I finanziatori scappano da Mozambique Lng (ma l’Italia, per ora, resta)
Regno Unito e Paesi Bassi si ritirano da Mozambique Lng per rischi climatici e diritti umani. L’Italia, tramite Sace e Cdp, resta ancora coinvolta
C’è chi dice no, per dirla con Vasco, a una finanza che rischia di esacerbare la crisi climatica offrendo sostegno a progetti di espansione del business fossile. Che è esattamente ciò che tutti gli organismi internazionali competenti in materia dicono da un pezzo che non s’ha da fare, se vogliamo seriamente mettere un freno alla crisi climatica.
Perché Regno Unito e Paesi Bassi si ritirano da Mozambique Lng
In questo caso il “no” è stato doppio ed è arrivato dai governi di Gran Bretagna e Paesi Bassi. Che hanno deciso di ritirare il loro sostegno finanziario all’ormai famigerato Mozambique Lng (gas naturale liquefatto). Un progetto da anni al centro di mille polemiche, di campagne internazionali di boicottaggio e anche di azioni legali incandescenti (si ipotizza addirittura la complicità in crimini di guerra) nei confronti della capofila, la francese TotalEnergies.
A inizio settimana organi di stampa hanno riportato che Peter Kyle, segretario di Stato britannico per le imprese e il commercio, ha comunicato lo stop all’operazione. Che avrebbe previsto un finanziamento pubblico da 1,15 miliardi di dollari. Il motivo è che le gravi vicende riguardanti il progetto (che ruotano intorno al cosiddetto “massacro dei container” al centro dell’azione legale ricordata) avrebbero messo a rischio i soldi dei contribuenti.
A stretto giro è arrivata la presa di posizione del ministro delle Finanze olandese, Eelco Heinen. Che al Parlamento dell’Aja ha comunicato che i Paesi bassi non saranno più coinvolti nel finanziamento di Mozambique Lng.
I “watchdog” internazionali mettono in allerta gli altri finanziatori
La Ong mozambicana Justiça Ambiental – promotrice in questi anni della campagna “Say No to Gas! in Mozambique”, sostenuta anche da importanti organizzazioni internazionali – ha accolto con favore la notizia e messo in guardia gli altri finanziatori da Mozambique Lng e altri progetti fossili nel Paese.
«La decisione del Regno Unito – ha affermato Daniel Rubiero, di Justiça Ambiental – dimostra che non è mai troppo tardi per correggere un errore. L’esplorazione del gas nel nord del Mozambico è stata associata a numerose violazioni dei diritti umani. Le comunità locali ne hanno subito le conseguenze più gravi, oltre ad aver perso i propri mezzi di sussistenza e le proprie terre. Il progetto è una “bomba di CO2” e avrà un impatto su uno degli ecosistemi più incontaminati dell’Africa. Speriamo che altri finanziatori riflettano sulla realtà di questo progetto e antepongano i diritti delle persone ai profitti».
A giugno di quest’anno anche la Ong statunitense Oil Change International, watchdog di riferimento a livello mondiale nella denuncia dell’espansione del business fossile, aveva avvisato il governo britannico di una possibile azione legale, ritenendo che il finanziamento a Mozambique Lng potesse costituire una violazione degli obblighi internazionali in materia di diritti umani. «Keir Starmer e il suo governo – ha commentato Adam McGibbon, di Oil Change International – hanno preso la decisione giusta. Mozambique Lng rappresenta un disastro ambientale e per i diritti umani. Impegnare i soldi dei contribuenti britannici per realizzare il progetto è stata una mossa sconsiderata da parte dell’ultimo governo, Starmer ora ha rimediato. È giunto il momento che anche gli altri finanziatori pubblici, come i governi di Stati Uniti, Italia e Giappone, e privati, come Standard Chartered, si ritirino e mettano fine a questo progetto da incubo».
Dal sostegno di Johnson allo stop di Starmer: il cambio di linea del Regno Unito su Mozambique Lng
In particolare gli attivisti consideravano fondamentale, per la realizzazione di Mozambique Lng, il sostegno finanziario del Regno Unito. Che risaliva al 2020 e si doveva all’insistenza dell’allora segretaria al Commercio Internazionale, Liz Truss, nonché del premier dell’epoca, Boris Johnson.
Il contrordine di Starmer pare costituisca un evento senza precedenti per quanto riguarda il sostegno finanziario all’esportazione per un progetto inizialmente approvato dal governo di Sua Maestà. L’auspicio degli attivisti è che ciò inneschi ora un “effetto domino” fra gli altri finanziatori. Tra l’altro il governo Starmer ha da poco messo uno stop alle licenze per nuove esplorazioni di oil&gas, una decisione salutata dagli attivisti come storica.
Pressione crescente su Sace e Cdp: che farà l’Italia?
Mozambique Lng vede un coinvolgimento importante anche dell’Italia. Sace, l’agenzia italiana per il credito all’esportazione, dovrebbe rilasciare una garanzia che sfiora il miliardo di euro a copertura dei prestiti per le operazioni di Saipem, che è coinvolta nel progetto. Fra questi prestiti spicca quello di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) da 650 milioni di euro. Chiaramente la pressione ora salirà sui due colossi finanziari pubblici e di conseguenza sul governo Meloni.
Fra chi ha seguito in questi anni tutto l’iter c’è la Ong italiana ReCommon. «Chiediamo che il governo italiano prenda posizione su questa vicenda così drammatica e obblighi Sace e Cdp a ritirarsi», ha dichiarato il campaigner Simone Ogno. «Dopo l’uscita delle agenzie di credito all’export di Regno Unito e Paesi Bassi, sarebbe scandaloso se centinaia di milioni di euro dei contribuenti italiani continuassero a essere destinati a un progetto così rischioso e macchiato da possibili gravi violazioni dei diritti umani».




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