Lobby

“Sostenibile” ma non etica. Sulla finanza, la Commissione Ue ammicca alle lobby

Il concetto di "sostenibilità" abbracciato dalla Ue è ben diverso da quello proposto dalla finanza etica. Svilirlo apre le porte al greenwashing dei colossi bancari

Di Andrea Baranes

La “finanza sostenibile” è oggi al centro dell’agenda europea. L’UE ha avviato un percorso ai più alti livelli per arrivare a una legislazione in materia mentre molti dei maggiori gruppi bancari fanno a gara per posizionarsi sul tema.

Per chi da un ventennio porta avanti l’idea di finanza etica dovrebbe essere una buona notizia, se non altro perché implicitamente viene riconosciuta l’insostenibilità dell’attuale modello.

L’ambiente e il clima non bastano

C’è però un problema di fondo. Cosa intendiamo con questi termini? Cosa significa “finanza sostenibile” per come viene oggi proposta sui media e nei percorsi istituzionali?

Di fatto, l’attuale approccio dell’UE propone una definizione estremamente circoscritta. La sostenibilità è ridotta alla sola componente ambientale, o in maniera ancora più riduttiva ai soli cambiamenti climatici.

Il tema è tanto importante quanto urgente, ma non rappresenta che una delle dimensioni da prendere in considerazione. Nei primi documenti proposti dalla Commissione UE, incredibilmente si parla di finanza sostenibile senza mai nemmeno menzionare la parola “speculazione”. Non una parola sulle instabilità e crisi che genera la finanza, nulla sul tema dell’evasione fiscale e dei paradisi fiscali, nulla su diseguaglianze, praticamente nulla su diritti umani o del lavoro, al di là di un generico richiamo ad alcune convenzioni internazionali.

Se tradizionalmente la responsabilità di impresa include le tre dimensioni ambientale, sociale e di governance (ESG nell’acronimo inglese), di fatto al momento la “finanza sostenibile” contempla unicamente la “E” di environment.

Dalla Commissione UE le prime proposte legislative sulla finanza sostenibile

Le ragioni della Commissione

La scelta è per alcuni versi comprensibile. Tra pochi mesi si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo e l’attuale Commissione terminerà il proprio mandato. L’impegno è allora provare a mettere qualcosa nero su bianco per avviare un percorso che dovrà poi proseguire ed essere consolidato.

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In questo senso partire dalle questioni ambientali è relativamente più semplice. Da una parte i cambiamenti climatici sono (quasi) universalmente riconosciuti come un’emergenza da affrontare immediatamente, e dove tutti – finanza compresa – devono fare la loro parte. Dall’altra è spesso meno complesso trovare indicatori e criteri per misurare impatti e progressi sui temi ambientali rispetto ad altri.

Rischi climate change su specifici sistemi umani e naturali. IPCC SR15
Rischi climate change su specifici sistemi umani e naturali. FONTE: Rapporto SR15 – IPCC 2018

Le lobby alla caccia di un volto “sostenibile”

È però altrettanto vero che nel momento in cui fasce sempre più ampie della clientela dimostrano attenzione al tema, ci sono enormi interessi nel potersi dichiarare “sostenibili” senza cambiare il proprio modello di impresa.

Così le lobby del settore stanno esercitando enormi pressioni per diluire il più possibile il percorso e per ridurre al minimo gli impegni concreti anche in campo ambientale. In ogni caso, l’approccio attuale appare completamente diverso da quello della finanza eticamente orientata.

Le istituzioni di finanza etica considerano la dimensione ambientale e climatica come una delle molte da prendere in considerazione in una valutazione complessiva di tutti gli impatti non economici dell’attività economica.

Dalla speculazione ai diritti umani, dall’accesso al credito e l’inclusione finanziaria al comportamento in ambito fiscale, dall’attenzione ai più deboli alla partecipazione. Queste dimensioni sono moltissime anche solo da enumerare.

Una in particolare è fondamentale: la trasparenza. Banca Etica, oggi l’unico istituto a rientrare nella definizione di finanza etica secondo la legislazione italiana, è anche l’unico a pubblicare sul proprio sito l’elenco completo di tutti i finanziamenti erogati nella propria storia alle persone giuridiche. In questo modo tutti possono verificare direttamente dove vanno i loro risparmi una volta depositati in banca e anche monitorare i comportamenti e le scelte della banca stessa.

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Due approcci inconciliabili

Oggi finanza sostenibile e finanza etica sono espressioni che racchiudono due approcci non solo diversi ma in buona parte inconciliabili. La speranza è che il percorso europeo porti davvero ad alzare l’asticella in campo ambientale e spinga il sistema finanziario nel suo insieme verso una maggiore sostenibilità.

È necessario quanto urgente spostare enormi risorse dagli attuali investimenti e finanziamenti verso una riconversione ecologica dell’intero sistema economico. Le parole sono importanti, ma è poi necessario passare dalle parole ai fatti.

Greenwashing finanziario

Oggi sembra purtroppo che per molte banche, più che un impegno concreto, la sostenibilità sia unicamente un nuovo strumento di marketing, per ripulirsi l’immagine con il minimo sforzo. È un approccio che non possiamo permetterci. O meglio: che – anche limitandosi solo a parlare di clima – il Pianeta nel suo insieme non può permettersi. Non solo finanza etica e sostenibile sono due cose ben diverse, ma per buona parte della finanza, l’attuale visione di finanza sostenibile è semplicemente insostenibile.

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