Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa e potrebbe contenere dati o informazioni relative a fonti/reference dell'epoca, che nel corso degli anni potrebbero essere state riviste/corrette/aggiornate.

Il naufragio del Titanic e le colpe dei pirati

Ogni settimana il commento di Luca Pisapia sugli intrecci tra finanza e calcio

Come possa Dazn, che domenica con il derby di Milano ha stabilito il record con 2,2 milioni di spettatori, ovvero meno di una qualsiasi puntata di Uomini e Donne, pensare di voler dominare il mercato del calcio italiano, resta un mistero. Eppure è sua l’offerta più alta per la Serie A 2021-24 (840 milioni di minimo, contro i 750 di Sky) e con tutta probabilità uscirà vincente.

Certo, dietro Dazn c’è Tim, partner che aggiungerà una bella cifra per i diritti secondari e si impegna a coprire il 40% in caso di inadempienza, e che userà il pallone per potenziare la sua diffusione territoriale. Non basta, però sono fatti loro. Quanto toccherà pagare all’utente per vedere il pallone, è invece un problema. E sono fatti nostri.

Facciamo due conti: Sky si è aggiudicata la Champions, manterrà il decoder e, anche se dovrà rimodulare tipologia degli abbonamenti, probabilmente non chiederà meno di 40 euro. Dazn, che si vedrà in streaming o tramite app, dovrebbe costarne almeno 30. E siamo a 70 euro al mese – dispositivi esclusi – per non perdersi Parma-Crotone, partita che di solito non vedono nemmeno i familiari dei giocatori impegnati in campo.

Sorge il sospetto che il calcio, senza più i tifosi da colpevolizzare per ogni cosa, cominci a disprezzare i suoi clienti, ovvero gli spettatori. E forse è proprio così. Basti pensare che l’antitrust ha appena multato Sky per 2 milioni perché non ha fatto i rimborsi durante la sospensione dello scorso campionato, o, ancora peggio, ha ostacolato le legittime richieste. 2 milioni che sono nulla rispetto a quanto risparmiato da Sky evitando i rimborsi, ma questo non si dice.

Basti pensare che l’ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo, tra bilanci in rosso, plusvalenze gonfiate, proiezioni di perdite complessive per almeno 600 milioni, diversi club sull’orlo sul fallimento, l’altro giorno ha dichiarato di avere finalmente scoperto il male del calcio: la pirateria. Lo spettatore, appunto. Il feroce criminale che, a fronte di spettacoli orrendi e costi spropositati, prova a guardarsi gratis una partita in streaming, da quest’anno sarà punito con pene da sei mesi a tre anni di reclusione e multe fino a 25mila euro! Mentre i padroni ballano sul Titanic del calcio italiano. E non restituiscono nemmeno i soldi all’orchestra.