Nik Storonsky, il numero uno di Revolut, prepara il salto tra i più ricchi del mondo
Il fondatore di Revolut Nik Storonsky lavora per trasformare il successo della neobank in ricchezza personale, emulando Elon Musk
In breve
- Nik Storonsky, primo azionista di Revolut con il 29%, vede la sua quota valere sulla carta circa 33 miliardi di dollari dopo la valutazione di 115 miliardi raggiunta dalla banca.
- Il pacchetto retributivo del Ceo assegna nuove azioni al crescere della valutazione; Revolut vuole anche alzare da 50 a 250 milioni il prestito garantito dalle sue azioni.
- Il modello ricalca quello usato da Elon Musk in Tesla e arriva mentre Storonsky affronta una causa legale per l’acquisto di un superyacht da 350 milioni di euro.
Le sanzioni da 11 milioni di euro comminate dall’Antitrust italiana per pratiche commerciali scorrette? Briciole, per Revolut. La banca online, fondata nel Regno Unito nel 2015, dichiara oltre 75 milioni di clienti privati e 800mila conti aziendali in tutto il mondo. Ad agosto ha ottenuto la licenza bancaria completa francese, la seconda nell’Unione europea dopo quella lituana, costruendo un nuovo polo per l’Europa occidentale.
Se le neobank conquistano quote di mercato è anche grazie alla loro immagine fresca, agile, alternativa rispetto alle banche tradizionali. Nei fatti, però, i meccanismi di concentrazione della ricchezza restano immutati. A incarnarli è prima di tutto il cofondatore e Ceo di Revolut, Nik Storonsky, lo stesso che la giuria di giornalisti finanziari riunita da dfv Euro Finance Group ha eletto banchiere europeo dell’anno 2025.
Il banchiere dell’anno si arricchisce ispirandosi a Elon Musk
Nonostante l’ipotesi di un’offerta pubblica iniziale (Ipo) circoli da tempo, Revolut non è quotata in Borsa. Durante l’estate la società ha avviato una vendita secondaria, consentendo ad alcuni dipendenti di cedere parte delle proprie azioni: un modo per fare entrare altri investitori senza emettere nuovi titoli. Il prezzo di vendita delle azioni colloca la valutazione complessiva della società attorno ai 115 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto ai circa 75 miliardi che un’operazione analoga le aveva attribuito un anno prima.
Nik Storonsky resta il maggiore azionista di Revolut. Se la valutazione della società sale, quindi, il suo pacchetto azionario vale di più. Ma l’imprenditore non sembra avere intenzione di accontentarsi di così poco. Come ha raccontato lui stesso, il suo pacchetto retributivo gli dà diritto a ricevere altre azioni man mano che la valutazione della società supera determinate soglie. A settembre 2025, quando Revolut ha raggiunto i 75 miliardi di dollari, la sua partecipazione è così salita dal 25% al 29%. Se toccasse i 200 miliardi, Storonsky potrebbe raggiungere circa il 40%. Per un valore teorico di 80 miliardi, abbastanza da introdurlo nel club degli individui più ricchi del mondo.
Stando alle indiscrezioni riferite dal Financial Times, Nik Storonsky starebbe negoziando un accordo per ricevere un premio ancora più ricco qualora la società superasse la valutazione di 500 miliardi di dollari. Se confermato, sarebbe il più grande del suo genere in Europa; incentivi simili sono più comuni tra i colossi statunitensi. È il caso di Tesla, i cui azionisti hanno approvato un piano che assegna a Elon Musk azioni per un valore fino a mille miliardi di dollari, a condizione che entro dieci anni la società raggiunga una serie di obiettivi molto ambiziosi, tra cui una capitalizzazione di 8.500 miliardi.
Nik Storonsky vuole trasformare le sue azioni di Revolut in denaro, senza venderle
Le azioni non sono denaro, finché non le si vende. Questo, almeno, sulla carta. Nella pratica, entrano a far parte del patrimonio che un individuo può dare in garanzia per ottenere un prestito da una banca o da un altro finanziatore. L’azionista riceve così liquidità senza cedere la propria partecipazione; se non restituisce il denaro, il creditore può rivalersi sui titoli.
È proprio la strada che Revolut vuole spianare al suo fondatore Nik Storonsky. Sempre il Financial Times fa sapere che ad agosto la neobank ha chiesto il via libera ai propri azionisti per incrementare la somma che il Ceo può chiedere in prestito garantendola con la propria quota. E aumentarla non di poco: da 50 a 250 milioni di dollari. Tutto questo senza più domandare il benestare del consiglio di amministrazione (com’è previsto ora per le garanzie di entità maggiore) e con molta più libertà su quante e quali azioni impegnare.
Lo scontro legale sul superyacht da 350 milioni di euro
Se e quando Nik Storonsky chiederà finanziamenti, e per cosa, non è dato saperlo. Per ora, l’imprenditore russo naturalizzato britannico sembra essersi ambientato piuttosto bene nel club dei super ricchi. A gennaio 2026 ha acquistato per 350 milioni di euro un superyacht lungo 102 metri, dotato di piscina a sfioro con fondo trasparente, beach club, palestra e camera per la crioterapia.
Un lusso che gli è però costato una causa. La società di brokeraggio Cecil Wright & Partners sostiene infatti di aver fornito una consulenza al family office di Storonsky, consigliando proprio l’acquisto di quell’imbarcazione. Storonsky avrebbe poi aggirato il broker per concludere l’affare direttamente con il venditore, l’imprenditore canadese ed ex giocatore di hockey Patrick Dovigi. La società si è quindi rivolta all’Alta Corte di Londra reclamando 17,5 milioni di euro, pari alla commissione del 5% che ritiene le fosse dovuta. Il family office di Storonsky giudica la pretesa «priva di fondamento».




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