Formula 1 in Ruanda, chi guadagna dal Gran Premio di Kagame

Un circuito accanto all’aeroporto finanziato dal Qatar, contratti opachi e accuse di sportswashing, mentre per l’Onu Kigali sostiene i ribelli dell’M23 in ...

Anche grazie allo sport, il Ruanda vuole affermarsi come meta turistica internazionale © Jennifer Sophie/iStockPhoto

In breve

  • La Fia e Formula One Management hanno annunciato un accordo decennale con il Ruanda: dai primi anni Trenta si correrà a Bugesera, prima gara africana dal 1993.
  • Il circuito sorgerà accanto all’aeroporto controllato al 60% dal fondo sovrano del Qatar, ma né Kigali né Formula 1 hanno reso pubblici costi, commissioni e garanzie statali.
  • Il Gran Premio corona anni di sponsorizzazioni di Visit Rwanda che Amnesty International definisce sportswashing, mentre l’Onu documenta il sostegno di Kigali all’M23.

A una quarantina di chilometri a sud di Kigali, nel distretto ruandese di Bugesera, sta prendendo forma uno dei più ambiziosi progetti infrastrutturali dell’Africa orientale. Qui, accanto a un nuovo aeroporto internazionale destinato a trasformare il Paese in uno snodo del traffico aereo continentale, sorgerà un circuito automobilistico progettato per ospitare la Formula 1, circondato da strutture turistiche, commerciali e ricreative.

Il governo ruandese immagina un polo capace di attrarre investimenti, visitatori e grandi eventi internazionali, mentre il fondo sovrano del Qatar ha già impegnato miliardi di dollari nello sviluppo dell’aeroporto. Il 13 ottobre è arrivato l’annuncio ufficiale: dopo oltre trent’anni di assenza, la Formula 1 tornerà a correre nel continente africano, grazie a un accordo decennale con il Ruanda.

Il governo di Kagame cerca prestigio internazionale con lo sport

Per il presidente Paul Kagame, che aveva candidato il Paese nel 2024, è un successo politico ed economico, oltre che sportivo. Il futuro African Grand Prix, sponsorizzato da Visit Rwanda, si inserisce in una strategia attraverso la quale Kigali ha progressivamente trasformato le competizioni internazionali e le sponsorizzazioni sportive in strumenti di promozione turistica, attrazione dei capitali e consolidamento delle proprie relazioni diplomatiche. Una strategia che ha già portato il marchio ruandese sulle maglie di alcune delle principali squadre di calcio europee e che ora raggiunge uno degli sport più costosi e commercialmente redditizi al mondo.

L’operazione arriva tuttavia in un momento particolarmente delicato per il governo ruandese. Le Nazioni Unite hanno documentato il suo sostegno alla ribellione dell’M23 nell’est della Repubblica Democratica del Congo, insieme ai circuiti di sfruttamento e commercializzazione delle risorse minerarie delle aree occupate dal gruppo armato. Mentre Kigali rafforza la propria immagine di destinazione sicura e affidabile per gli investimenti internazionali, il suo coinvolgimento nel conflitto congolese continua a sollevare interrogativi sulle responsabilità politiche ed economiche del Paese. E il nuovo accordo con la Formula 1 aggiunge una questione fondamentale: quali interessi si muovono dietro il ritorno del campionato in Africa, chi sosterrà i costi dell’operazione e chi ne raccoglierà i benefici?

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La Formula 1 torna in Africa, nel nuovo circuito di Bugesera

L’accordo annunciato il 13 ottobre dalla Federazione internazionale dell’automobile (Fia) e da Formula One Management prevede l’organizzazione di un Gran Premio in Ruanda per dieci anni. Il debutto è atteso nei primi anni Trenta, una volta completato il nuovo circuito di Bugesera. Sarà la prima gara del campionato mondiale di Formula 1 disputata nel continente africano dal 1993, quando il Sudafrica ospitò l’ultima edizione del Gran Premio sul circuito di Kyalami.

Il progetto, coordinato dal Rwanda Development Board, l’agenzia governativa incaricata di promuovere gli investimenti e lo sviluppo economico del Paese, prevede la costruzione di un impianto conforme agli standard Fia Grade 1, necessari per ospitare le competizioni di Formula 1. Il circuito, denominato Rise Motordrome, è stato concepito come una struttura multifunzionale, destinata ad accogliere anche altre competizioni automobilistiche, concerti, conferenze ed eventi commerciali. Alla sua progettazione lavorano la società tedesca Tilke Engineers & Architects, specializzata nella realizzazione di circuiti automobilistici, insieme a Dar Al-Handasah e Wurz Design per conto del governo ruandese.

I costi del circuito di Formula 1 in Ruanda non sono pubblici

Le autorità di Kigali hanno presentato il Gran Premio come un investimento destinato a produrre occupazione, competenze professionali, crescita turistica e nuove opportunità commerciali. Una prospettiva condivisa dalla Formula 1, che considera il continente africano un mercato ancora largamente inesplorato, con oltre cento milioni di appassionati e una popolazione giovane sulla quale costruire la propria espansione commerciale. Ma, mentre i benefici attesi vengono ampiamente pubblicizzati, le informazioni necessarie per valutare il costo effettivo dell’operazione rimangono in gran parte sconosciute.

Né il governo ruandese né Formula 1 hanno infatti reso pubblico il costo complessivo del circuito, l’importo delle commissioni che gli organizzatori locali dovranno corrispondere per ospitare il Gran Premio o la ripartizione degli investimenti tra soggetti pubblici e privati. Mancano inoltre indicazioni dettagliate sulle garanzie finanziarie eventualmente assunte dallo Stato e sulle previsioni di redditività dell’impianto.

Sono informazioni tutt’altro che secondarie, considerando il funzionamento economico della Formula 1. L’organizzazione del campionato, controllata dal gruppo statunitense Liberty Media, ricava una parte significativa dei propri introiti dalle commissioni pagate dai promotori dei singoli Gran Premi, oltre che dalla vendita dei diritti televisivi e dagli accordi di sponsorizzazione. Gli organizzatori locali, invece, devono sostenere i costi per gestire gli eventi, cercando di recuperarli attraverso la vendita dei biglietti, le attività commerciali e l’indotto sul territorio. Per questo è essenziale la trasparenza sulle condizioni del contratto con il Ruanda. L’aumento degli investimenti turistici e immobiliari, infatti, non garantisce che l’operazione sia vantaggiosa per le finanze pubbliche.

l Qatar finanzia l’aeroporto accanto al circuito di Bugesera

Il circuito di Formula 1 sorgerà accanto a un aeroporto che, prima ancora di entrare in funzione, è diventato uno dei maggiori investimenti infrastrutturali del Ruanda. Il nuovo scalo internazionale di Kigali, in costruzione nel distretto di Bugesera, dovrebbe sostituire l’attuale aeroporto della capitale e trasformare il Paese in un nodo regionale per il trasporto di passeggeri e merci. Attorno all’infrastruttura, il governo ha immaginato una città aeroportuale con alberghi, strutture commerciali, centri logistici, insediamenti industriali e spazi dedicati all’intrattenimento. Il Gran Premio si inserisce dunque in un progetto di trasformazione territoriale molto più ampio.

A finanziare la realizzazione dell’aeroporto è una partnership tra il governo ruandese e il Qatar, la cui presenza economica nel Paese si è progressivamente consolidata proprio attraverso investimenti nel settore dei trasporti. Il 1° giugno 2026 il fondo sovrano Qatar Investment Authority (Qia) ha annunciato l’acquisizione, per 578 milioni di dollari, del 60% della società aeroportuale precedentemente detenuto da Qatar Airways, impegnandosi a investire altri 1,1 miliardi di dollari per completare i lavori. Il restante 40% appartiene ad Aviation, Travel and Logistics Holdings, società interamente controllata dal governo ruandese, che aveva già investito 385 milioni di dollari e si è impegnata a metterne a disposizione altri 700 milioni. I 578 milioni versati da Qia rappresentano il prezzo di acquisizione delle quote societarie, mentre gli ulteriori capitali promessi dai due azionisti sono destinati al completamento dell’infrastruttura.

Il Ruanda taglia fondi allo sviluppo per finanziare l’aeroporto

L’investimento è cresciuto considerevolmente rispetto alle previsioni iniziali. In un’analisi sulla sostenibilità del debito ruandese pubblicata nel 2025, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale stimavano che il costo complessivo del nuovo aeroporto fosse passato da 1,5 a 2,6 miliardi di dollari fino al 2029. A questi si aggiungevano 550 milioni previsti per l’espansione della compagnia aerea nazionale RwandAir. Secondo quelle valutazioni, la quota di finanziamento riconducibile al governo nei due progetti avrebbe richiesto 1,12 miliardi di dollari di apporti di capitale e altri 80 milioni per estinguere debiti preesistenti della compagnia aerea. Le stime precedono l’accordo annunciato da Qia nel giugno 2026 e non possono quindi essere sommate automaticamente ai nuovi impegni.

La questione riguarda anche le priorità di spesa pubblica. Nella stessa analisi, le istituzioni finanziarie internazionali spiegavano che, per creare spazio fiscale destinato all’aeroporto e a RwandAir, le autorità ruandesi avevano ridotto di 511 milioni di dollari, nell’arco di cinque anni, i finanziamenti esterni agevolati precedentemente programmati per altri progetti di sviluppo. Ora si aggiunge la Formula 1, con un investimento del quale non conosciamo ancora l’esposizione finanziaria pubblica.

I beneficiari del polo di Bugesera restano in gran parte ignoti

Il collegamento tra aeroporto e circuito, del resto, è parte integrante del progetto. La stessa Aviation, Travel and Logistics Holdings descrive Bugesera come il centro di un piano che comprende investimenti immobiliari, turismo, industria, logistica, commercio e servizi. Anche Dar Al-Handasah, società internazionale di progettazione e ingegneria coinvolta nel Rise Motordrome, ha dichiarato di aver collaborato con il governo ruandese anche allo sviluppo dell’aeroporto e della città aeroportuale. Il circuito sarà inserito in un più ampio distretto dedicato a sport, turismo e intrattenimento, collegato al nuovo scalo.

L’arrivo di decine di migliaia di spettatori potrebbe quindi alimentare la domanda di trasporto aereo, strutture ricettive, ristorazione e servizi. La distribuzione dei benefici dipenderà però da chi controllerà le infrastrutture, i terreni e le concessioni. Mentre sono identificabili gli azionisti dell’aeroporto e alcune società incaricate della progettazione del circuito, restano sconosciuti i finanziatori della costruzione dell’impianto automobilistico, gli eventuali concessionari e i soggetti che ne gestiranno le attività commerciali.

A rendere ancora più interessante questa convergenza è il fatto che Qatar Airways, dopo aver ceduto al fondo sovrano Qia la propria partecipazione nell’aeroporto, continui a essere partner aereo globale della Formula 1. Questo intreccio di relazioni non dimostra che la compagnia o il fondo sovrano finanzino il Gran Premio ruandese. Piuttosto, mostra come il progetto si collochi all’interno di una rete di interessi che coinvolge Kigali, gli investitori qatarioti e alcuni dei principali operatori dello sport internazionale.

Resta inoltre una questione di tempi. Secondo quanto riportato da GPblog, il direttore generale del Rwanda Development Board, Jean-Guy Afrika, ha indicato il completamento dell’aeroporto, previsto dalle autorità per l’inizio del 2028, come una delle tappe necessarie prima di fissare la data inaugurale del Gran Premio. Il nuovo circuito dipenderà quindi anche da un’infrastruttura che ha già conosciuto ritardi e aumenti di costo.

Le sponsorizzazioni di Visit Rwanda nel calcio europeo e oltre

Per comprendere perché il governo del Ruanda abbia deciso di investire nella Formula 1 bisogna tornare al 2018, quando sulle maglie dell’Arsenal, uno dei club più seguiti della Premier League inglese, comparve per la prima volta il marchio Visit Rwanda. L’accordo, del valore riportato di 30 milioni di sterline per tre anni, segnò l’inizio di una strategia di promozione internazionale attraverso lo sport che, nel giro di pochi anni, avrebbe coinvolto alcune delle società calcistiche più importanti d’Europa e grandi eventi internazionali. Per Kigali, la visibilità garantita da milioni di spettatori rappresentava un’opportunità per attirare turisti e investitori.

L’operazione si è progressivamente ampliata. Nel 2019 Visit Rwanda ha sottoscritto una partnership con il Paris Saint-Germain, inizialmente stimata intorno ai 10 milioni di euro annui. Più tardi, nel 2023, è arrivato un accordo quinquennale con il Bayern Monaco, del valore riportato di 25 milioni di euro, concluso nel 2025 dopo le pressioni legate al coinvolgimento ruandese nella guerra congolese. Nel frattempo, il contratto con l’Arsenal era stato rinnovato nel 2021 per quattro anni, con un investimento stimato di 40 milioni di sterline. Secondo una stima pubblicata sull’African Studies Review, il valore complessivo degli accordi con i tre club raggiungeva circa 161 milioni di dollari.

Nel novembre 2025, Arsenal e Rwanda Development Board hanno annunciato la conclusione della partnership alla fine della stagione, dopo otto anni. Nel luglio successivo, però, Visit Rwanda è diventato lo sponsor principale dell’Aston Villa, con il proprio marchio sulle maglie delle squadre maschili, femminili e giovanili, attraverso un accordo che avrebbe un valore stimato dalla stampa di circa 20 milioni di sterline all’anno. A queste operazioni si aggiungono collaborazioni con Atlético de Madrid, Los Angeles Clippers e Los Angeles Rams.

Il Ruanda punta su congressi, grandi eventi e turismo di lusso

La costruzione di questa rete commerciale ha accompagnato una politica più ampia, attraverso la quale Kigali ha cercato di affermarsi come destinazione privilegiata per congressi, manifestazioni sportive e turismo di fascia alta. Nel 2025 il Ruanda ha ospitato i Campionati mondiali di ciclismo su strada, i primi nel continente africano, e una tappa della Basketball Africa League. La Formula 1 rappresenta un ulteriore salto di scala, sia per la dimensione internazionale del campionato sia per gli investimenti necessari a ospitarlo.

I dati ufficiali mostrano una crescita del settore turistico. Secondo il rapporto annuale 2025 del Rwanda Development Board, pubblicato nell’aprile 2026, i ricavi turistici hanno raggiunto 685 milioni di dollari, contro i 647 milioni dell’anno precedente, con un aumento del 6%. Gli arrivi sono stati 1,49 milioni, in crescita del 9%, mentre il settore dei congressi e degli eventi internazionali ha generato 94,7 milioni di dollari, grazie anche a 165 manifestazioni regionali e internazionali.

Le sponsorizzazioni sportive del Ruanda vanno oltre il turismo

Stabilire quanto di questa crescita dipenda effettivamente dalle sponsorizzazioni sportive è però molto più complesso. L’aumento dei flussi turistici può essere influenzato da numerosi fattori, dalla ripresa dei viaggi internazionali agli investimenti nelle infrastrutture, dall’offerta naturalistica alle campagne promozionali. Quando nel 2025 il Rwanda Development Board ha annunciato la fine della partnership con l’Arsenal, ha sottolineato che i ricavi turistici erano aumentati del 47% rispetto all’inizio della collaborazione. Un dato significativo ma insufficiente, da solo, a dimostrare che quella crescita sia stata determinata dall’investimento pubblicitario.

La posta in gioco, del resto, non riguarda esclusivamente il turismo. In uno studio dedicato allo sportswashing ruandese, il ricercatore Itamar Dubinsky ha analizzato come le partnership con le grandi organizzazioni sportive occidentali permettano al governo di Kigali di rafforzare la propria legittimità internazionale. Gli accordi offrono visibilità commerciale, ma anche occasioni di incontro con sponsor, investitori e imprese. Nel caso del Bayern Monaco, per esempio, la collaborazione prevedeva opportunità di relazione con la rete dei partner commerciali del club. Un aspetto che contribuisce a spiegare perché queste operazioni vengano presentate dalle autorità ruandesi come strumenti di attrazione degli investimenti.

Amnesty International critica lo sportswashing del Ruanda

È proprio questa dimensione politica ad aver alimentato negli anni le contestazioni delle organizzazioni per i diritti umani. Nel luglio 2026 Amnesty International ha criticato la nuova sponsorizzazione dell’Aston Villa, denunciando il rischio che contribuisse a migliorare la reputazione internazionale di un governo accusato di repressione interna e coinvolgimento nel conflitto nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Le stesse critiche sono riemerse dopo l’annuncio dell’accordo con la Formula 1, che Amnesty definisce una ricompensa allo sportswashing ruandese.

Per i club calcistici e per la Formula 1, questi accordi rappresentano opportunità commerciali, nuovi mercati e risorse finanziarie. Per il governo ruandese, permettono di consolidare un’immagine di stabilità, modernità e apertura agli investimenti. È una convergenza di interessi che rende lo sport uno strumento particolarmente efficace di diplomazia economica. Tutto questo, mentre le organizzazioni internazionali continuano a documentare il coinvolgimento del Ruanda nella guerra congolese.

L’Onu documenta il sostegno militare del Ruanda all’M23 in Congo

Oltre il confine con la Repubblica Democratica del Congo, il controllo del territorio, delle risorse minerarie e delle rotte commerciali è diventato centrale nella guerra. Nel Nord Kivu, una delle regioni più ricche di minerali strategici del continente africano, l’avanzata dell’Alliance Fleuve Congo/Mouvement du 23 mars (Afc/M23), sostenuta militarmente dal Ruanda, ha sottratto al governo congolese il controllo di città, infrastrutture e importanti aree estrattive.

Numerosi rapporti delle Nazioni Unite ricostruiscono il coinvolgimento del Ruanda nel conflitto. Nel documento S/2025/446, pubblicato nel luglio 2025, il Gruppo di esperti incaricato dal Consiglio di sicurezza ha descritto il sostegno militare e operativo fornito dalla Rwanda Defence Force (Rdf) all’Afc/M23, documentando come le forze ruandesi abbiano partecipato, insieme al gruppo armato, alla conquista di aree strategiche del Nord e del Sud Kivu, comprese le città di Goma e Bukavu.

Secondo gli esperti, la leadership militare e politica della ribellione riceveva istruzioni e sostegno dal governo ruandese e dai suoi servizi di intelligence, mentre la presenza delle truppe di Kigali contribuiva a consolidare il controllo dei territori conquistati. Il Ruanda ha continuato a giustificare la propria postura militare con esigenze di sicurezza nazionale. In particolare, citando la minaccia rappresentata dalle Forces démocratiques de libération du Rwanda, gruppo armato attivo nell’est congolese e legato storicamente ai responsabili del genocidio del 1994.

L’M23 controlla il traffico di coltan dal Nord Kivu al Ruanda

Il controllo militare si accompagna a quello delle attività economiche. Nella regione di Rubaya, uno dei principali centri di estrazione del coltan nel Nord Kivu, l’Afc/M23 ha assunto il controllo dei siti minerari, dei centri di commercializzazione e delle vie di trasporto, costruendo un sistema di tassazione e selezionando gli intermediari autorizzati ad acquistare e trasferire i minerali. Il coltan, da cui si ricava il tantalio impiegato nell’elettronica, e la cassiterite, da cui si estrae lo stagno, sono risorse cruciali per le catene di approvvigionamento internazionali.

Il rapporto Onu del 2025 descrive una rete commerciale attraverso la quale i minerali estratti nelle aree controllate dalla ribellione venivano trasferiti illegalmente in Ruanda, dove potevano essere mescolati alla produzione locale e reimmessi nei mercati internazionali con un’origine apparentemente ruandese.

Dopo la conquista di Goma e Bukavu, nel gennaio e febbraio 2025, l’Afc/M23 ha intensificato il trasferimento clandestino di minerali attraverso i principali valichi di frontiera. Nell’ultima settimana di marzo dello stesso anno, secondo le stime contenute nel rapporto, nove camion e altri tre veicoli carichi di minerali provenienti da Rubaya avrebbero attraversato il confine a Goma, trasportando complessivamente circa 195 tonnellate di materiale.

La tracciabilità dei minerali congolesi aggirata dalla guerra

La questione riguarda anche l’affidabilità dei sistemi internazionali di tracciabilità. Gli esperti hanno documentato il saccheggio di minerali già etichettati, la sottrazione di documentazione commerciale e l’introduzione nelle filiere di materiali provenienti da aree nelle quali i meccanismi di certificazione erano stati sospesi. In alcuni casi, i minerali sottratti agli esportatori congolesi sono stati trasferiti in Ruanda e mescolati con quelli estratti sul territorio nazionale. Il risultato è un sistema nel quale l’occupazione militare e il controllo delle rotte commerciali possono produrre benefici economici per i gruppi armati e per gli operatori coinvolti nel commercio illegale.

Questi elementi non dimostrano che i proventi dei minerali congolesi siano utilizzati per finanziare Visit Rwanda, il nuovo circuito di Bugesera o le altre iniziative sportive del governo di Kigali. Una simile relazione richiederebbe prove sui flussi finanziari che, allo stato della documentazione pubblicamente disponibile, non abbiamo. Mostrano però come la proiezione economica internazionale del Ruanda si sviluppi contemporaneamente a un coinvolgimento militare nel Paese confinante, all’interno di un conflitto nel quale il controllo delle risorse naturali è una componente documentata degli interessi in gioco.

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