Possiamo immaginare la fine di Meta? Forse oggi sì

Secondo un’inchiesta di Novethic e AlphaYoda, i processi sull’abuso di minori spingono gli investitori contro il modello di business di Meta

Dopo i processi ora Meta è sotto l’attacco degli investitori © panida wijitpanya/iStockPhoto

Possiamo davvero immaginare la fine di Meta, la piattaforma che tutti conosciamo come casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, ma che di diletta anche nella costruzione di cavi sottomarini e nella produzione di servizi tecnologici per l’esercito statunitense? Oggi forse sì. O almeno lo speriamo tutti quanti. Non fosse altro perché la piattaforma della Silicon Valley, e il suo fondatore Mark Zuckerberg, sono tra quelli più sdraiati sulle politiche suprematiste trumpiane. A parole, e anche nei fatti, date le ingenti donazioni al quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti.

L’inizio della possibile fine si è palesato la scorsa primavera grazie alle sentenze di condanna nei due maxiprocessi di Los Angeles (California) e Santa Fe (New Mexico).  Il giudizio della Corte, infatti, si riferiva in primo luogo al «consapevole abuso dei minori» portato avanti da Meta (e Alphabet, proprietaria di Google e YouTube). Ma andava oltre, perché fino a intaccare la vera e propria struttura dell’algoritmo con cui lavorano queste piattaforme. In buona sostanza, la giuria ha deciso che l’algoritmo al cuore di Meta è progettato consapevolmente per creare dipendenze, soprattutto nei confronti dei bambini. E questo potrebbe mettere in discussione l’intero modello di business della piattaforma.

Le controversie Esg non riguardano i contenuti di Meta, ma la struttura stessa della piattaforma

Lo sostiene la prima parte di un’inchiesta pubblicata dal quotidiano francese Novethic in collaborazione con la fintech AlphaYoda. Partendo proprio dalla storica sentenza del New Mexico, che ha scoperchiato il vaso di Pandora, l’inchiesta evidenzia come le controversie Esg (ambientali, sociali e di governance) possano rappresentare una minaccia diretta al modello di business di Meta. E metterne quindi in discussione l’esistenza. Anche se è difficile che un multinazionale che fattura oltre centosessanta miliardi di dollari l’anno, partecipata dai soliti fondi come Vanguard e BlackRock, possa scomparire da un giorno all’altro, diciamo che un pessimo risultato per Trump nelle prossime edizioni di Midterm potrebbe accelerarne il ridimensionamento.

«Per anni le controversie che circondavano Meta si sono limitate al rischio legato alla protezione dei dati personali», spiega infatti Marion Bitoune, co-fondatrice di AlphaYoda. Ma dal processo di Santa Fe qualcosa è cambiato. Al centro dei contenziosi non ci sono più i contenuti, ma la struttura. Nella seconda parte del processo, il procuratore generale dello Stato ha sottolineato infatti che Meta costituiva una «fonte di disturbo pubblico». Ha richiesto un’analisi approfondita delle attività dell’azienda, chiedendo al giudice di ordinarle di modificare gli algoritmi per proteggere meglio i minori.

«Questo processo rappresenta una svolta decisiva. Meta infatti non viene citata in giudizio per i contenuti che distribuisce, ma per il modo stesso in cui è stato realizzato il suo prodotto», continua Bitoune. Secondo i dati di AlphaYoda, già dallo scandalo di Cambridge Analytica del 2018 Meta si è trovata costretta ad affrontare 94 controversie in ambito Esg. Ma ancora più interessante è che il numero è cominciato ad aumentare nel 2023, quando sono cominciati i processi di Los Angeles e Santa Fe. Per poi esplodere nel 2025, anno in cui AlphaYoda ha registrato ben 32 ricorsi contro Meta sui temi Esg.

L’inchiesta di Novethic e AlphaYoda mostra tutte le vulnerabilità finanziarie di Meta

La mappatura delle controversie Esg nei confronti di Meta mostra che il tema sta acquisendo sempre maggiore importanza. E il loro impatto finanziario, secondo Novethic e AlphaYoda, rischia di decuplicarsi. Le varie sanzioni inflitte a Meta per violazioni della privacy hanno finora avuto conseguenze limitate. Ma i rischi legali legati alla tutela dei minori cambiano tutto. Da sola, la vittoria dello Stato del New Mexico dovrebbe costare a Meta circa 380 milioni di euro. Ma sono previste altre cause simili. In particolare quella intentata dallo Stato del Tennessee, prevista per la fine di luglio, che sarà la prima avviata da uno Stato a guida repubblicana.

Oltre ai potenziali danni, come detto, il principale rischio finanziario deriva dalle modifiche tecniche che queste piattaforme di social media potrebbero essere costrette ad apportare. Meta, ad esempio, ricava il 97% delle sue entrate dalla pubblicità. E gli utenti di età inferiore ai 18 anni rappresentano il 16% di tali entrate. Se Meta dovesse modificare il suo algoritmo e ridurre il coinvolgimento degli utenti, ciò comporterebbe una perdita di fatturato. I mercati stanno iniziando a scontare questo rischio finanziario, e gli investitori sono in agguato. Se lo scandalo di Cambridge Analytica aveva provocato un calo del 10% del valore dei titoli in Borsa, la prima sentenza in New Mexico ha prodotto un calo dell’8% il primo giorno e del 4% il giorno successivo.

Gli investitori chiedono ai dirigenti di Meta di prendere sul serio la sicurezza dei minori

Proxy Impact, una società di consulenza per le relazioni con gli azionisti, all’assemblea generale annuale di Meta ha presentato una risoluzione per aggiungere nel computo della remunerazione dei dirigenti i criteri Esg sulla sicurezza dei minori. «Gli investitori vogliono chiarimenti su come i dirigenti di Meta sono incentivati ​​a ridurre il rischio finanziario e reputazionale associato alla protezione dei minori», ha scritto Proxy Impact. La risoluzione ovviamente è stata respinta a larga maggioranza, ma rappresenta un primo segnale di allarme sul modello di business della piattaforma. Se, dopo i minori e le loro famiglie, i pubblici ministeri e i giudici, anche gli investitori nel loro piccolo si incazzano, per Meta potrebbero finalmente arrivare tempi duri. E noi potremmo cominciare a immaginarne la fine.

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