Editoriali

Frettoloso, sciatto e superficiale: quando il giornalismo fa male a sé stesso

Solo per le testate italiane la Germania esce "subito" dal carbone. Un caso che fa riemergere un annoso problema: l'assenza di professionisti attenti ai fatti

Di Claudia Vago

Ci sono le fake news. Termine ormai entrato nel vocabolario mainstream. Termine generico, impreciso, usato spesso a sproposito e confondendo cause ed effetti, per puntare il dito strumentalmente sul mezzo (i social network) facendone un tutt’uno col messaggio. Ci sono le fake news che sappiamo cosa sono  e come nascono, come si diffondono. E poi c’è l’approssimazione. La superficialità e il pressappochismo, caratteristiche specificamente italiane di giornalisti e testate che aiutano la diffusione di fake news o anche solo di «notizie che non lo erano».

Germania fuori “subito” dal carbone? Solo per i giornali italiani

Un esempio? L’uscita della Germania dal carbone a partire già dal 2020, salutata con enfasi nei titoli della stampa italiana. Quali? Qui di seguito gli esempi tratti da La Stampa, Sole24Ore e Repubblica.

Prima Pagina La Stampa su Germania fuori dal carbone
Il titolo di prima pagina de La Stampa del 17 gennaio.
Il titolo di prima pagina del Sole 24 Ore del 17 gennaio sulla Germania fuori dal carbone.
Il titolo di prima pagina del Sole 24 Ore del 17 gennaio.
Il titolo de La Repubblica del 17 gennaio sulla Germania fuori dal carbone.
Il titolo de La Repubblica.it del 17 gennaio.

L’addio al carbone invece sarà completato nel 2038, stando ai comunicati del governo di Angela Merkel e ai giornali tedeschi e del resto del mondo. Dopo un percorso che non sarà semplice, né breve e che già ora non è immune da incoerenze.

Bild uscita Germania 2038 carbone
Il titolo della popolare BILD sull’uscita della Germania dal carbone: si dice chiaramente che l’uscita sarà nel 2038 e prevede miliardi di aiuti per i produttori fossili.

Galeotto fu il lancio ANSA

E da dove nasce quello che, per presunzione di innocenza, chiameremo “equivoco”? Da un lancio dell’Ansa ripreso da tutte le principali testate italiane nella maggior parte dei casi nei loro titoli in prima pagina (e, ciò che è peggio, anche dai loro corrispondenti a Berlino, che un po’ di tedesco dovrebbero saperlo…) .

Intendiamoci, si tratta di un peccato di approssimazione indubbiamente meno grave di quelli che portano, volutamente, alla diffusione di notizie false o solo parzialmente vere su singole persone o su intere categorie (per esempio, i migranti) che contribuiscono a rafforzare odio e intolleranza, finendo per mettere a rischio l’incolumità stessa di quelle persone.

Ma resta un peccato che danneggia prima di tutto chi lo commette, partecipando a minare la credibilità del giornalismo, istituzione della quale la democrazia ha un bisogno vitale. Quando il giornalismo abdica alla sua funzione di spiegare il mondo e di guidare le persone alla sua scoperta e comprensione la prima vittima sul campo è il giornalismo stesso, al quale sempre meno persone si rivolgeranno per chiedere spiegazioni.

Urgono giornalisti con competenze specifiche

Non ci sfugge che questa approssimazione ha molte origini solo in piccola parte attribuibile all’ultimo anello della catena, il giornalista autore di un articolo. L’incompetenza dei singoli giornalisti è spesso solo una conseguenza e non una causa. In un sistema, quello dell’editoria, alle prese da alcuni anni con cambiamenti radicali e per molti incomprensibili, chi dirige non cerca la competenza e costringe alla fretta, impedisce l’approfondimento, non retribuisce a sufficienza il lavoro.

In Italia mancano giornalisti con competenze specifiche in molti settori, come per esempio in questo caso il clima e l’energia, e sembra non ci sia interessa a rimediare. Tanto entro sera Salvini avrà detto qualcosa su cui gli utenti dei social network si indigneranno o faranno ironia e un pezzo di giornale lo riempiamo anche domani.

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