Il Fondo sovrano norvegese sospende le regole etiche sugli investimenti

Il Fondo sovrano norvegese non farà più investimenti etici, i titoli di armi e tecnologia rendono troppo e Trump è diventato un alleato

La Norvegia abbandona l’etica negli investimenti © Travel Faery/iStockPhoto

Ti dai delle regole per evitare alcune scelte e comportamenti. Quando quella situazione si manifesta, basta applicare le regole che tu stesso ti sei dato, giusto? No, sbagliato. Cambi le regole e via. Si potrebbe riassumere così la scelta del Parlamento norvegese di sospendere il codice etico del proprio fondo sovrano. Parliamo del Fondo sovrano norvegese, uno dei fondi pubblici più grandi al mondo, forse il più grande in assoluto.

Quando, una trentina di anni fa, la Norvegia scoprì enormi giacimenti di petrolio al largo delle proprie coste, decise di investire i proventi sui mercati finanziari. Creando un proprio Fondo sovrano per tutelare il futuro del Paese. Una decina di anni dopo il Parlamento decise di istituire un Consiglio etico indipendente che valutasse le imprese nelle quali poteva investire il Fondo, analizzando in particolare gli impatti ambientali e il rispetto dei diritti umani. Questo Consiglio fornisce dei pareri, ma la decisione finale su come investire è della Banca Centrale norvegese.

Il fondo sovrano norvegese si è «inchinato a Re Trump»

Sulla base dei criteri che si è dato, negli ultimi anni il Fondo sovrano norvegese ha deciso di disinvestire da diverse imprese del settore degli armamenti o accusate di pesanti violazioni dei diritti umani. Tra queste Walmart, per questioni legate ai diritti dei lavoratori. O la Boeing, per i legami con gli armamenti nucleari. Lo scorso anno il Fondo ha anche disinvestito da Caterpillar, per l’utilizzo che i coloni israeliani fanno dei suoi macchinari per demolire le case palestinesi.

E proprio questi legami sono alla base della decisione di sospendere le regole etiche del Fondo. Il Consiglio indipendente avrebbe dovuto esprimere un parere sui giganti della tecnologia accusati di fornire servizi essenziali allo stato israeliano. Tra queste Microsoft, Alphabet e Amazon. I nomi sono riportati nel rapporto delle Nazioni Unite della relatrice speciale Francesca Albanese.

Nella decisione del Parlamento norvegese pesano diversi fattori. Il primo è la volontà di non creare ulteriori tensioni con l’amministrazione degli Stati Uniti. Alcuni articoli segnalano esplicitamente come il Fondo sovrano norvegese si sia «inchinato a Re Trump». Tensioni che si erano già manifestate con le recenti decisioni di escludere alcune imprese israeliane e statunitensi dal Fondo.

Il peso dei titoli tecnologici e delle armi

C’è poi la necessità di una diversificazione degli investimenti del Fondo sovrano norvegese stesso. I giganti tecnologici pesano, e molto, nel portafogli. Pesano in termini di partecipazioni e ancora di più in termini di rendimenti, visto quanto stanno correndo i titoli dei giganti tecnologici nel recente periodo. Di fatto sono proprio armi e tecnologia a trascinare – almeno guardando nel breve periodo – i rendimenti.

In un discorso più generale, il clima di riarmo che si respira in tutta Europa mal si concilia con dei principi etici che chiedono di escludere le principali imprese del settore. È questa la posizione ufficiale del governo norvegese, secondo il quale le linee guida etiche furono introdotte in un momento storico molto diverso dall’attuale. E sono ormai superate. In attesa di rivederle, meglio sospenderle. È la posizione espressa dal ministro delle Finanze Jens Stoltenberg, per dieci anni e fino allo scorso anno segretario generale della Nato.

Oggi non si cambiano le scelte per sottostare alle regole, ma le regole per fare scelte inaccettabili

Se da un lato la decisione non è del tutto inaspettata, rimane la sorpresa nel vedere un così repentino passo indietro da parte del governo norvegese, che negli ultimi anni era stato in prima fila nell’escludere dai propri investimenti imprese accusate di violazioni ambientali o dei diritti umani. Per molti un esempio, almeno per un investitore istituzionale di quelle dimensioni.

E invece anche la Norvegia si è di fatto accodata all’andamento generale: una veloce quanto profonda marcia indietro su tutto quanto è legato alla finanza sostenibile. Dagli Stati Uniti che hanno totalmente cancellato persino gli stessi termini responsabilità o sostenibilità dai mercati finanziari, all’Europa che formalmente li tiene in piedi ma svuotandoli progressivamente di significato. Ultimo passo, proprio l’idea che persino le armi possano definirsi “sostenibili”.

Ora si è accodato anche il Fondo sovrano norvegese. A conferma che in questi tempi ci chiedono di ripensare la stessa idea di sostenibilità. Semplicemente, non ci si preoccupa più di cambiare le proprie scelte per rispettare le regole che ci si è dati. Si cambiano le regole e le definizioni per permettere scelte fino al giorno prima inaccettabili.

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