Il Nepal chiede i danni ai Paesi responsabili dei cambiamenti climatici

Il Nepal vuole che a pagare i danni della catastrofe siano Cina, Stati Uniti e India, ma intanto nemmeno le Nazioni Unite hanno soldi

Un'alluvione in Nepal nel 2024, Paese soggetto a ricorrenti disastri legati alla fusione dei ghiacciai © Rojen Maharjan/iStockPhoto

In breve

  • Il crollo di un ghiacciaio sul Langtang Lirung, il 26 agosto, ha causato oltre mille morti e cinquemila dispersi in Nepal, con danni stimati in 5 miliardi di dollari.
  • Il governo nepalese chiede un risarcimento a Cina, Stati Uniti e India, i tre Paesi maggiori responsabili delle emissioni globali di gas serra.
  • Anche il fondo Onu per i disastri climatici, con appena 820 milioni di dollari in cassa e richieste per quasi 3 miliardi, non riuscirà a coprire il bisogno del Nepal.

La mattina del 26 agosto un enorme blocco di ghiacciaio e roccia si è staccato dalla parete nord del Langtang Lirung. L’ondata di acqua, rocce e fango ha travolto tutto quello che si trovava lungo il bacino del fiume Bhotekoshi, in Nepal. Il bilancio della catastrofe è di oltre mille morti e 5mila dispersi, mentre le acque alluvionali hanno raso al suolo abitazioni, ponti e infrastrutture, distruggendo il 10% della capacità idroelettrica del Paese.

Il costo del disastro, secondo le autorità nepalesi, si aggira sui 5 miliardi di dollari. E adesso il Nepal chiede che a pagare i danni siano Cina, Stati Uniti e India. Ovvero i Paesi maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici che hanno generato la catastrofe.

La catastrofe in Nepal causata dai cambiamenti climatici

La catena montuosa dello Hindu Kush-Himalaya, di cui fa parte il Langtang Lirung, ospita la più grande concentrazione di ghiaccio al di fuori delle regioni polari. È una risorsa fondamentale: i sistemi fluviali che hanno origine in queste montagne sostengono quasi 2 miliardi di persone in diversi Paesi. L’Icimod, il Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle montagne con sede a Kathmandu, spiega che, dall’inizio del nuovo millennio, l’aumento delle temperature dovuto al consumo di combustibili fossili ha accelerato fortemente la perdita di ghiaccio da queste montagne. Anche il permafrost, il terreno rimasto congelato per lunghi periodi, si sta disgelando, indebolendo la resistenza naturale delle montagne.

«I cambiamenti climatici stanno giocando un ruolo importante nell’Hindu Kush-Himalaya, causando questo tipo di disastri complessi», ha dichiarato ad Associated Press Saswata Sanyal, esperto presso l’Icimod. «Siccome la temperatura terrestre aumenta a un ritmo più rapido a causa della combustione di petrolio, gas e carbone, le probabilità che si verifichino disastri di questo tipo aumentano. Specialmente sulle montagne dell’Himalaya, che si stanno riscaldando molto più rapidamente rispetto a molte altre parti del mondo».

Il Nepal chiede i danni a Cina, Stati Uniti e India

Per questo, come riferisce Bloomberg, il Nepal ha deciso di chiedere un risarcimento per i danni causati dalla catastrofe ai maggiori responsabili delle emissioni di gas serra. «Cina, Stati Uniti e India hanno contribuito in misura estremamente significativa ai cambiamenti climatici, lasciando che siano le nazioni più piccole a pagarne il prezzo», ha dichiarato il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal alla Kantipur Tv. Se il Nepal è responsabile di meno dello 0,1% delle emissioni climalteranti globali, la Cina lo è del 29%, gli Stati Uniti dell’11% e l’India dell’8%. La sproporzione è evidente.

© Bloomberg

«Il Nepal deve tenere la testa alta sulla scena internazionale e trasformare questa vicenda in una questione di giustizia», ha dichiarato ancora il ministro. «Solleveremo la questione in modo esplicito e con forza nelle sedi internazionali». L’intenzione è di farlo in vista della Conferenza delle parti sul clima, la Cop31, che si terrà a novembre in Turchia e i cui lavori preparatori non sono partiti benissimo, per usare un eufemismo. L’iniziativa del Nepal dovrebbe contribuire ad alimentare il dibattito su chi debba sostenere i costi finanziari dei danni dovuti ai cambiamenti climatici. Ma ottenere giustizia non sarà per nulla facile.

Il fondo Onu per i disastri climatici non ha soldi

Lo scorso anno la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha deliberato sugli obblighi giuridici degli Stati in materia di cambiamenti climatici. Stabilendo che la «violazione degli obblighi climatici da parte di uno Stato» costituisce «un atto illecito a livello internazionale che impegna la sua responsabilità». E che deve quindi comportare risarcimenti ai Paesi colpiti. Il parere della Corte, però, non è vincolante a livello giuridico. E non è finita qui.

«Al momento non ci sono i soldi», ha dichiarato al New York Times Richard Sherman, membro del consiglio di amministrazione del fondo delle Nazioni Unite istituito per aiutare i Paesi vulnerabili a riprendersi dai disastri legati al clima. Secondo le sue stime, il fondo potrebbe stanziare 20 milioni di dollari a favore del Nepal, a fronte dei 5 miliardi necessari. «Una cifra irrisoria», commenta Sherman. Come sempre, i ricchi devastano il Pianeta, i poveri ne pagano le conseguenze, nessuno se ne assume le responsabilità. Per questo la rivoluzione climatica passa necessariamente per la rivoluzione sociale, e viceversa.

Il Nepal, quindi, rischia anche di non ricevere gli aiuti minimi per ripartire dopo la catastrofe. Il fondo delle Nazioni Unite non ha più soldi anche perché gli Stati Uniti, con la seconda presidenza Trump, hanno cominciato a ritirarsi da tutte le organizzazioni internazionali. Istituito nel 2023, il fondo ha in cassa circa 820 milioni di dollari. Ma ha già ricevuto richieste da oltre cento Paesi per quasi 3 miliardi di dollari, e ora dovrebbe cominciare a erogare i primi pagamenti. Figuriamoci se avanzerà qualcosa per il Nepal.

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