Parte 4
Ambiente

Viaggiare in aereo inquina come la Russia. È ora di atterrare

Il trasporto aereo è responsabile del 4,9% del riscaldamento climatico globale. Ma non è tassato, è protetto da una sorta di immunità. I treni, molto meno inquinanti, lo sono

Di Andrea Barolini
Un Airbus A380 della Singapore Airlines in fase di atterraggio all'aeroporto di Sydney, in Australia © Damien Aiello/Wikimedia Commons

Secondo un rapporto del Climate Action Network, il trasporto aereo è responsabile del 2-3% delle emissioni globali di CO2. Se può sembrare poco, è utile pensare che – qualora l’aviazione fosse un Paese – si tratterebbe del settimo più grande inquinatore del mondo.

Dal trasporto aereo il 4,9% delle emissioni climalteranti

Il rapporto della rete di associazioni sottolinea inoltre che «il settore emette da 14 a 40 volte più CO2 rispetto ai treni, per chilometro percorso». E non è tutto: un aeroplano disperde nell’atmosfera anche ossidi di azoto, che contribuiscono alla produzione di ozono, e vapore acqueo. Tutti elementi che comportano un aumento della temperatura dell’atmosfera terrestre. Così, tenendo conto di tutti i gas climalteranti, il settore è responsabile del 4,9% del riscaldamento climatico globale. Un valore paragonabile a quello di una nazione come la Russia.

Ciò nonostante, il carburante utilizzato dagli aerei continua a non essere tassato. E anche nell’ambito di intese internazionali come l’Accordo di Parigi, il comparto non viene praticamente neppure citato. Come fosse protetto da una sorta di “immunità” che gli permette di non essere chiamato a fare la propria parte nello sforzo mondiale di lotta ai cambiamenti climatici. Al contrario, ad esempio, l’elettricità utilizzata dai treni è tassata, e lo è da tempo. Nonostante i trasporti ferroviari siano infinitamente meno inquinanti.

Niente tasse grazie a un accordo del 1944

La prima ragione di tale stortura è storica. Per capire perché il cherosene non è sottoposto a particolari imposte occorre tornare alle ultime fasi della Seconda guerra mondiale. All’epoca l’obiettivo degli Stati Uniti era salvaguardare la propria produzione di aerei e sviluppare l’aviazione civile a livello globale. Così, 52 nazioni firmarono la Convenzione di Chicago, che vieta appunto ad un Paese di tassare il contenuto dei serbatoi degli aerei all’arrivo. Oggi sono 191 gli Stati che aderiscono all’accordo.

Il problema dal punto di vista ambientale è emerso negli ultimi decenni, con il boom delle compagnie low cost (e dunque del numero di voli). Secondo l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, nel 2017 i biglietti venduti dalle compagnie di tutto il mondo sono stati circa 4,3 miliardi. Secondo l’International Air Transport Association, si potrebbe arrivare a 8 miliardi nel 2037.

L’80-90% della popolazione mondiale non ha mai volato

Eppure, quello aereo resta un trasporto “da ricchi”. Secondo un’analisi del mensile francese Alternatives Economiques «tra l’80 e il 90% della popolazione mondiale non ha mai messo piede su un velivolo». Uno studio della Direzione generale dell’aviazione civile di Parigi ha scattato inoltre una fotografia del cliente-medio delle compagnie. Nel 50% si tratta di professionisti, dirigenti e funzionari. Mentre solo il 2% degli operai sceglie il trasporto aereo.

Il successo del comparto è dunque legato ad un target ben preciso. Che i vettori low-cost hanno consentito di allargare a buona parte della classe media (ma senza operare una totale “democratizzazione”) grazie alla leva dei prezzi. «Oggi un volo a basso costo costa in media tra 3 e 4 centesimi di euro al chilometro, contro i 10 di un treno ad alta velocità e i 25 di un’auto», prosegue la rivista transalpina, citando un esperto del think tank Shift Project.

Secondo il quale i vantaggi fiscali del settore non si limitano al carburante. Esistono infatti altre agevolazioni di cui beneficia il trasporto aereo. A partire dalle sovvenzioni che, spesso, gli Stati concedono in nome di un ipotetico “interesse generale”. «Globalmente, una fiscalità simile agli altri mezzi di trasporto porterebbe il biglietto di un aereo a raddoppiare», prosegue lo Shift Project.

Emissioni in netta crescita tra il 2005 e il 2017

In termini di impatto climatico, poi, il boom dei voli ha portato ad autentica impennata delle emissioni. Soltanto tra il 2005 e il 2017 quelle di CO2 sono cresciute del 16%, mentre quelle ossidi di azoto del 25%, secondo l’ultimo European Aviation Environmental Report. Per rendere il settore compatibile con gli impegni climatici assunti dalla comunità internazionale sono state immaginate alcune soluzioni.

aerei dubai
Aerei in sosta all’aeroporto internazionale di Dubai. Il trasporto aereo è responsabile di quasi il 5% delle emissioni di gas climalteranti a livello mondiale © Konstantin von Wedelstaedt/Wikimedia Commons

Si è parlato di aumentare il quantitativo di persone presenti su uno stesso aereo, al fine di diminuire il numero di voli. Ma già oggi il tasso di riempimento è dell’84% in Europa. Sono stati quindi presentati progetti per ridurre i consumi dei velivoli, ma anche in questo senso è difficile immaginare rivoluzioni tecnologiche nel settore. Resta dunque una sola possibilità: incentivare fiscalmente mezzi meno inquinanti, per tutti i percorsi fattibili. Armandosi di pazienza, certo, perché i tempi per percorrere mille chilometri in treno non saranno gli stessi. Per i passeggeri così come per le merci. Ma se in gioco c’è la salvezza del Pianeta, il sacrificio è decisamente necessario.

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