Parte 1
Editoriali

Quel filo rosso tra crisi e devastazione sociale

Non potevamo non approfondire gli elementi che possono portare allo scoppio di una nuova crisi economica.

Di Andrea Di Stefano
Andrea Di Stefano, direttore responsabile di Valori, giornalista economico, è anche co-autore e conduttore della trasmissione "Il giorno delle locuste", in onda su Radio Popolare. Nella 18a legislatura è stato nominato, unico giornalista in Italia, consulente della Commissione d'inchiesta del Parlamento sul sistema bancario.

Non amiamo gridare al lupo al lupo. Ma non ci piace neppure chi preferisce nascondere le evidenze. Non potevamo, quindi, non fare un approfondimento sugli elementi che possono portare allo scoppio di una nuova crisi economica.

Ancora una volta il fattore scatenante è la finanza. Non solo quella irresponsabile che su Valori da quindici raccontiamo, analizziamo, svisceriamo e denunciamo con la nostra attività di informazione giornalistica indipendente, qualificata e documentata.

Le scelte delle principali banche centrali (Federal Reserve Usa, Bce, Bank of England e Bank of Japan per citare le più grosse) hanno sicuramente contribuito a mettere un argine alla crisi. Hanno però anche invaso il mondo con un enorme liquidità che non si è indirizzata verso l’economia reale. Numeri messi in luce da Matteo Cavallito. Il nostro redattore nel suo servizio descrive nel dettaglio le sei prove di una nuova crisi all’orizzonte. Dalle scelte della Fed sui tassi all’Argentina nuovamente a rischio di ennesimo default.

Le colpe del neoliberismo

La situazione del grande paese latinoamericano è senza alcun dubbio l’emblema della devastazione sociale prodotta dalle ricette del neo-liberismo. Un approccio che ha utilizzato la turbofinanza per depredare più rapidamente e soprattutto più a lungo termine le sue ricchezze come racconta nel nostro dossier Ruben H. Oliva.

In quel saccheggio c’è una firma tutta italiana che merita di essere indagata. Per questo continueremo a raccontare e approfondire le responsabilità di grandi nomi dell’imprenditoria made in Italy (come Techint e Benetton).

C’è molto più di un filo rosso tra l’approssimarsi di una nuova crisi economica scatenata dalle scelte errate della finanza (da quelle della politica monetaria al ruolo della speculazione) e la devastazione sociale prodotta in Argentina dalle ricette dei Chicago Boys e del Fondo Monetario Internazionale.

C’è il rischio reale di trasformare il paese Sud Americano in un narcostato. Un territorio dove le nostre ‘ndrine trovano terreno più che fertile come in tutti i contesti dove la distruzione della coesione sociale ha aperto le porte alla criminalità organizzata.

Non si tratta delle tanto decantate black list degli Stati Uniti quanto dell’esito delle recenti inchieste sul sistema off-shore che vede esponenti dell’establishment argentino (dall’attuale presidente Macri ai principali imprenditori) in prima fila nei Panama Papers e annessi.

Il sistema della finanza schermata dai paradisi fiscali nei paesi dove la diseguaglianza è più forte ha un implicazione “criminale” di primissimo piano. Restate connessi a Valori.it per capire e approfondire come queste dinamiche irresponsabili possano essere individuate e denunciate.

Sarà nuova crisi? Queste 6 prove dicono di sì

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile