The last dance: il crollo del calcio in Italia
L’Italia rischia di non qualificarsi per la terza Coppa del Mondo. La causa è un sistema calcio che fa schifo, a partire dalla Serie A
The last dance. Più che al documentario sull’ultima gloriosa stagione di Micheal Jordan nel basket americano qui ci riferiamo all’ultima chiamata per la Nazionale italiana di calcio maschile. Giovedì 26 marzo a Bergamo si gioca la prima partita del playoff contro la modesta Irlanda del Nord. Priva della sua unica stella Conor Bradley, la squadra dei territori occupati irlandesi è davvero poca roba. La maggior parte dei suoi giocatori vivacchia tra la seconda e la terza serie inglese.
Dovesse vincere, l’Italia giocherà martedì 31 in trasferta contro la vincente dell’altra sfida. O Galles (qualche giocatore in Premier League, ma nessuna stella) o Bosnia (una diaspora in giro per l’Europa, un paio anche in Italia).
Un adolescente oggi non ha mai visto l’Italia ai Campionati mondiali di calcio maschile
Vincendo anche la seconda partita l’Italia si qualificherebbe per la Coppa del Mondo 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti. E sarebbe la prima volta che l’Italia si qualifica da dodici anni, avendo mancato la partecipazione sia a Russia 2018 sia a Qatar 2022 dopo le ridicole eliminazioni, sempre nei playoff, contro Svezia e Macedonia del Nord. Il che vuol dire che un adolescente di oggi, nato dopo il 2010 per capirci, in pratica non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. E a chi l’ha vista non è andata meglio.
L’ultima volta che l’Italia ha preso parte a una Coppa del Mondo era il 2014, quando in Brasile non superò nemmeno il primo turno, eliminata dalla Costa Rica. E la stessa cosa era successa nel 2010, quando l’Italia riuscì a pareggiare con la Nuova Zelanda e non superò il primo turno. Un disastro epocale, questo è evidente. Ma a cosa è dovuta questa situazione? Perché la Nazionale italiana di calcio maschile si è ridotta alla sua last dance, vincere due partite in cinque giorni pena la sua definitiva scomparsa?
Yamal, Mbappé, Saka e Musiala se fossero nati in Italia non potrebbero giocare per la Nazionale
I motivi sono ovviamente molteplici. A partire dal crollo del sistema-Paese, dove è stato distrutto il welfare, privatizzate le scuole e la sanità, dimenticate le infrastrutture. L’Italia è un Paese sempre più vecchio, con i salari sempre più bassi. Se negli ultimi trent’anni gli stipendi in Europa sono aumentati in media del 32% in Italia sono rimasti uguali. Un problema strutturale è anche quello delle leggi sulla cittadinanza. Come abbiamo scritto su Valori, oggi le stelle delle altre squadre europee come Yamal (Spagna), Mbappé (Francia), Saka (Inghilterra) e Musiala (Germania) se fossero nate in Italia non potrebbero giocare per la Nazionale.
A questo segue il crollo del sistema-calcio. A livello di club non vinciamo una Champions League dal 2010. Se leggiamo il report Football Money League di Deloitte vediamo che nel 2025 i club inglesi hanno ricavi per oltre 7 miliardi di euro. Spagnoli e tedeschi per 3,7 miliardi. L’Italia non arriva a 3. Nelle prime dieci squadre europee per fatturato non c’è nemmeno un club italiano. La prima, l’Inter, è undicesima. Se guardiamo al prestigio dei campionati, misurabili con gli introiti dei diritti tv e quindi sul valore della loro diffusione, troviamo di nuovo l’Inghilterra in testa con circa 3,5 miliardi di euro l’anno. Seguono Spagna (1,3) e Germania (1,1). E di nuovo l’Italia non arriva al miliardo. Diritti tv che in Italia sono anche distribuiti malissimo, privilegiando le più forti e creando scompensi al sistema.
Il disastro economico della Serie A trascina con sé tutto il sistema del calcio in Italia
Si comincia a capire perché se il sistema-Paese sta messo malissimo, anche il sistema-calcio fa abbastanza schifo. Tuffiamoci quindi nella voragine del Report Calcio 2025 redatto dalla Figc. In Italia ci sono 1,5 milioni di tesserati, tra giocatori, tecnici, arbitri e dirigenti, di questi quasi 900mila sono calciatori. Sarebbero anche buoni numeri, un buon bacino dove trovare calciatori e tecnici in grado di qualificarsi a una Coppa del Mondo. Ma così, evidentemente, non è. Il valore della produzione dell’intero sistema calcio italiano al 2024 era infatti di 4,5 miliardi di euro. Solo che il costo è stato di 5,1 miliardi. Quindi il risultato è il calcio italiano costa 0,7 miliardi più di quanto produce.
E questo perché, giustamente, i vari governi e la federazione investono a fondo perduto nello sviluppo del calcio giovanile e dello sport di base? Ovviamente no. Al contrario perché i top club di Serie A spendono molto più di quello che guadagnano per ottenere risultati pessimi. E rovinano così tutto il sistema. Basti pensare che oltre al saldo negativo di 0,7 miliardi c’è un debito aggregato del calcio professionistico di ben 5,5 miliardi. Sì, avete letto bene, più di 5 miliardi di debiti. E di questi ben 4,7 miliardi sono i debiti delle società di Serie A. Il pesce puzza dalla testa, come sempre.
Nemmeno la Figc crede più a se stessa
Quindi possiamo tranquillamente dire che è proprio la Serie A – e quindi i dirigenti dei club e i dirigenti della Lega – il maggior responsabile della disastrata situazione del calcio italiano. E del fatto che per la terza volta consecutiva la Nazionale italiana rischia di non qualificarsi alla Coppa del Mondo.
Una last dance sottolineata anche dalle previsioni di bilancio 2026 della Figc, che non ha inserito i possibili ricavi derivati dalla qualificazione alla Coppa del Mondo 2026. Quelli diretti: 10 milioni per la partecipazione, a salire fino a 50 in caso di vittoria. E quelli indiretti: le varie clausole con gli sponsor, i possibili nuovi accordi, la crescita di valore. Insomma, nemmeno chi governa il sistema calcio si fida più di se stesso. E non sarà certo un’eventuale qualificazione alla Coppa del Mondo a cambiare le cose. Si aprano le danze.




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