Il nuovo fondo sovrano canadese preoccupa gli ambientalisti
Al via il fondo sovrano canadese. Ma le Ong temono che i soldi vadano a sabbie bituminose e gas liquefatto, non alla transizione
Per spiegare il nuovo fondo sovrano canadese, chiamato Canada Strong Fund, il premier Mark Carney ha aperto il suo discorso del 27 aprile con una lezione di storia. Negli anni Settanta dell’Ottocento, ha ricordato, il Canada era «una vasta terra di province unite solo di nome». La risposta fu la ferrovia: la Canadian Pacific Railway divenne la spina dorsale del Paese, realizzata dai privati proprio come i grandi progetti di oggi. Ma con una differenza: allora la ricchezza andò ai pochi.
«Per la prima volta nella nostra storia, ogni canadese avrà una quota diretta di ciò che si costruisce». È questa la promessa politica del fondo: trasformare la modernizzazione del paese in un patrimonio condiviso. E allo stesso tempo ridurre la dipendenza economica dagli Stati Uniti in un momento di forti pressioni tariffarie.
Ma molte organizzazioni ambientaliste hanno risposto con preoccupazione. La domanda è diretta: questo fondo finanzierà la transizione energetica, oppure accelererà l’estrazione di bitume dall’Alberta e l’esportazione di gas naturale liquefatto verso l’Asia?
Le tensioni sulle ricchissime risorse naturali del Canada
Per capire il fondo sovrano canadese bisogna partire dal contesto energetico del Paese, ricchissimo di materie prime. E dal suo modello di governo: il Canada è una federazione e la Costituzione del 1867 assegna alle province la proprietà esclusiva delle risorse naturali presenti nel loro territorio. Il commercio internazionale è però competenza federale, storicamente fonte di tensione tra governo centrale e province.
Il 27 novembre 2025 il governo Carney e il governo conservatore della provincia dell’Alberta hanno firmato uno storico accordo quadro per la costruzione di un oleodotto con capacità di un milione di barili al giorno, per l’esportazione verso i mercati asiatici. In cambio, il governo federale ha accettato di sospendere o indebolire alcune normative climatiche: il tetto alle emissioni del settore petrolifero e del gas e il cronoprogramma per la riduzione del metano. Ha fermato temporaneamente anche alcune disposizioni dell’Impact Assessment Act, la legge federale del 2019 che impone valutazioni ambientali per i grandi progetti infrastrutturali (oleodotti compresi).
Greenpeace Canada ha definito l’accordo «un tradimento degli impegni climatici e dei diritti indigeni». Ecojustice ne ha contestato la compatibilità con gli obblighi legali canadesi sul clima. L’accordo include anche il progetto Pathways Plus, un grande impianto di cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs) presentato come compensazione ambientale. Secondo Environmental Defence, anche nella migliore ipotesi di funzionamento del Ccs, non sarebbe in grado di compensare le emissioni aggiuntive pari a un milione di barili al giorno.
Le sabbie bituminose dell’Alberta sono tra le fonti fossili più controverse al mondo. La loro estrazione richiede la distruzione della foresta boreale e produce emissioni per barile fino al 30% superiori a quelle del petrolio convenzionale. Il settore petrolifero e del gas rappresenta il 26% delle emissioni nazionali canadesi.
Il fondo sovrano canadese investirà anche in grandi progetti fossili?
Il contesto in cui si muoverà il nuovo fondo sovrano è quello della modernizzazione. I temi di investimento dichiarati dal governo canadese sono «energia pulita e convenzionale, minerali critici, agricoltura e infrastrutture». Il termine «convenzionale» accanto a «pulita» non è neutro: in Canada designa abitualmente petrolio e gas, sabbie bituminose incluse.
Buona parte di questi investimenti strategici sono già stati individuati in un’agenda di sviluppo, con forme semplificate di autorizzazione, denominata Major Projects Office. Si tratta di 15 progetti diretti – per un valore stimato in oltre 125 miliardi di dollari – e 6 «strategie trasformative», ancora in fase di sviluppo concettuale. Tra i progetti figurano Lng Canada Phase 2 e il Ksi Lisims Lng per il gas naturale liquefatto verso l’Asia, oltre a investimenti per l’estrazione mineraria (nichel, grafite, rame) e infrastrutture artiche. Tra le strategie trasformative c’è il Pathways Plus.
Il Canada Strong Fund non finanzia direttamente i progetti identificati dal Major Projects Office, ma può affiancarsi al lavoro degli altri strumenti federali già attivi – Canada Infrastructure Bank, Export Development Canada, Business Development Bank – investendo «esclusivamente in posizioni di minoranza» accanto al capitale privato.
Un’ambiguità che ha suscitato reazioni critiche. Secondo Novethic, l’Ong Fédération canadienne de la nature teme che il fondo venga «utilizzato per finanziare un oleodotto di bitume o il gas naturale da esportare». Aly Hyder Ali, responsabile dei programmi su petrolio e gas di Environmental Defence, ha sottolineato che gli investimenti pubblici potrebbero essere indirizzati verso obiettivi ben diversi: il rafforzamento della rete elettrica, l’efficienza energetica degli edifici o le energie rinnovabili. Settori assenti dall’annuncio ufficiale. Il rischio segnalato è quello degli stranded assets: infrastrutture fossili che potrebbero perdere valore man mano che la domanda di petrolio si riduce, lasciando i costi sui contribuenti.
Indipendente, ma ibrido: come funziona il fondo sovrano canadese
Il Canada Strong Fund avrà una dotazione iniziale di 25 miliardi di dollari canadesi (circa 15,6 miliardi di euro) distribuiti in tre anni. Opererà come Crown corporation, azienda pubblica indipendente con un Ceo e un consiglio di amministrazione, investendo «in posizioni di minoranza» accanto al capitale privato su base «pienamente commerciale». L’elemento più enfatizzato da Carney è la partecipazione. Qualsiasi cittadino potrà investire i propri risparmi nel fondo tramite un prodotto retail, ricevendo una quota dei rendimenti con il capitale iniziale «protetto».
La struttura del fondo sovrano canadese presenta una novità rispetto ai modelli consolidati. Funzionerà contemporaneamente come veicolo di equity istituzionale, co-investendo con i privati in grandi progetti, e come strumento di raccolta del risparmio individuale. Un’ibridazione che crea però tensioni non banali. La pazienza del capitale di lungo periodo tipica dei fondi sovrani tradizionali non coincide facilmente con le attese di liquidità dei singoli risparmiatori.
Il confronto con il fondo sovrano norvegese
Il premier Carney ha citato il Government Pension Fund Global norvegese (Gpfg) come punto di riferimento. Il paragone è comprensibile sul piano teorico, ma, almeno per il momento, regge meno sul piano strutturale.
Il Gpfg, il più grande fondo sovrano al mondo con oltre 2.100 miliardi di dollari in gestione, è alimentato dai proventi del petrolio del Mare del Nord accumulati con una rigorosa disciplina fiscale. Investe interamente all’estero, per isolare l’economia norvegese dalla volatilità petrolifera interna. E ha nella sua governance un Consiglio etico (Etikkrådet) che esclude le imprese coinvolte in violazioni dei diritti umani, corruzione e danni ambientali gravi. Nel corso degli anni ha disinvestito da produttori di carbone e ridotto l’esposizione al comparto petrolifero upstream.
Il fondo sovrano canadese non ha, per ora, nessuno di questi elementi: è finanziato a debito, investe prevalentemente nell’economia domestica e non ha né un comitato etico né criteri vincolanti di sostenibilità.
Il rischio è che i profitti vadano a Big Oil, scaricando i rischi sui cittadini
«Se si orienta verso investimenti verdi, potrebbe diventare uno strumento vantaggioso a lungo termine per più generazioni», ha osservato Alex Cool-Fergus, responsabile degli affari pubblici di Climate Caucus, rete canadese di oltre 650 amministratori locali impegnati sul clima. Un fondo dotato di criteri etici vincolanti, un comitato indipendente e una missione pubblica genuina potrebbe orientare il risparmio verso la transizione energetica e la tutela del 30% delle terre e acque canadesi che Ottawa si è impegnata a proteggere entro il 2030.
L’attuale impostazione, in attesa dei dettagli operativi ancora da definire, rischia di produrre risultati opposti agli obiettivi dichiarati. In assenza di un mandato che includa investimenti a rendimento basso ma utilità pubblica alta, il fondo sovrano potrebbe diventare uno strumento di socializzazione del rischio a vantaggio dei grandi operatori privati del settore estrattivo, invece che un veicolo di accumulazione collettiva orientata al futuro. Le ambizioni in termini di sostenibilità restano tutte da verificare.




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