Sono centinaia i jet privati sui cieli dell’Amazzonia per la Cop30

Reporterre e Mémoire vive svelano che durante la Cop30 sono atterrati a Belém 211 jet privati: il 76% in più rispetto all’anno precedente

Centinaia di negoziatori e lobbisti hanno raggiunto la Cop30 a bordo di jet privati © Ceri Breeze/iStockPhoto

«La scienza si trova oggi di fronte al pericolo dell’ideologia e del relativismo, proprio nel momento in cui non è mai stata così certa, accessibile e chiara: mentre di anno in anno si superano i limiti planetari, l’umanità non è mai stata tanto minacciata dai cambiamenti climatici quanto oggi». Parole ferme quelle del principe Alberto II di Monaco al summit dei leader che ha preceduto la Cop30, la trentesima Conferenza delle parti sul clima di Belém, in Brasile. Destinazione che il nobile monegasco ha raggiunto a bordo del suo Falcon 8X. Cioè un jet privato, il mezzo di trasporto peggiore in assoluto in termini di emissioni. E non è l’unico.

Un’inchiesta di Reporterre e Mémoire vive svela che a Belém sono atterrati 211 jet privati tra il 5 e il 16 novembre. Un aumento del 76%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che si spiega soltanto con la Cop30.

Le delegazioni e i lobbisti che sono andati alla Cop30 a bordo di jet privati

Non è la prima volta in cui Reporterre e Mémoire vive conducono un’inchiesta su questo tema. Già in occasione della Cop29 avevano contato 126 jet privati atterrati a Baku, in Azerbaigian, contro i 33 dell’anno precedente. Tra i passeggeri c’era pure l’ex-calciatore brasiliano Ronaldinho in compagnia di Adnan Ahmadzada, in passato dirigente della compagnia petrolifera statale azera Socar. I 211 jet privati alla Cop30 diventano 201 se si escludono i voli attribuiti a Greenpeace Brasile. Interpellata dalla testata, l’organizzazione ambientalista fa sapere che il velivolo in questione non è un jet privato ma un Cessna Caravan 675, utilizzato per documentare la deforestazione illegale e le attività minerarie. La stima resta comunque al ribasso, perché i voli con scalo sono stati conteggiati solo nel loro ultimo tratto verso Belém.

Stando a quanto ricostruito dalla testata, sarebbero parecchie le delegazioni nazionali giunte alla Cop30 a bordo di jet privati. Nella lista c’è anche l’Italia, insieme ad altre potenze europee come Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi. Compare anche lo stesso Brasile e, ancora, Colombia, Indonesia, Repubblica Democratica del Congo, Turchia, Namibia e Qatar. Anche i lobbisti delle fonti fossili ci tengono particolarmente a viaggiare comodi. Sono circa 1.600 quelli accreditati alla Cop30: solo la delegazione del Brasile, Paese ospitante, è più numerosa. Altri trecento rappresentano l’agribusiness. Tra gli altri, ci sono gli esponenti del colosso petrolifero TotalEnergies (incluso il Ceo Patrick Pouyanné), della multinazionale dell’estrazione del ferro Fortescue Metals Group, della banca brasiliana Banco Bradesco. Queste persone, secondo l’inchiesta, avrebbero raggiunto la Cop30 a bordo di jet privati.

Cosa comportano, in termini di emissioni, 211 voli a bordo di un jet privato

Tutti questi viaggi verso il Brasile a bordo di lussuosi jet privati hanno un costo. I 211 di cui parlano Reporterre e Mémoire vive, da soli, hanno comportato l’emissione in atmosfera di 3.807,2 tonnellate di CO2 equivalente. «Per ottenere questa cifra, le emissioni per ora di ogni modello di jet sono state moltiplicate per la durata del volo. La quantità ottenuta è stata poi moltiplicata per due, conformemente alle raccomandazioni dell’Ademe (l’Agenzia francese per la transizione ecologica, ndr), per considerare l’effetto delle scie di condensazione», spiegano gli autori dell’inchiesta. 3.807,2 tonnellate di CO2 equivalente sono all’incirca le emissioni di 423 cittadini francesi in un anno. Oppure quelle di 12.281 abitanti del Mozambico, uno dei Paesi più vulnerabili alla crisi climatica, sempre in un anno.

Il confronto appare impietoso ma è veritiero. Perché, riferisce la ong Transport & Environment, ogni passeggero a bordo di un jet privato contribuisce a un volume di emissioni 14 volte superiore rispetto a un passeggero di un volo di linea. E 50 volte superiore rispetto a quello di una persona che si sposta in treno. Uno studio condotto nel 2024 su oltre 25mila velivoli e quasi 19 milioni di voli fa sapere che, tra il 2019 e il 2024, le emissioni hanno fatto un balzo in avanti del 46%. Una tendenza, quest’ultima, che però è parzialmente falsata dalla pandemia. Resta il fatto che i jet privati spesso fungono da taxi (900mila dei voli censiti coprono un tragitto inferiore ai 50 km) o servono per raggiungere località balneari, festival cinematografici, grandi eventi sportivi. O, paradossalmente, le conferenze sul clima.  

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