Giocattoli avvelenati. Riciclare non fa sempre bene

Il rapporto/denuncia della Ong Arnika: trovati giochi contaminati da sostanze inquinanti, vietate nella produzione, ma non nel riciclo di rifiuti elettronici

Di Elisabetta Tramonto
Un'immagine contenuta nel rapporto "Toxic Loophole: Recycling Hazardous Waste into New Products"

Riciclare è certamente positivo. Ma bisogna stare bene attenti a cosa si sta riciclando. Se si usano materiali contaminati da sostanze tossiche per produrre, magari, giocattoli per bambini non è affatto positivo, anzi è gravissimo. Se poi sono dei buchi legislativi a permettere che ciò accada, bisogna correre ai ripari.

Lo scenario descritto purtroppo è realtà. Lo ha denunciato un rapporto intitolato “Toxic Loophole. Recycling Hazardous Waste into New Products”, appena pubblicato dalla Ong Arnika, specializzata in temi attinenti la salute dei consumatori e la presenza di sostanze tossiche nei prodotti di uso comune.

Il rapporto ha rilevato che una serie di prodotti venduti in Europa, compresi giocattoli, realizzati recuperando rifiuti elettronici, erano contaminati da sostanze tossiche: ritardanti di fiamma, il cui uso è vietato nella produzione, ma la cui presenza in prodotti riciclati è concessa. Un controsenso legislativo che mette a rischio la salute dei nostri bambini.

La ricerca

Tra aprile e giugno di quest’anno sono stati analizzati 430 oggetti di plastica, tra cui giocattoli, accessori per capelli, utensili per la cucina e altri prodotti di consumo, tutti venduti in negozi di Paesi membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Repubblica Ceca,  Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia) e dell’Europa centrale e orientale (Albania, Armenia, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Russia e Serbia), cercando le sostanze chimiche presenti nei prodotti.

Risultato: nel 25% dei prodotti è stato riscontrato un elevato livello di bromo e antimonio, elementi presenti nella plastica riciclata, in particolare proveniente da rifiuti elettronici. Nei componenti elettronici infatti queste sostanze sono usate come ritardanti di fiamma.

Sostanze tossiche, vietate solo in parte

Il rapporto denuncia in particolare la presenza di due sostanze tossiche (composti di bromo chiamati OctaBDE e DecaBDE) perché “nonostante siano altamente pericolose per la salute e per l’ambiente – si legge nello studio – sono consentite dalla normativa europea se presenti in prodotti realizzati da materiali riciclati”. Peccato che l’uso delle stesse sostanze sia vietato nella fase di produzione in tutti i Paesi considerati. “Sia l’OctaBDE che il DecaBDE sono inseriti nella lista dei Persistent Organic Pollutants stabilita dalla Convenzione di Stoccolma“. Si tratta dei cosiddetti POP,  gli “inquinanti organici persistenti”, sostanze chimiche molto resistenti alla decomposizione e che possiedono alcune proprietà tossiche, particolarmente nocive per la salute umana e per l’ambiente.

Il rapporto descrive tutti i danni alla salute che queste sostanze potrebbero causare: danni al sistema endocrino, in particolare con la distruzione della funzione tiroidea, e danni neurologici di lungo termine. Il pericolo è particolarmente alto per i bambini, che spesso mettono in bocca i giochi.

Serve un intervento urgente

Colmare questo vuoto legislativo. È questa la prima richiesta da parte dei curatori del rapporto. Vietare l’uso dei derivati di bromo in qualsiasi fase produttiva, anche per i prodotti realizzati con materiale da riciclo. Si legge nel rapporto: “Bisogna eliminare ogni eccezione al divieto di utilizzo di materiali che contengano sostanze tossiche come il PentaBDE e l’OctaBDE”. Eccezione che, come detto, al momento esiste nel caso dell’utilizzo di materiali riciclati.

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