Ambiente

Francia, perché l’ecotassa sui biglietti aerei è una goccia in un oceano

182 milioni di euro annui: il gettito previsto dal governo francese. Ci vorrebbero 252 anni per ottenere i fondi necessari per ristrutturare la rete ferroviaria

Di Andrea Barolini
La Francia ha annunciato un'ecotassa sui biglietti aerei che dovrebbe essere introdotta a partire dal 2020 © Eyone/Wikimedia Commons

Il ministro dei Trasporti francesi Elisabeth Borne ha annunciato il 9 luglio l’introduzione di un’ecotassa sui biglietti aerei. Sarà applicata a partire dal 2020. Concretamente, si tratterà di un sovrapprezzo variabile tra 1,50 e 18 euro per i voli in partenza dalla Francia. Con le importanti eccezioni della Corsica, dei lontanissimi territori d’Oltremare e di tutti i secondi voli in caso di scalo.

182 milioni di euro all’anno: il gettito previsto

In pratica, l’importo più basso sarà applicato ai collegamenti interni e europei, in classe economica. Mentre per quelli extra-Ue l’ecotassa sarà di 3 euro. Per chi viaggerà invece in business class, occorrerà pagare 9 euro sui voli interni e continentali; 18 su quelli al di fuori dell’Ue. La misura verrà introdotta nella legge finanziaria del 2020 (a condizione che essa venga approvata dal Parlamento di Parigi).

aerei dubai
Aerei in sosta all’aeroporto internazionale di Dubai © Konstantin von Wedelstaedt/Wikimedia Commons

Secondo i calcoli del governo, dovrebbe generare un gettito di 182 milioni di euro. Che dovrebbe essere investito in infrastrutture per trasporti più ecologici, in particolare ferroviari, ha affermato la ministra. Che nel frattempo è stata chiamata, il 17 luglio, a sostituire il collega responsabile dell’Ambiente, François de Rugy, travolto da uno scandalo rivelato dal giornale Mediapart.

«Una goccia in mezzo al mare», secondo Le Monde

Una svolta verde da parte del governo di Edouard Philippe e del presidente Emmanuel Macron? Secondo il quotidiano Le Monde, si tratta piuttosto di una goccia in mezzo al mare: «Rispetto al costo di un biglietto necessario per andare in capo al mondo, questa tassa resta un piccolo contributo. E si aggiunge ad altre che sono destinate a finanziare la sicurezza, la manutenzione degli aeroporti e le istituzioni del settore (come nel caso della Direzione generale dell’aviazione civile)».

Soprattutto, la SNCF – società che gestisce i trasporti ferroviari francesi – e lo Stato hanno affermato nel 2016 che per la necessaria ristrutturazione della rete transalpina serviranno 46 miliardi di euro. I fondi destinati a tale opere non arriveranno di certo tutti dall’ecotassa sui biglietti aerei. Che d’altra parte all’epoca neppure esisteva. Ma il termine di paragone è utile per comprendere i valori: con i 182 milioni di euro annui previsti dal governo (ammesso che arrivino tutti), ci vorrebbero 252 anni per raggiungere 46 miliardi.

Uk: l’ecotassa c’è dal 1994. E vale 3,34 miliardi di euro

«In Francia – prosegue il giornale parigino – l’ammontare di queste tasse è deciso ogni anno dal ministero. Ed è spesso fisso, in funzione delle necessità di fondi di ciascun aeroporto». Qualcuno potrebbe affermare che non era possibile fare di più. Eppure gli esempi che dimostrano il contrario non mancano.

Il Regno Unito, ad esempio, un’ecotassa del tutto simile l’ha introdotta già da un quarto di secolo (dal 1994). Si chiama Air Passenger Duty e varia tra i 14 e gli 86 euro. Con essa, Londra incassa ogni anno 3,34 miliardi di euro. Ed è in grado di scoraggiare talmente tanto l’uso degli aerei da diminuire le emissioni di CO2 – secondo il ministero delle Finanze inglese – di 300mila tonnellate.

11 miliardi di sovvenzioni alle fonti fossili nel 2019

Non solo. Ecotasse sono in vigore anche in Austria, Norvegia, Germania e Svezia. Quest’ultima, ad esempio, chiede 5,65 euro per un volo interno (60 corone) e 23,60 euro per un europeo. Mentre per le destinazioni più lontane si sale a 37,75 euro. Il sovrapprezzo è stato introdotto nell’aprile del 2018. Pochi mesi dopo, a novembre, si è riscontrato un calo del 3% del numero di passeggeri.

Benché la direzione sia dunque quella giusta, dunque, in Francia si sarebbe potuto fare molto di più. A confermarlo è anche l’organizzazione non governativa Réseau Action Climat, rete che raggruppa 32 associazioni ambientaliste transalpine. Esse si sono dette «felici del fatto che finalmente vengano attaccati i “regali fiscali” concessi ogni anno a settori nocivi per il clima». Tuttavia, le stesse Ong hanno anche sottolineato come l’ecotassa sia decisamente «debole». E compensi solo in minima parte «gli oltre 11 miliardi di euro di sovvenzioni concessi a vario titolo dallo Stato, nel 2019, alle fonti fossili».

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