte: PE
exxonmobil nelle varie associazioni
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Tra luglio 2024 e luglio 2025, le associazioni imprenditoriali europee e statunitensi sostenute da ExxonMobil hanno avuto almeno 31 incontri con la Commissione europea e 66 incontri con membri del Parlamento europeo riguardanti la competitività e la semplificazione delle norme UE, come la Csddd. Diverse ricerche hanno mostrato che la Commissione europea ha incorporato la maggior parte delle richieste di BusinessEurope e AmCham EU nella proposta Omnibus I.

Nel febbraio 2024, Cefic – in cui ExxonMobil detiene posizioni di leadership chiave – ha guidato il lancio della Antwerp Declaration for a European Industrial Deal, che chiedeva alla Commissione europea di «sviluppare una proposta Omnibus per adottare misure correttive su tutte le normative europee pertinenti esistenti». L’Antwerp Declaration ha dato il via all’agenda di deregolamentazione della Commissione. Cefic, BusinessEurope e Iogp hanno partecipato alla consultazione della Commissione sull’Omnibus nel febbraio 2025 e sono stati intervistati per il rapporto Draghi sulla competitività. Anche AmCham EU ha partecipato alla consultazione.

ExxonMobil sostiene inoltre le quattro associazioni imprenditoriali che hanno fatto lobbying sul Congresso e sul governo degli Stati Uniti nel dicembre 2024 per «proteggere le aziende statunitensi» dalla Csddd: la US Chamber of Commerce, l’American Petroleum Institute (Api), la National Association of Manufacturers e la Business Roundtable. ExxonMobil fa parte del consiglio direttivo dell’Api e ha contribuito tra 7,5 e 10 milioni di dollari al suo budget nel 2023. Dopo l’accordo commerciale Stati Uniti-UE del 2025, l’Api ha ringraziato l’amministrazione Trump per essersi “opposta” alla Csddd.

Come gli eventi mediatici amplificano la narrativa anti-Csddd

Sponsorizzare eventi organizzati da importanti testate giornalistiche è una tattica di lobbying molto diffusa. Ciò perché permette alle aziende di veicolare i propri messaggi sotto il marchio di media autorevoli. ExxonMobil è stata l’unica sponsor dell’evento FT Live del marzo 2025 intitolato “Tackling Europe’s Red Tape Challenge”, dedicato interamente alla deregolamentazione e alla Csddd. ExxonMobil è stata anche una delle aziende sponsor della “Competitive Europe Week” di Politico, tenuta nell’ottobre 2024. L’evento ha incluso un’intervista al presidente di ExxonMobil Europe, Philippe Ducom, che ha chiesto che la Csddd fosse «fermata» e «modificata». A entrambi gli eventi hanno partecipato numerosi decisori politici dell’UE, tra cui Enrico Letta (relatore UE sul futuro del mercato unico), membri del Parlamento europeo e funzionari della Commissione europea e dei governi degli Stati membri.

ExxonMobil ha inoltre sfruttato i media per esporre le proprie richieste di lobbying in momenti politicamente strategici. Mentre la Commissione preparava la proposta Omnibus I alla fine del 2024, Ducom ha sollevato il tema della Csddd in tre interviste distinte. Nell’estate del 2025, quando i negoziati commerciali tra Stati Uniti ed Europa erano nelle fasi finali, l’amministratore delegato Darren Woods ha citato la Csddd in tre diverse occasioni su reti televisive statunitensi. In un’intervista alla CNBC, Woods ha affermato che la Csddd imporrebbe una sanzione minima pari al 5% dei ricavi globali di un’azienda. L’affermazione è falsa: la Csddd non prevede alcuna sanzione minima. ExxonMobil Europe e Ducom hanno inoltre pubblicato almeno 28 post su LinkedIn tra dicembre 2023 e giugno 2025, chiedendo semplificazione normativa e una riduzione degli oneri regolatori per le imprese. Includendo tra le priorità anche la modifica della Csddd.

Think tank finanziati e produzione di “conoscenza” a favore delle lobby

ExxonMobil ha sostenuto almeno tre think tank che hanno promosso una posizione sulla Csddd identica alla sua: l’European Roundtable on Climate and Sustainable Transition (Ercts), il German Marshall Fund of the United States (Gmf) e l’American Center for Capital Formation (Accf).

Dalla fine del 2023, l’Ercst ha prodotto tre pubblicazioni fortemente critiche sulla Csddd, tutte perfettamente allineate alle posizioni di ExxonMobil. Il think tank con sede a Bruxelles ha ricevuto finanziamenti da ExxonMobil sia tramite quote associative generali sia tramite supporto a progetti specifici. Impiega anche un’ex lobbista di ExxonMobil. ExxonMobil ed Ercst partecipano ai rispettivi eventi, incluso l’evento FT Live sponsorizzato da ExxonMobil nel marzo 2025.

In un rapporto pubblicato mentre la Commissione europea preparava la proposta Omnibus I, l’Ercst ha criticato duramente le disposizioni sul clima contenute nella legge e ha messo in guardia contro la sua applicazione extraterritoriale, i presunti rischi di contenzioso e gli oneri normativi. In linea con ExxonMobil, il rapporto chiede di riesaminare e modificare la Csddd, oltre a rinviare l’applicazione delle «disposizioni controverse».

L’impatto cumulativo: l’UE si allinea alle priorità di ExxonMobil

Dal novembre 2024, l’Ercst ha organizzato quattro eventi dedicati alla Csddd, ai quali hanno partecipato principalmente membri del Parlamento europeo e funzionari della Commissione europea. Nel novembre 2025, l’Ercst ha tenuto un evento sui negoziati del trilogo sull’Omnibus I tra Stati membri e Parlamento europeo, per il quale ha invitato il relatore parlamentare Warborn.

Il Gmf, con sede sia negli Stati Uniti che nell’UE, riceve da ExxonMobil contributi annuali non specificati fino a 100mila dollari almeno dal 2018. Nell’aprile 2024, il Gmf ha invitato l’UE a «tagliare la burocrazia» per migliorare la competitività europea. Il direttore di ExxonMobil Europe, Ducom, e l’amministratore delegato Woods hanno criticato la Csddd in due distinti eventi del Gmf, nel novembre 2024 e al Brussels Forum del giugno 2025. Al Forum hanno partecipato tre commissari europei, cinque membri del Parlamento europeo e numerosi altri funzionari delle istituzioni e dei governi dell’UE.

Con il suo attacco intenso e multilivello alla Csddd, reso possibile da ingenti risorse finanziarie, ExxonMobil è stata una forza trainante nello svuotamento della legge da parte dell’UE. L’azienda ha ottenuto livelli di influenza e accesso ai decisori pubblici di gran lunga superiori a quelli delle organizzazioni che rappresentano l’interesse pubblico – come società civile, sindacati e attivisti – impegnate sullo stesso dossier.

Questa influenza non deriva solo dalle attività di lobbying diretto, ma è il risultato dell’impatto cumulativo delle diverse tattiche utilizzate. Tattiche simili a quelle impiegate dall’industria del tabacco, incluse l’azione di gruppi di pressione e il finanziamento di think tank. ExxonMobil non ha alcuna intenzione di fermarsi. Continua infatti a puntare alla cancellazione totale della Csddd e guarda con interesse anche alla deregolamentazione di altre normative climatiche europee.

Un precedente pericoloso per la democrazia europea

Sebbene le istituzioni europee avessero completato il normale processo legislativo sulla Csddd nella primavera del 2024, hanno ora deciso di modificarla ancor prima della sua attuazione. Ciò in modi che risultano chiaramente allineati alle richieste di ExxonMobil. Ignorando le proprie regole sulla buona legislazione, cedendo alle minacce aziendali di taglio agli investimenti o ai posti di lavoro e accettando le pressioni dell’amministrazione Trump nell’ambito della guerra tariffaria contro le norme europee, le istituzioni UE stanno creando un precedente pericoloso per la democrazia in Europa, in un momento in cui è già sottoposta a enormi pressioni. È fondamentale che i governi europei e il Parlamento europeo – in particolare il Partito popolare europeo (Ppe) e Renew – difendano i processi democratici, invece di permettere che vengano catturati dagli interessi di un piccolo ma potente gruppo di multinazionali e dall’amministrazione Trump.

L’ostruzionismo delle aziende fossili nei confronti delle politiche climatiche è uno dei principali ostacoli all’azione contro la crisi climatica. L’UE ha dunque un bisogno urgente di applicare ciò che è ormai uno standard per i produttori di tabacco nelle politiche sanitarie globali: chi causa il danno non può partecipare alla definizione delle soluzioni. E deve essere escluso dai processi decisionali sul clima.


L’articolo è stato pubblicato in inglese su Somo e tradotto in italiano dalla redazione di Valori.it.

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