Banche diverse

Finanza etica coast to coast

Amalgamated Bank, storico istituto newyorchese di ispirazione sociale, si espande in California. Una nuova opportunità per l’azionariato attivo USA

Di Matteo Cavallito
Simboli del capitalismo: New York City. Foto: Sam valadi, Creative Commons Attribution 2.0 Generic license

L’operazione vale meno di 60 milioni di dollari, una goccia o poco più nel mare magnum del sistema bancario americano. Ma le cifre, una volta tanto, significano poco o nulla. Lo lascia intendere, nemmeno troppo implicitamente, la rivista Forbes, commentando la fusione annunciata tra gli istituti di credito Amalgamated Bank e la californiana New Resource. Due realtà cresciute nel segno della responsabilità sociale e che oggi provano a fondare il proprio successo sulla rinnovata sensibilità della clientela. Sfida aperta, non c’è che dire. Quel che è certo, assicura intanto la rivista, è che l’acquisizione della banca californiana porterà alla nascita della “prima piattaforma per un’istituzione finanziaria nazionale di ispirazione valoriale”.

Tradizione sociale

New Resource è una piccola banca di San Francisco attiva da 12 anni. Il suo portafoglio prestiti che non raggiunge i 300 milioni di dollari. L’istituto, che investe soprattutto nel settore green, vanta comunque profitti in crescita. La speranza è che la fusione possa allargare il suo raggio d’azione, come dichiara a Forbes il suo Ceo Vince Siciliano.

Amalgamated Bank, invece, vanta una tradizione di vecchia data. A fondarla, 94 anni fa, fu il sindacato dei lavoratori tessili caratterizzandosi, di lì in poi, per una forte vocazione sociale. Oggi, assicura il suo Ceo Keith Mestrich, la tradizione continua. “Siamo una banca piccola socialmente responsabile, per questo siamo in grado di fare cose che gli altri istituti non possono o non vogliono fare” spiega sulle colonne di Forbes. “Per primi abbiamo aumentato lo stipendio per i nostri dipendenti a 15 dollari l’ora. Siamo impegnati per la sostenibilità e offriamo ai clienti prodotti che consentono loro di sostenere le cause che gli interessano. Le nostre politiche su prestiti e investimenti sono in linea con i nostri valori”.

Azionisti critici

Il significato dell’operazione, però, sembra andare al di là della mera espansione commerciale. Il congiungimento da costa a costa delle due realtà, infatti, potrebbe dare un’ulteriore spinta alle iniziative di azionariato attivo, un fenomeno che negli Stati Uniti appare in continua espansione. Le cause d’altra parte non mancano. “Non daremo un soldo né investiremo un centesimo in aziende e progetti che operano in contrasto con il progresso sociale, economico o ambientale” chiarisce ancora Keith Mestrich. “Ci opponiamo ai produttori di armi e non facciamo prestiti alle compagnie del settore fossile”. Più chiaro di così…

Dalle armi…

Fonte: Twitter

 

Lo scorso 19 aprile, Amalgamated Bank ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione della Sturm, Ruger & Company – un’azienda di cui la banca aveva acquisito in passato circa 7.500 azioni. Il messaggio era semplice: chiedere l’adozione di alcune iniziative per garantire un maggior controllo sulla vendita delle armi. In caso contrario, ha fatto sapere Mestrich, la banca non avrebbe sostenuto la rielezione nel CdA della contestata consigliera Sandra Froman, già membro della NRA, la principale lobby del settore negli Stati Uniti.  Lo stesso giorno, una missiva dello stesso tenore firmata dalla American Federation of Teachers è stata recapitata alla sede Wells Fargo. L’associazione sindacale, di cui fanno parte 1,7 milioni di insegnanti, minacciava di togliere il proprio sostegno all’istituto – partner finanziario privilegiato dei suoi docenti nel mercato dei mutui – se quest’ultimo non avesse preso provvedimenti nei confronti dei suoi soci in affari attivi nel comparto delle armi.

…al fossile

Quarantotto ore prima la Sinagoga newyorchese Kolot Chayeinu annunciava ufficialmente il ritiro dei propri investimenti da JP Morgan Chase in risposta al sostegno offerto da quest’ultima a Energy Transit Partners, la compagnia impegnata nella costruzione del contestatissimo oleodotto Dakota Access. La congregazione non ha reso noto l’ammontare dell’operazione. Ma ha precisato di aver trasferito i propri fondi in un altro istituto newyorchese. Riuscite a indovinare quale? La Amalgamated Bank.

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