Sebbene non esista festa più consumista del Natale – con buona pace delle retoriche dickensiane e dei film di Frank Capra – l’occasione resta ghiotta per proporre una wish list di strenne natalizie pensata per chi vuole approfittare di questo potlatch per fare il pieno di consapevolezza economica e coscienza politica. Ecco i nostri consigli.
Dipende dalla classe. Manifesto per una scuola anticlassista, di Michele Arena
Il primo libro appare oggi più cruciale che mai. Punta infatti il dito su un problema spesso invisibilizzato e accantonato: il divario di classe, in generale, e quello nell’ambito dell’educazione in particolare. È il primo – ma non l’unico – volume di questa lista (inevitabilmente incompleta) che prova a riportare sotto i riflettori un tema troppo a lungo marginalizzato: la classe sociale e il modo in cui essa condiziona i destini di chi ne fa parte. Un tema che riguarda soprattutto chi, crescendo senza il privilegio della nascita, fatica a riconoscere le cause reali della propria condizione e finisce per introiettare la stigmatizzazione che subisce.
Tutto ciò è stato reso possibile da una serie di fattori, a partire dalla “cetomedizzazione” (per dirla à la Fofi) che dagli anni Ottanta ha interessato ex poveri ed ex proletari dei Paesi ricchi, portando a un vero e proprio “classicidio”: il termine “classe sociale” – con buona pace di Sylos Labini – è stato lentamente derubricato, almeno nella forma, se non nella sostanza.
Se una borghesizzazione c’è stata, però, è stata soprattutto psicologica e, di conseguenza, ideologica: forcludendo (si perdoni la tassonomia lacaniana) il discorso di classe alla classe stessa, la si è privata di uno strumento critico – la chiave di lettura vetero-marxista – capace di offrirle una visione autonoma del mondo e di sé. Così, al contrario, ha finito per dipendere dalla narrazione ufficiale proposta dalla classe dominante, che la sussume.
Dipende dalla classe. Manifesto per una scuola anticlassista Michele Arena Il margine Scopri di più
Melanconia di classe. Manifesto per la working class, di Melissa Cruz
Quest’opera si accosta idealmente al libro di Arena e ha il pregio di illustrare – peraltro benissimo – gli effetti dell’eteronarrazione prodotta dalla retorica dominante dell’ideologia neoliberista sulla psiche della classe operaia e dei poveri (categorie che spesso si sovrappongono nel fenomeno delle nuove povertà, vedi alla voce working class), ormai privati perfino della possibilità di ipotizzare una coscienza di sé. Si tratta di un diario intimista che attraversa opere e autori diversi, alla ricerca di elementi che avvalorino la sua tesi: le classi sociali esistono, e la sudditanza psicologica che esercitano sugli emarginati ne ostacola l’acquisizione di consapevolezza. Una sudditanza che li induce a sublimare, quasi inconsciamente, una nostalgia per qualcosa che non sanno di aver perduto, e che richiede un lungo lavoro introspettivo – e di autocoscienza politicizzante – per riconoscere quanto profondamente abbiano introiettato un modello esterno, peraltro irraggiungibile se si nasce nella classe sbagliata.
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Chi ha e chi non ha. Storie di disuguaglianze, di Branko Milanovic
Questo libro ha il merito di completare il quadro della già citata cetomedizzazione italiana, la cui peculiarità sta nella colonizzazione persistente dell’immaginario collettivo: una borghesizzazione psicologica totalizzante, che però non trova riscontro nella realtà materiale. A partire da quella che l’economista serbo-statunitense definisce “seconda globalizzazione” – ovvero dalla caduta del Muro di Berlino in poi – le classi medie dei Paesi occidentali hanno infatti iniziato a perdere posizioni nel “pallottoliere” mondiale, scalzate dalla crescita di altre classi medie, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (formula infelice, che presuppone un unico modello di sviluppo universale). In primis, naturalmente, la Cina. Molto meno l’Africa, che continua a registrare una crescita economica stagnante – o lentissima – a fronte di una crescita demografica sostenuta.
Gli italiani appartenenti alle classi medie lo sanno (o dovrebbero saperlo): stanno scivolando sempre più verso la sottoclasse dei poveri e dei proletari, o della classe operaia in senso lato – comprendendo quindi anche il precariato e il cosiddetto bracciantato intellettuale. Se questo scivolamento appare meno evidente, è anche perché a queste persone è stato sottratto perfino il nome con cui potrebbero riconoscersi e stringersi attorno a un interesse comune (di classe, appunto). È ciò che emerge – e Milanovic lo sostiene, ma non è certo il solo – osservando l’andamento dei salari medi reali in Italia, che non solo non crescono, ma mostrano anzi una decrescita tutt’altro che felice.
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Le classi sociali in Italia oggi, di Pier Giorgio Ardeni
Arena ha avuto la lungimiranza di riportare il discorso sulla classe laddove dovrebbe stare – tra le persone – e di osservarlo soprattutto dove sarebbe più necessario ricominciare a farlo: tra i banchi di scuola. È infatti la scuola, prima ancora del lavoro, il luogo in cui ci si dovrebbe formare per colmare il gap derivante da una condizione di nascita priva di privilegi o segnata dallo svantaggio. È qui che lo Stato, in attuazione dell’art. 3, secondo comma, della Costituzione, dovrebbe intervenire “rimuovendo attivamente gli ostacoli di ordine economico e sociale”.
Quella parolina – “sociale” – piccola ma ancora resistente dal 1948, resta un monito: a ricordarci che, checché se ne dica, la società esiste eccome (malgrado gli individualisti friedmaniani e thatcheriani), e con essa esistono le classi sociali. Ha dunque pieno senso includere anche questo tra i divari da cui osservare e decifrare le storture del mondo: non solo quello di genere, non solo quello territoriale (Nord e Sud globali), di cittadinanza o generazionale (i giovani, la società li vede solo quando sbagliano), ma anche quello di classe.
È a scuola, infatti, che nasce il primo rigurgito di coscienza di classe – come ricorda Cruz – quando un compagno chiede per la prima volta: «Che lavoro fa tuo papà?». Da quella risposta emergono i grandi rimossi psicologici, economici e sociali ai quali il libro di Arena, si spera, possa contribuire a farci guardare in faccia. Ed è qui che sorge la domanda – trait d’union ideale tra Arena, Cruz, Milanovic e noi lettori: la globalizzazione ha davvero mantenuto le sue promesse? E, soprattutto, le classi sociali in Italia esistono ancora o sono state assorbite da un unico ceto medio dal benessere presumibilmente accessibile a tutti?
Le risposte iniziano a intravedersi ma, come in ogni viaggio, ciò che conta non è tanto la meta quanto il percorso. Questo libro promette di offrire una serie di argomentazioni utili e autorevoli per riportare al centro il grande rimosso di ogni discorso politico ed economico: la questione di classe. Un seme che potrebbe forse contribuire a estirpare la malattia della nostra democrazia: l’astensionismo – riaffermato con forza anche alle ultime regionali – che è la cartina di tornasole di un dato evidente. Gli esclusi, i marginalizzati, i dimenticati dalla storia (che non potrebbe essere altrimenti, visto che la storia la scrivono i vincitori e che, come ricordava Warren Buffett – non proprio un socialista –, la lotta di classe l’hanno vinta i ricchi) non si sentono rappresentati e finiscono per abbracciare la posizione rinunciataria del Bartleby melvilliano.
Le classi sociali in Italia oggi Pier Giorgio Ardeni Laterza Scopri di più
Hanno vinto i ricchi. Cronache da una lotta di classe, di Riccardo Staglianò
Staglianò offre un sostegno ulteriore alle tesi di Milanovic, ricordando come l’Italia sia l’unico Paese in cui, tra il 1990 e il 2020, i salari si siano ridotti del 3%. Più che domandarci come ciò sia possibile, dovremmo forse chiederci come sia possibile che non si sia scesi tutti in piazza. Da qui l’importanza di comprendere l’archeologia dell’ideologia che ci invita a non ragionare più in termini di classi sociali.
È utile, a questo proposito, richiamare la celebre frase dell’arcivescovo dom Helder Camara, precursore della teologia della liberazione e figura invisa ai potenti: «Quando do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista». È proprio questo modo pressapochista e qualunquista di bollare ogni attenzione alla disuguaglianza economica come un’appartenenza politica vaga e indifferenziata – dove nel calderone finiscono insieme Stalin, Lenin, la Cina e Marx – che priva gli esclusi degli strumenti per comprendersi e, di conseguenza, difendersi.
Hanno vinto i ricchi. Cronache da una lotta di classe Riccardo Staglianò Einaudi Scopri di più
Una breve storia dell’uguaglianza, di Thomas Piketty
L’economista francese sostiene che stiamo tornando a una concentrazione economica di stampo, addirittura, pre-feudale, in virtù della quale si può parlare di società di rentiers, appunto, di gente che campa di rendita, che ha ereditato la propria ricchezza – come testimonia Oxfam coi suoi dossier annuali, quantomeno, da due anni a questa parte – con buona pace dei sostenitori della meritocrazia.
Una breve storia dell’uguaglianza Thomas Piketty La nave di Teseo Scopri di più
Capitale e ideologia a fumetti, dal libro di Thomas Piketty, di Claire Alet e Benjamin Adam
Sempre La Nave di Teseo ha portato in Italia il più che necessario fumetto ispirato alle teorie di Thomas Piketty: una lettura ideale per avvicinarsi a questi temi attraverso una formula efficace, capace di offrire una visione d’insieme dalla profondità “orizzontale” sorprendente. Il volume mostra con grande chiarezza come i meccanismi dell’ingiustizia sociale ed economica si trasmettano di generazione in generazione e come, per comprenderli davvero – anche nel merito – sia indispensabile risalire molto indietro nel tempo.
Capitale e ideologia a fumetti, dal libro di Thomas Piketty Claire Alet e Benjamin Adam La nave di Teseo Scopri di più
Questione di classe, di Alessandro Sahebi
Per chi volesse riportare il discorso sulla coscienza di classe in ambiti come quello del lavoro o, ancor più, dell’economia marxista – tanto evocata nei dibattiti sui “cambi di paradigma” senza però guardare alle fondamenta teoriche ancora utili – questo libro rappresenta una variazione sul tema. Promette infatti un approccio più filosofico e ribadisce l’attualità di includere anche questa chiave interpretativa tra le lenti con cui leggere la realtà che ci circonda.
Questione di classe Alessandro Sahebi Mondadori Scopri di più
L’ecosocialismo di Karl Marx, di Kohei Saito
Un’altra corrente, tutt’altro che slegata da quella che tenta – con urgenza crescente – di riportare la questione della disuguaglianza nel discorso pubblico, e quindi anche il tema del divario di classe, è quella più esplicitamente politica che vede un ritorno, non certo casuale, alla ribalta del socialismo. Forse la lunga ombra proiettata dalla caduta del Muro di Berlino si sta finalmente diradando su questo terreno, complice anche l’arrivo sulla scena della Gen Z, meno condizionata – in questo senso – dall’eredità ideologica dei figli degli edonici anni Ottanta.
L’ecosocialismo di Karl Marx Kohei Saito Castelvecchi Scopri di più
Socializzare i profitti. Le leggi generali dell’economia politica nell’era dell’Antropocene, di Francesco Schettino
Mentre Saito tenta finalmente di far dialogare marxismo e questione ambientale – da lui a lungo trascurata, benché, sostiene Latouche, Marx l’avesse intravista e fosse stato dissuaso ad approfondirla dallo stesso Engels – sui nostri lidi un altro libro sta attirando attenzione. Due testi ideali per non farsi cogliere impreparati di fronte alle nuove istanze politiche che, almeno fuori dall’Italia, stanno emergendo con forza: basti pensare all’elezione di Zohran Mamdani a New York, di Sisse Marie Welling a Copenaghen o di Katie Wilson a Seattle. Tutti e tre accomunati da due tratti: sono giovani e sono socialisti. A conferma, forse, che nonostante l’onda lunga dell’esecrabile repressione di Genova 2001, qualcosa si muove: magari “avrete anche vinto voi”, ma avevamo ragione noi. Un altro mondo è possibile, e l’alternativa non è certo quella di Giddens e Blair.
Socializzare i profitti. Le leggi generali dell’economia politica nell’era dell’Antropocene Francesco Schettino Meltemi editore Scopri di più
L’economia è politica: tutto quello che non vediamo dell’economia e che nessuno racconta, di Clara E. Mattei
E se un altro mondo è possibile, anche un’altra economia lo è: una che guardi alla sostenibilità ambientale – con buona pace dei lobbisti del petrolio alla Cop30 – e alla distribuzione della ricchezza più che al suo accumulo come fine in sé. Per chiudere questa carrellata (tutt’altro che esaustiva), un altro libro che non sfigurerebbe sotto l’albero. L’autrice dirige il CHE, il Centro per l’Economia Eterodossa, e punta il dito proprio su ciò di cui oggi avremmo più bisogno.
Economisti, sì: ma di che tipo? Di quelli che si occupano della distribuzione della ricchezza e non del suo accumulo, della giustizia e della disuguaglianza. Di quelli che lavorano perché l’economia torni a parlare a tutti, perché questa “triste scienza” diventi comprensibile e accessibile, dato che i suoi effetti ricadono su ciascuno di noi. Per farlo, però, gli economisti non dovrebbero limitarsi a essere eterodossi: dovrebbero tornare a essere perfino eretici. Non solo pensare fuori dagli schemi, ma tradurre il loro sapere e portarlo a chi non ha avuto i privilegi di classe – e di cultura – necessari per appropriarsi di conoscenze oggi indispensabili per comprendere il proprio mondo e agire di conseguenza.
E se gli economisti non vengono da noi a condividere il loro sapere, allora tocca a noi andarcelo a prendere. Anche scegliendo i libri giusti da mettere sotto l’albero, come quelli suggeriti qui.
L’economia è politica: tutto quello che non vediamo dell’economia e che nessuno racconta Clara E. Mattei Fuoriscena Scopri di più
Produci, consuma, crepa. Manuale di resistenza e cambiamento, di Angelo Miotto
Questo articolo esce volutamente dopo il Black Friday, proprio per evitare di ricadere nella trappola consumista fatta di FOMO e di pseudobisogni indotti, che peraltro hanno un impatto deleterio sull’ambiente – non diversamente dalla fast fashion. Un tema che, se si vuole approfondire (ma solo, rigorosamente, dal 1° dicembre in poi), si può esplorare acquistando questo libro.
Produci, consuma, crepa. Manuale di resistenza e cambiamento Angelo Miotto Altreconomia Scopri di più
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Roberto Ferrigno
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