Quale ruolo avranno i fondi pensione in una finanza post-crescita
Finanza post-crescita significa investire entro i limiti del Pianeta. In caso contrario, anche i fondi pensione rischiano grosso
Come dovrebbe essere una finanza allineata a uno scenario post-crescita e perché abbiamo urgentemente bisogno di pensarla? A chiederselo è stato il think tank Arketa Institute for Post-Growth Finance, che sul tema ha realizzato due rapporti che hanno suscitato grande interesse nella comunità finanziaria. Mettendo in discussione il dogma centrale del modello di sviluppo dominante: la crescita senza limiti.
«Arketa in greco significa “abbastanza”, come dire “anche basta”», dice Steve Rocco, uno dei tre co-fondatori di Arketa. Deluso dalla finanza a impatto e sostenibile in cui ha lavorato per oltre vent’anni, Rocco ha scoperto l’economia ecologica in un PhD con il professor Mario Pansera, direttore del Post-Growth Innovation Lab all’Università di Vigo. «La missione di Arketa – prosegue – è rendere normale nel mondo degli investimenti il dibattito sull’economia ecologica».
Rocco afferma che la crescita infinita è una necessità politica per giustificare il modello neoliberista. Ma il mantra neoliberista che “se la marea sale, solleva tutte le barche”, cioè che con la crescita non bisogna preoccuparsi di tasse e ridistribuzione, è un falso mito. «Per inseguire questo mito – dichiara Rocco – l’economia neoclassica ha continuato a utilizzare dei parametri ormai completamente inadeguati perché non sono fondati sulla scienza e non considerano i rischi legati a clima, biodiversità, in generale allo sfondamento dei limiti planetari. Cosa che l’economia ecologica invece sa fare».
Questo argomento è stato affrontato nel primo report prodotto nel 2025 da Arketa (“By Disaster or Design”): «Il messaggio è semplice», afferma Rocco. «Il Pianeta troverà comunque un nuovo equilibrio. Possiamo arrivarci progettando il percorso. Se invece non lo faremo, accadrà in modo catastrofico. Serve una prospettiva diversa, di post-crescita. Perché oggi è come se stessimo volando su un aeroplano dotato di una strumentazione sbagliata che non vede i rischi e, prima o poi, si schianta».
Se restano ossessionati dalla crescita, i fondi pensione investono in un’economia insostenibile
Cosa tutto ciò comporti per la finanza è stato l’argomento a inizio 2026 del secondo report di Arketa (“A Path to Post-Growth Pensions”), che ha puntato il faro sui fondi pensione. Per vari motivi: «Ai fondi pensione fa capo un dollaro su tre sui mercati finanziari», spiega Rocco. «Inoltre, sono uno dei pochi luoghi in finanza, se non l’unico, dove c’è un certo livello di democrazia nel processo decisionale. E poi si tratta dei soldi della gente, per cui è un argomento a cui le persone sono sensibili. Per decenni abbiamo detto che bisognava preoccuparsi del Pianeta ma non ha funzionato. Forse ora, se diciamo che è il momento di preoccuparsi della propria pensione, qualcosa cambierà».
Per orientare i fondi pensione verso uno scenario post-crescita occorre scardinare una serie di assunzioni e comportamenti dati per acquisiti. «Intanto – sottolinea Rocco – bisogna chiedersi: perché ci servono i fondi pensione? Se consideriamo solo l’aspetto finanziario, la pressione sul rendimento resterà massima. E anche la pressione sul Pianeta». Seguitando a scommettere sulla crescita economica illimitata, i fondi pensione continueranno a investire in un’economia insostenibile, in grandi società quotate che massimizzano i proditti, privatizzando i guadagni e socializzando le perdite. Perché gli impatti negativi sulla salute del Pianeta non vengono prezzati, evidenziando un fallimento del mercato di proporzioni gigantesche.
Come i fondi pensione possono investire in ciò che crea davvero valore per il futuro
Ai fondi pensione si chiede allora di riorientarsi verso ciò che è profittevole dal punto di vista dell’economia ecologica, con risparmi pensionistici che puntano a essere intrinsecamente resilienti. «Serve un approccio agli investimenti più bilanciato e allo stesso tempo sofisticato che definiamo multi-capital», dice Rocco. «Deve tenere conto cioè non solo del rendimento del capitale finanziario ma anche del capitale umano, sociale e soprattutto del capitale naturale, che sta alla base di tutto. I fondi pensione devono darsi nuovi obiettivi».
Sappiamo che il benessere dipende da molte dimensioni, oltre a quella finanziaria. La sfida dell’approccio post-crescita, allora, è investire in ciò che rende l’economia e le comunità più resilienti, in ciò che rappresenta vero valore per il futuro, non in ciò che spinge ma soprattutto costringe l’economia a crescere sempre di più. «Ad esempio – suggerisce Rocco – in imprese più piccole, che operano su base locale e non cercano la massimizzazione dei profitti a tutti i costi. Oppure nello sviluppo dei Paesi del Sud globale che oggi, invece, nei portafogli istituzionali contano in media solo il 2-3%».
Il cantiere della finanza post-crescita coinvolge addetti ai lavori e Ong
Ai primi di maggio Arketa è intervenuto alla Climate Week di Zurigo. In autunno presenterà i suoi lavori all’Associazione svizzera degli attuari, i professionisti che si occupano di calcolare rischi e sostenibilità economica di assicurazioni e fondi pensione. Ga avviato contatti anche con diverse associazioni nazionali di analisti finanziari legate al Cfa Institute, oltre che con numerose Ong internazionali.
«Parliamo con tutti, ovunque possiamo perché è necessario amplificare il messaggio», conclude Rocco. «I rischi cui andiamo incontro non sono semplicemente quelli di un’altra crisi finanziaria: gli impatti saranno a un livello superiore, molto più severi. Ci saranno grosse perdite in finanza ma con gli attuali modelli non è possibile prevedere né quando accadranno, né quanto saranno ingenti: di sicuro c’è che arriveranno. Occorre cambiare i modelli con cui si investe oggi, perché non c’è modo di diversificare al di fuori del Pianeta: non ci sono mercati finanziari oltre la Terra».




1 Commento