G7, Trudeau: “il buono” che fa felici i petrolieri

Al via il G7 di La Malbaie, nel Canada di Justin Trudeau che ha appena annunciato la nazionalizzazione di un oleodotto. Per triplicarne la capacità

Di Andrea Barolini
Una protesta contro l'ampliamento dell'oleodotto Trans Mountain, progetto che porterà probabilmente avanti il governo del Canada, dopo l'annuncio della nazionalizzazione della pipeline © William Chen/Wikimedia Commons

Il summit del G7 che si aprirà oggi a La Malbaie, nel Quabec canadese, sarà presieduto da un governo indebolito su una delle principali questioni sul tavolo dei “sette grandi”: quella ambientale. Alla fine di maggio, infatti, l’esecutivo guidato da Justin Trudeau si è impegnato formalmente a nazionalizzare l’oleodotto Trans Mountain (TMX). Una mega-operazione che frutterà per l’attuale proprietario, la Kinder Morgan, la bellezza di 4,5 miliardi di dollari.

L’oleodotto trasporta il petrolio estratto dalle sabbie bituminose

La notizia ha fatto sobbalzare le associazioni ambientaliste di tutto il mondo, ma ha anche fatto stappare qualche bottiglia di champagne. In particolare alle major del petrolio che controllano lo sfruttamento delle sabbie bituminose nella provincia dell’Alberta. Da esse, infatti, si estrae petrolio. Un petrolio sporco. «Il più sporco», secondo le ripetute denunce di Greenpeace.

Eppure, Trudeau, che pure è spesso indicato dai media internazionali ha annunciato l’operazione con toni entusiastici. «Creeremo e proteggeremo l’occupazione nell’Alberta e nella Colombia Britannica. E riavvieremo il cantiere di ampliamento dell’oleodotto TMX, un progetto vitale per i nostri interessi nazionali». Già, perché l’obiettivo del governo di Ottawa è di imporre una crescita esponenziale della pipeline.

Obiettivo: 890mila barili al giorno

Benché infatti Trudeau non escluda la possibilità di trovare un acquirente privato – il che eviterebbe di completare la nazionalizzazione, prevista entro il 22 luglio – ciò che appare indiscutibile è la scelta di puntare fortemente sull’oleodotto. Nella peggiore delle ipotesi, lo Stato ne finanzierà l’ampliamento (il costo non è stato ancora indicato ufficialmente) e poi rivenderà la struttura a prezzo maggiorato. Obiettivo: triplicare la capacità della pipeline di trasportare petrolio. Dagli attuali 300mila ai futuri 890mila barili al giorno. Che viaggeranno da Edmonton fino Burnaby, nei pressi di Vancouver, a un passo dal confine con gli Usa.

Justin Trudeau Canada g7
Il primo ministro del Canada, Justin Trudeau. Il suo Paese ospita il G7 nel Qebec © Alex Guibord/Wikimedia Commons

Il progetto di ampliamento contestato

Eppure la Kinder Morgan vende per una ragione ben precisa. Ovvero per la volontà di abbandonare il progetto di ampliamento a causa delle fortissime contestazioni provenienti dal mondo ecologista e dalle popolazioni autoctone. Al contrario, il governo di Trudeau ritiene che il cantiere possa portare alla creazione di 15mila nuovi posti di lavoro. E pazienza se ciò contribuirà a rallentare l’intero pianeta nel processo di lotta ai cambiamenti climatici.

Ad oggi, il Canada estrae 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Una politica giudicata dagli ecologisti «incompatibile» con gli impegni assunti dalla stessa nazione nordamericana con la ratifica dell’Accordo di Parigi sul clima. Ottawa si è impegnata infatti a ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra del 30%, entro il 2030, rispetto al livello del 2005. Una promessa avanzata di fronte all’intera comunità internazionale.

Attesa per la posizione del Canada al G7

Per riuscirci, una revisione al ribasso dello sfruttamento delle fonti fossili è indispensabile. Basti pensare che il loro sfruttamento è responsabile del 25% delle emissioni totali canadesi. Secondo quanto affermato da Patrick Bonin, portavoce di Greenpeace Canada, al quotidiano francese Le Monde, il nuovo oleodotto «moltiplicherà per sette il numero di petroliere che partiranno dalle coste occidentali, con tutti i rischi che ciò comporta per l’ambiente».

Un problema al quale le autorità europee in arrivo al G7 potrebbero non mostrarsi indifferenti. La Presse Canadienne ha citato in proposito Luca Bergamaschi, principale negoziatore italiano sul tema del clima al summit dello scorso anno, a Taormina, secondo il quale è probabile che l’Ue si sentirà in dovere di premere sulla questione. E non è detto che Trudeau possa giocare d’anticipo, come immaginato da Catherine Abreu, direttrice generale della ong Réseau Action Climat Canada, lanciando un messaggio ambientalista forte. Un colpo al cerchio e uno al barile.

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