Dietro il Festival di Sanremo: oligopoli discografici e fondi finanziari

Tra oligopoli delle major e fondi d’investimento, i tentacoli del capitalismo finanziario avvolgono anche il Festival di Sanremo

Il teatro Ariston, sede del Festival di Sanremo © Simona Sirio/iStockPhoto

Il Festival di Sanremo è “il festival” della musica italiana. Volenti o nolenti, se siete italiani almeno una settimana all’anno dovete farci i conti. Non fosse altro perché ne parlano i giornali e ci fanno i meme su Instagram. Non sappiamo se i lettori di Valori e gli ascoltatori di Unchained guardino il Festival di Sanremo. C’è una lunga tradizione di sinistra che da anni si diverte a guardarlo e a commentarlo nella maniera più improbabile. E c’è una altrettanto lunga tradizione di sinistra che lo evita come la peste, pensando che guardandone anche un solo minuto si trasformi  in un elettore di Forza Italia. O ancor peggio di Carlo Calenda.

Nel caso la risposta sia che non lo state guardando, non vi state perdendo molto. La direzione di Carlo Conti ha riportato la più classica delle tradizioni della prima serata su Ra1: la noia. E non quella di Angelina Mango. Gli ascolti infatti sono in discesa. Ma è quello che succede dietro le quinte del Festival di Sanremo vero e proprio a essere interessante. E lo è a prescindere dalle canzoni o dal presentatore. Grazie al nostro uomo all’Avana, o meglio grazie al nostro inviato a Sanremo, oggi parliamo infatti dei tentacoli del capitalismo selvaggio che imprigionano il festival musicale più amato o odiato dagli italiani

Se il Festival di Sanremo non sta dando grandi soddisfazioni, con il capitalismo non ci si annoia mai

Per fare un esempio, nel 2024 la top five era la seguente: Angelina Mango, Geolier, Annalisa, Irama, Ghali. Era stata un’edizione combattuta. Annalisa era la grande favorita, ma poi c’è stato l’omaggio di Angelina Mango al padre, la valanga di voti a sorpresa per Geolier, il no al genocidio di Ghali. E così alla fine tutto si è risolto in uno spareggio all’ultimo voto, in cui ha vinto per un soffio Angelina Mango. Ma se la guardiamo dal punto di vista delle major, quella del 2024 è stata un’edizione tutto fuorché combattuta. Tutti e cinque gli artisti che abbiamo nominato appartenevano infatti alla stessa casa discografica. Ovvero Warner Music Italy.

Non è un caso. E non è un’eccezione. Anche quest’anno la grande maggioranza degli artisti in gara appartiene alle stesse etichette. Questa tendenza all’oligopolio musicale non si limita a Sanremo ma condiziona un po’ tutti i concerti e i festival. E se non bastasse, ecco la finanza. Perché a controllare tutto sono quei grandi fondi che non si occupano di musica, ma hanno capito che i brani musicali sono rendite finanziarie: basta possederli, e loro continuano a produrre denaro. Se il Festival di Sanremo quindi non sta dando grandi soddisfazioni, anche in questo episodio musicale vi racconteremo come con il capitalismo non annoia mai.

Lo ascoltate gratuitamente qui sotto o sulla vostra piattaforma preferita.

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