Insider trading e guerra: quando la finanza scommette sulla fine del mondo
Ordini miliardari sui futures pochi minuti prima dell'annuncio di Trump sulla tregua con l'Iran. Insider trading sulla guerra o coincidenza?
Sembra la trama di un giallo. Proviamo a ricostruire i fatti.
È il 23 marzo. Alle 6:49 del mattino, senza alcun preavviso, ordini giganteschi piovono sul mercato dei futures di Chicago. È il più grande mercato del mondo per questo tipo di strumenti, eppure gli ordini che passano quella mattina presto sono totalmente spropositati. Qualcosa di simile avviene, quasi in contemporanea, in altri mercati finanziari che trattano derivati, come il Barito Renewables Energy o il West Texas Intermediate. Secondo Bloomberg News, nei cinque giorni precedenti, su questi mercati venivano scambiati mediamente 700 contratti. Nel giro di un minuto, tra le 6:49 e le 6:50 del 23 marzo, ne sono stati trattati 6.200.
Secondo un senatore statunitense che ha denunciato l’accaduto, in un’unica mossa sono stati acquistati 1,5miliardi di dollari in futures sulle azioni delle imprese statunitensi, e sono stati venduti 192 milioni di dollari di futures sul petrolio. I futures sono contratti che permettono di scommettere su un evento futuro. Se qualcuno compra azioni e vende petrolio, di fatto scommette che il prezzo delle azioni salirà e quello del petrolio scenderà.
Ed ecco la strana, stranissima coincidenza. Esattamente 16 minuti dopo, alle 7:05, il Presidente Trump dichiara che è stato avviato un dialogo promettente con l’Iran e annuncia cinque giorni di tregua. Subito dopo i mercati puntano decisi su una ripresa del mercato azionario, mentre calano investimenti e scommesse sul continuo aumento del prezzo del petrolio.
L’espressione cruciale, nel paragrafo precedente, è «subito dopo» le dichiarazioni di Trump. Non un quarto d’ora prima, come invece avvenuto. Non c’era nessun preavviso, nulla era nell’aria riguardo una possibile tregua, fino al momento in cui Trump non l’ha annunciata. Eppure qualcuno ha realizzato gigantesche scommesse, che guarda caso si sono rivelate vincenti.
Insider trading sui conflitti: i movimenti sospetti sui mercati prima delle decisioni di Trump
E non è certo un caso isolato. Dall’Iran al Venezuela, sembra che praticamente ogni decisione dell’amministrazione statunitense su iniziare, interrompere, riprendere o terminare un’azione militare sia preceduta da movimenti “misteriosi” sui mercati finanziari.
È un proliferare quasi quotidiano di notizie con contenuti simili. Secondo un recente articolo del Financial Times, uno dei broker del Segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth «avrebbe provato a fare un grosso investimento in imprese del settore militare nelle settimane precedenti l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran». L’operazione non si è poi conclusa, secondo l’articolo perché il fondo non era ancora disponibile per i clienti della Morgan Stanley, banca per cui lavorava il broker.
Ma al di là di questo o degli altri singoli casi menzionati, basta fare una ricerca su internet digitando “Trump insider trading” per trovare decine di articoli e segnalazioni di operazioni decisamente “inusuali”. Semplificando, l’insider trading consiste nello sfruttare notizie riservate o comunque non di dominio pubblico per realizzare un profitto grazie alla compravendita di titoli finanziari. Ed è chiaramente un reato.
Lucrare sulla guerra: quando la finanza supera ogni limite
Ma in questo caso il reato in sé appare davvero ben poca cosa. La questione in ballo è su un piano completamente diverso. Se le accuse fossero confermate, significherebbe che qualcuno, molto ben informato sulle decisioni della Presidenza statunitense, sta direttamente traendo profitti dalla guerra. Pensare che interessi finanziari possano anche solo minimamente influenzare la decisione di scatenare un attacco militare o concedere una tregua è semplicemente raccapricciante. Ma anche solo sfruttare il proprio potere e le informazioni a disposizione per lucrare sui conflitti significa avere ampiamente superato anche l’ultimo stadio della finanziarizzazione della vita umana.
Ma se la situazione vi sembra oscillare tra l’assurdo e il terrificante, non è ancora nulla. Esistono siti dove è possibile scommettere letteralmente su qualsiasi cosa. I più famosi sono probabilmente Polymarket e Kalshi. Quando scriviamo «scommettere su qualsiasi cosa», intendiamo ad esempio che Polymarket aveva deciso di dare la possibilità di scommettere sull’esplosione di una bomba atomica prima della fine dell’anno.
La scommessa è stata ritirata dal sito dopo numerose proteste. Ma la cosa più bella, si fa per dire, è la motivazione per cui la scommessa è stata ritirata. Sembra che diversi utenti abbiano protestato non perché il tutto fosse moralmente ripugnante, ma perché avevano paura che avrebbe potuto influenzare le decisioni degli ufficiali negli Stati Uniti.
Da Polymarket alla bomba atomica: scommettere su qualsiasi cosa
In pratica più di una persona è convinta che nell’attuale amministrazione statunitense ci siano persone capaci di fare insider trading su una bomba atomica. C’è chi ha paura che la decisione di lanciare un’arma nucleare non sia legata a motivazioni politiche o militari, e già stiamo parlando di qualcosa di completamente folle. La scelta di iniziare una guerra atomica potrebbe essere dovuta a una scommessa online.
Se solo pochi anni fa l’avessimo letto in un romanzo di fantascienza, con ogni probabilità avremmo giudicato la trama del tutto inconsistente e non credibile. Il solo fatto che oggi a qualcuno possa apparire plausibile è purtroppo rivelatore dei tempi che stiamo vivendo, e dei legami tra guerra e finanza negli Stati Uniti di Donald Trump.


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