Finanza etica

In Europa il microcredito vale oltre 3 miliardi

L’indagine "Microfinance in Europe": quasi un milione di europei si sostiene col microcredito. I clienti principali? Le donne. Minore attenzione per migranti e disabili

Di Matteo Cavallito
Foto. Pixabay CC0 Creative Commons

Nel 2017 i cittadini europei che avevano accesso al microcredito erano 988mila. Una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, segnale evidente di un settore in espansione. Nello stesso anno, infatti, il valore dei microprestiti in circolazione nel Vecchio Continente ammontava a 3,2 miliardi di euro: il 16% in più rispetto al 2016.

Lo rivela l’ultimo rapporto congiunto dello European Microfinance Network (EMN) e del Microfinance Centre (MFC) diffuso in questi giorni. L’indagine – Microfinance in Europe: Survey Report 2016-2017 – esamina il contesto di 28 Paesi e oltre 150 istituzioni di microcredito di varia natura. Ci sono le Ong, che da sole coprono circa il 40% del campione; ma anche le istituzioni non bancarie (29%) e il mondo delle cooperative (19%) che si affianca alle banche tradizionali e agli enti pubblici. E a saltare agli occhi è la giovane età del settore: nel 58% dei casi le attività finanziarie sono state avviate dopo il 2000.

Fonte: Microfinance in Europe: Survey Report 2016-2017

Microcredito in crescita

Crescita, si diceva. Ovunque e comunque. Vale per i volumi complessivi – 2,1 miliardi erogati nel 2017, +11% rispetto al 2016 – così come per il numero dei prestiti concessi (660mila, +5%). E vale ovviamente per entrambi i comparti del mercato: il microcredito a scopo imprenditoriale (54% del totale) e quello a scopo personale (46%). Nel 2017, il valore del microcredito erogato agli imprenditori è stato pari a 1,1 miliardi (15% in più rispetto al 2016) distribuiti in quasi 286mila prestiti (+15%). Il numero dei finanziamenti a scopo personale concessi nel 2017 è leggermente diminuito (375mila circa, -2%) ma il loro valore totale – 1 miliardo di euro – è aumentato dell’8%. Elwin Groenevelt, presidente di EMN, parla di «un settore dinamico» che si regge sulla «combinazione di servizi finanziari e non finanziari (come quelli di assistenza allo sviluppo del proprio business, ndr)». Lucija Popovska, numero uno di MFC, sottolinea «il consistente potenziale di crescita per i prossimi anni».

Spagna leader, l’Italia vale 4 volte la Germania

La Spagna resta il grande leader di mercato. Nel 2017 i prestiti in essere a Madrid e dintorni valevano da soli quasi la metà del totale europeo: 1,47 miliardi. La Francia, seconda classificata, vanta un mercato ampiamente superiore al mezzo miliardo, mentre il microcredito in circolazione in Bosnia, terza in graduatoria, è pari a 292 milioni.

E l’Italia? Numeri assai più modesti ma non per questo da sottovalutare. I prestiti in essere nella Penisola ammontano a 67,2 milioni di euro (+17% sul dato 2016), un valore superiore a quello di altri mercati con una consolidata industria finanziaria. Il microcredito pendente nel Regno Unito non arriva a 50 milioni; quello tedesco si aggira sotto quota 16, la metà circa del controvalore registrato in Albania.

Molte donne, pochi migranti e disabili

L’inclusione finanziaria è il principale obiettivo dichiarato delle istituzioni di microcredito (lo afferma il 60% delle istituzioni interpellate) e le donne restano la categoria di maggiore interesse per gli operatori. «Le donne costituiscono il primo gruppo di clienti target a cui si rivolgono le istituzioni intervistate» si legge in una nota diffusa dagli autori. Seguono gli abitanti delle zone rurali, «disoccupati/beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito e giovani»; in fondo alla lista, per contro, ci sono immigrati, rifugiati e disabili.

Tra le 155 istituzioni interpellate sul problema, 100 indicano le donne come clienti principali; solo 15 si focalizzano su migranti e rifugiati; appena 6 sui disabili. La maggior parte degli intervistati, infine, sembra rivolgersi prevalentemente a imprenditori individuali e lavoratori autonomi, «seguiti da microimprese con un numero massimo di 5 o 10 dipendenti. Le istituzioni intervistate sostengono prevalentemente imprese già esistenti, ma di recente costituzione (fino a 5 anni)».

«Le donne costituiscono il primo gruppo di clienti target a cui si rivolgono le istituzioni intervistate»; in fondo alla lista, per contro, ci sono immigrati,rifugiati e disabili. Foto: Pixabay CC0 Creative Commons

Tassi di interesse in discesa

E I tassi di interesse? 10,9% all’anno sui prestiti imprenditoriali, 17,6% per quelli personali. Dati, questi ultimi, in lieve discesa rispetto alla rilevazione precedente sul biennio 2014-15. I costi di finanziamento però variano notevolmente: per l’area business c’è chi carica interessi annuali del 2% e chi del 34%; per i prestiti personali la forbice si allarga ancora di più tra gli estremi dell’1,2% e del 95%. Notevoli anche le differenze tra i singoli Paesi. Nel settore business si va dai tassi poco superiori al 4% rilevati in Polonia e Ungheria agli interessi compresi tra il 24% e il 24,7% di Kosovo e Moldavia. Nel comparto dei prestiti personali i valori più alti si registrano nella stessa Moldavia (41%) e nel Regno Unito (38,4% circa), i più bassi in Germania, appena il 3%, e in Italia, a quota 4,35%.

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