Mattarella, l’autogol sullo spread (e i cattivi consiglieri)

Le parole del Capo dello Stato hanno dato involontaria legittimazione a uno degli strumenti della turbofinanza. Una scelta improvvida dettata da consigli poco lungimiranti.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della dichiarazione al termine dell'incontro nel quale Giuseppe Conte ha rinunciato al mandato di formare il nuovo governo

Il 24 maggio, alla vigilia della crisi istituzionale scoppiata tre giorni dopo, al Social Coesion days di Reggio Emilia erano protagonisti Amartya Sen e Romano Prodi. L’ex presidente della Commissione Ue ha esordito con parole forti. “La futura lotta di classe sarà tra intermediatori e intermediati. Cioè tra Google e gli altri colossi del web, e i soggetti che sono in mezzo e vengono spremuti, come i riders. Questi intermedianti sono in testa alla classifica mondiale delle big corporation in termini di capitalizzazione di Borsa. E neppure uno è europeo”.

Romano Prodi Social Cohesion Days 2018

Vittima inconsapevole della turbofinanza

Quelle parole mi sono tornate alla mente la sera del 27 maggio. Nel momento esatto in cui sono saltato sulla sedia ascoltando il presidente Mattarella che citava gli spread come segno negativo degli effetti della crisi di governo.

Tra intermediatori (il sistema finanziario internazionale) e gli intermediati (i piccoli risparmiatori) si inseriva il massimo rappresentante di un istituzione democratica. Con il rischio di essere vittima inconsapevole della peggiore espressione della turbofinanza, dando una completa legittimazione ad un parametro come quello dello spread, con il corollario di agenzie di rating, fondi speculativi e ribassisti di ogni risma.

Il presidente che cita gli spread? La più alta carica istituzionale che legittima uno strumento del capitalismo turbofinanziario cannibale come parametro per misurare gli effetti negativi dell’instabilità politica?

Dichiarazione alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il Minsky moment

Sono convinto che il presidente della Repubblica non abbia mai avuto occasione di leggere Hyman Minsky. Il grandissimo economista post keynesiano ha più di tutti teorizzato che il capitalismo tende a far degenerare la stabilità in instabilità proprio per effetto della leva finanziaria.

Ma il suo consulente economico per le politiche economiche, Magda Bianco, sicuramente sì. Non fosse altro perché si è laureata all’Università di Bergamo dove Minsky ha vissuto e al quale è dedicato un dipartimento di Economia.  Purtroppo però deve essersene dimenticata. Anche grazie alla strettissima collaborazione con Carlo Cottarelli alla Banca d’Italia con cui ha lavorato nello sviluppo di modelli di analisi di cui l’attuale presidente del Consiglio incaricato è autore riconosciuto a livello internazionale.

La dittatura dello spread è frutto di drammatici errori insiti nella scelta di finanziarizzare il debito pubblico trasformandolo in un titolo azionario come gli altri. Una scelta voluta dal sistema, fatta male e gestita peggio.

Sinceramente credo che i cittadini preferiscano delle istituzioni che si occupano, o provano a farlo, di coesione sociale, reddito, diritti civili, ambiente, cultura, istruzione, welfare e non di indici finanziari e agenzie di rating. Anche perché delle scelte di Mattarella rischiano di beneficiarne, come ha scritto l’Economist, “la Lega, il più euroscettico dei due aspiranti partner di governo. Ma se ne gioverebbero anche i 5Stelle che hanno un mix di proposte di destra e sinistra e sono ben piazzati per erodere altri consensi ad un Pd profondamente diviso”.