L’Iran fuori dal Mondiale 2026 come l’Austria invasa dalla Germania nazista

Oltre alla guerra in corso ci sono seri motivi di sicurezza per cui è difficile che l’Iran andrà negli Stati Uniti per i Mondiali 2026

La nazionale iraniana di calcio maschile © Mahdi Zare/Fars News Agency/Wikimedia Commons

Per la seconda volta nella storia, una squadra qualificata a un Campionato mondiale di calcio maschile rischia di non potervi prendere parte perché invasa o bombardata da una potenza straniera. La prima volta fu l’Austria ai Mondiali del 1938. Nonostante fosse qualificata, pochi mesi prima della competizione l’Austria fu annessa dalla Germania nazista. La seconda è quella dell’Iran che si è qualificato per i Mondiali 2026, ma che da sabato scorso è martoriato dai bombardamenti illegali da parte di due Paesi stranieri: Stati Uniti e Israele.

Bombardamenti che hanno già fatto più di settecento morti. Tra cui almeno cento bambine polverizzate dai missili democratici in una scuola femminile di Minab, nell’Iran meridionale. Il problema, per la Fifa, è che uno dei due Paesi che hanno sferrato l’attacco è proprio quello che ospiterà la maggior parte delle partite dei Mondiali 2026. Il cui inizio è previsto tra poco più di tre mesi.

Delle 104 partite in programma, infatti, 13 si giocheranno in Canada e 13 in Messico. Ben 78 negli Stati Uniti. Il che, oltre alla volontà o alla possibilità dell’Iran di organizzare la trasferta per i Mondiali 2026, pone tutta una serie di questioni sulla sicurezza. Dulcis in fundo, come già nel 1938, quando la Fifa decise di schierarsi con la Germania nazista accettando il fatto che da un giorno all’altro l’Austria non esisteva più, anche nel caso dell’Iran la Fifa ha deciso di non fare nulla. O meglio di schierarsi con l’aggressore.

Nel favoloso mondo della Fifa che non rispetta il suo stesso regolamento

Mehdi Taj, presidente della Federcalcio iraniana (Ffiri), ha spiegato : «Dobbiamo ancora prendere una decisione. Ma quel che è certo è che dopo questo attacco non possiamo più guardare con speranza a una nostra partecipazione ai Mondiali 2026». Il segretario generale della Fifa Mattias Grafstrom, a precisa domanda, ha risposto laconico: «È prematuro commentare nei dettagli, monitoreremo gli sviluppi su tutte le questioni aperte nel mondo».

Ma date le relazioni amorose tra il presidente della Fifa Gianni Infantino e Donald Trump, che il lettori di Valori conoscono molto bene, è facile immaginare che in caso di forzata rinuncia iraniana la Fifa non prenderà alcun provvedimento nei confronti degli Stati Uniti. Anche se in base dell’articolo 4 dello statuto Fifa, quello usato per sospendere la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina per intenderci, dovrebbe farlo.

Nella storia dei Mondiali di calcio ci sono stati diversi boicottaggi e sospensioni da parte della Fifa. Il primo boicottaggio è addirittura del 1934, con l’Uruguay campione in carica che non va in Italia. Poi c’è il boicottaggio africano del 1966 per i pochi posti concessi dalla Fifa. Poi ci sono le squalifiche della Fifa, che però riguardano già la fase di qualificazione. La Germania e il Giappone non ammesse nel 1950 per le conseguenze della Seconda guerra mondiale. Il Sudafrica escluso più volte per il regime di apartheid. La Jugoslavia nel 1994 e la Russia nel 2022 per le guerre in corso all’epoca. Ma l’unico precedente di una squadra qualificata che non è riuscita a partecipare perché invasa, o bombardata, è appunto quello dell’Austria annessa dalla Germania nazista nel 1938.

Perché è un problema se l’Iran dovesse andare comunque negli Stati Uniti per i Mondiali 2026

Il problema però è che, se anche i bombardamenti sull’Iran dovessero terminare presto, senza ulteriori massacri, è assai difficile che l’Iran possa prendere parte ai Mondiali 2026. Sorteggiato nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, l’Iran avrebbe dovuto giocare le tre partite del girone in California. Due partite a Inglewood (Los Angeles) e una a Seattle, proprio lì dove è più numerosa la comunità iraniana. E questo pone un serio problema di ordine pubblico. Perché se è vero che la comunità iraniana in esilio è per la quasi totalità ostile al regime abbattuto, non è detto che lo sia alle modalità dell’abbattimento. E questo determinerebbe, nel caso di una partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026, un serissimo problema legato alla sicurezza.

A questo si aggiunge poi il divieto di ingresso negli Stati Uniti imposto un anno fa da Trump nei confronti dei cittadini iraniani. Altro fattore pronto a esacerbare gli animi, e altra legge che va in contrasto con lo Statuto Fifa. Ma è difficile che la Fifa prenda provvedimenti. Visto il totale e vergognoso appiattimento verso gli Stati Uniti, basti pensare alla ridicola pantomima del Premio per la pace Fifa. Per il regolamento Fifa, l’Iran dovrebbe essere sostituito da un’altra squadra asiatica: in questo caso Iraq o Emirati Arabi Uniti. Ma dato che la guerra sembra allargarsi in tutto l’area mediorientale, la situazione potrebbe complicarsi ancora di più. E comunque, come abbiamo visto, è dal sostegno alla Germania nazista del 1938 che la Fifa non rispetta il suo stesso regolamento.

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