La grande restituzione

Disuguaglianze crescenti e fisco squilibrato: Valori promuove un appello per una patrimoniale sulle grandi ricchezze come atto di giustizia economica e sociale

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Smettete di correre

Lo ha detto Zack Polanski, dei Verdi inglesi. Ed è vero. Corriamo, spinti dalla competizione, mentre tutto il resto intorno a noi crolla. Scuola pubblica, salute, strade, città.

Le bollette crescono più velocemente dei redditi. La vita di relazione è diventata una chimera. Corriamo per tornare nelle nostre case, quando ne abbiamo una. Corriamo per permetterci ciò che dovrebbe essere garantito: un tetto, luce e riscaldamento, una vita dignitosa. I costi dell’abitare crescono senza sosta, l’accesso alla proprietà si allontana, gli affitti sempre più alti divorano i redditi. Intanto, le bollette aumentano, gli stipendi no, la crisi energetica e climatica viene scaricata su chi ha meno strumenti per difendersi o sulle future generazioni. Corriamo per pagare, non per vivere.

Cos’è successo, e quanto tempo fa? Quando, esattamente, abbiamo accettato di diventare l’ingranaggio che produce la ricchezza esclusiva dei pochi?

Smettete, smettete di correre. Osservate la vostra vita, la vita di ognuna e ognuno.

In Italia la ricchezza continua a crescere ed è sempre più concentrata nelle mani di una manciata di persone, per lo più uomini, spesso attempati, in ogni caso ricchi, ricchissimi.

Spesso, quella ricchezza – in nome di un non meglio precisato diritto – passa di mano solo ai figli, e da questi ai nipoti e così via, in un circuito che non ha mai fine.

Hanno tutto a disposizione: le regole e il potere di definirle. Loro, i miliardari e le grandi corporation, applicano raffinati metodi di elusione e di evasione fiscale e approfittano della mancanza di coordinamento dei sistemi fiscali tra gli Stati dell’Unione europea e dell’area Euro. Queste azioni hanno effetti immediatamente misurabili: le disuguaglianze sono persistenti e “incollano al pavimento”, impediscono la mobilità sociale – ridotta ai minimi termini. La pressione fiscale è tutta squilibrata sul lavoro e sui consumi e le difficoltà del decisore pubblico nel finanziare servizi pubblici di qualità sono diventate strutturali.

È una questione sia economica che di democrazia.

Una quota rilevante della ricchezza è sottratta al principio della progressività fiscale. Il prelievo è spostato verso chi ha meno strumenti per mantenersi e vivere una vita dignitosa. Per questo una grande restituzione attraverso la tassazione delle ricchezze è una questione di giustizia.

Una tassa patrimoniale sui patrimoni netti più consistenti rappresenterebbe uno strumento concreto di riequilibrio. Gli eventuali detrattori saranno certamente pronti a dire «ecco la sinistra che vuole aumentare le tasse!», ma non credete loro. Non si tratta di colpire il lavoro o il ceto medio, bensì di intervenire sulle concentrazioni estreme di ricchezza che oggi sfuggono, in larga parte, al principio di progressività.

Una misura di questo tipo contribuirebbe effettivamente a ridurre le disuguaglianze senza penalizzare l’economia produttiva e creerebbe nuova ricchezza collettiva, attraverso il rafforzamento del welfare, dell’istruzione, della ricerca e della coesione sociale, ricostruendo fiducia nelle istituzioni democratiche.

In Italia, purtroppo, il dibattito è frammentato. Analisi, proposte e studi esistono, ma raramente entrano in relazione tra loro e ancora più raramente raggiungono lo spazio pubblico in modo coordinato. È qui che nasce questo appello. Un appello che non si limita a denunciare, ma che chiama alla responsabilità e alla convergenza.

È venuto il momento che tutti i soggetti che discutono di una maggiore progressività fiscale e dell’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze (e quindi anche di imposta di successione, che in Italia è pressoché nulla) si confrontino per predisporre un piano, una strategia e una proposta condivise da sottoporre al mondo della politica e ai legislatori di oggi e di domani.

La questione fiscale, a differenza di come alcuni vogliono sostenere, non è una boutade. Riguarda la possibilità concreta di garantire il diritto alla casa, di investire in edilizia pubblica e sociale, di calmierare i costi dell’energia, di finanziare una transizione ecologica giusta che non scarichi sui redditi medio-bassi il peso della crisi climatica. Senza una redistribuzione reale alla ricchezza, anche la casa e l’energia divengono privilegi, e la lotta al cambiamento climatico rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di disuguaglianza.

Questo appello è un invito al confronto e alla responsabilità. Apriamo uno spazio comune di lavoro, capace di tradurre la domanda di giustizia in una proposta concreta e condivisa. Il tempo per discutere separatamente è finito: è il momento di agire insieme.

In collaborazione con People.

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