Ambiente

Non solo a Taranto, anche in Francia Arcelor Mittal è accusata di inquinamento “mortale”

«A volte» abbiamo superato i limiti di inquinamento. Ha ammesso la stessa società. A Fos-sur-Mer concentrazioni cancerogene fino a 32 volte la soglia legale autorizzata.

Di Rosy Battaglia
Un'immagine che ha fatto discutere: Arcelor Mittal, nuovo proprietario dello stabilimento ex Ilva a Taranto, espone le bandiere a mezz'asta in segno di lutto per i bambini deceduti a causa dei veleni dell'azienda

Mentre dall’Italia arrivano le denunce per l’aumento delle emissioni inquinanti nello stabilimento dell’ex Ilva a Taranto, il nuovo proprietario dell’acciaieria, Accelor Mittal, non sembra rispettare l’ambiente (e la legge) neanche in Francia. Lo scorso 6 marzo, infatti, Bruno Ribo, il direttore dello stabilimento di Fos-sur-Mer, ha riconosciuto in diretta su radio France Bleu, che negli ultimi mesi l’impianto ha superato “a volte” i limiti delle emissioni ambientali.

Bruno Ribo répond aux accusations de pollution

Posted by France Bleu Provence on Wednesday, March 6, 2019

I guai in Francia

Lo scorso ottobre proprio in Francia una relazione dell’ispettorato del lavoro aveva già bloccato l’acciaieria. E, alla fine di dicembre, la prefettura di Bouches-du-Rhône aveva inviato al gruppo una multa di 15.000 euro per inquinamento atmosferico. Ordinando di adottare una serie di misure correttive, tra cui l’individuazione di fughe di gas sulle porte del forno coke e delle pericolose emissioni inquinanti, decine di volte superiori agli standard limite.

La multinazionale, di proprietà del magnate indiano Lakshmi Mittal, ha dichiarato, nel frattempo, di aver investito 130 milioni di euro in sicurezza ambientale dal 2012, ma ammette che non tutti i forni sono conformi agli standard. Mentre il Ministero della Salute francese ha autorizzato la creazione di un registro dei tumori, intorno allo stagno di Berre, l’area a ridosso dell’acciaieria, per misurare l’impatto degli inquinanti industriali sulla salute.

Accertati i danni per la salute

Uno studio dell’agenzia regionale per il controllo dell’aria, “Air Paca”, infatti, lo scorso anno, ha confermato il collegamento tra l’inquinamento atmosferico industriale proveniente dallo stabilimento e i rischi per la salute della popolazione.

Mappa qualità dell’aria intorno area ArcelorMittal, Fois sur Mer, fonte Marsactu

Come racconta il sito di inchiesta Marsactu, per anni associazioni, cittadini e ricercatori avevano cercato di mettere in guardia le istituzioni centrali sulla questione. Fino alla dichiarazione congiunta della prefettura, dell’Agenzia sanitaria regionale e dell’Air PACA, con la presentazione dello studio che ha messo in evidenza i luoghi con la più alta presenza di inquinanti, a partire dal benzene, che mettono a rischio la salute dei residenti, fino all’insorgere del cancro.

Già nel 2015, l’Ecocitizen Institute for Knowledge of Pollution aveva lanciato un’indagine per misurare la presenza di 50 sostanze nel sangue e nelle urine dei residenti. I risultati dello studio di biomonitoraggio saranno comunicati il ​​prossimo maggio.

Restano sul piatto i rischi per la salute dei cittadini residenti intorno all’acciaieria, proprio come a Taranto, e per gli stessi lavoratori. Come rivelato da Marsactu, un rapporto dell’ispettorato del lavoro, stilato sempre presso lo stabilimento ArcelorMittal di Fos-sur-Mer, riporta concentrazioni cancerogene fino a 32 volte la soglia legale autorizzata, senza alcuna protezione fornita ai lavoratori. Un pericolo noto da giugno 2017.

Bravo à l'inspectrice du travail, qui ne se laisse pas intimider. Honte sur la préfecture et les autorités sanitaires d'Arcelor Mittal qui laissent les ouvriers crever devant les fours.

Posted by Manu Théron on Monday, January 28, 2019

La direzione di Arcelor Mittal, contattata invece da Mediapart, ha assicurato che «dal 2012, ben prima che il report dell’ispettorato del lavoro lo menzioni, le persone che lavorano nella cokeria sono state sottoposte a un controllo medico “rafforzato”, compreso il personale impiegato sulle macchine di ricarica». Precisando che «i migliori equipaggiamenti protettivi disponibili sul mercato, come le maschere ventilate, sono stati messi a disposizione di tutti i lavoratori».

Il video shock sugli sversamenti di acidi

Nel frattempo, sempre alla ribalta delle cronache francesi è tornato il “lanceur d’alert”, Karim Ben Ali, autista assunto da una controllata di Suez Environment per trasportare i rifiuti prodotti dalle acciaierie Arcelor Mittal di Florange. Con un video su Faceboook, diffuso nel 2017 anche da Franceblue, aveva mostrato gli sversamenti illeciti che era costretto a operare per conto dell’azienda. Almeno 24 metri cubi al giorno, per tre mesi, di acidi che gli avevano provocato irritazioni alle mucose e perdite di sangue.

A seguito della sua denuncia, la Direzione Regionale per l’Ambiente francese (Dreal) aveva aperto un’indagine nell’estate del 2017 per “danno ambientale” per verificare la tracciabilità dei rifiuti, accertando, però, che  ci fu effettivamente una “gestione irregolare dei rifiuti”, ma nessun inquinamento.  Negato, naturalmente, anche da Arcelor Mittal.

Karim, invece, a seguito della vicenda, aveva perso il lavoro. Caduto in depressione, dopo aver sporto denuncia per “violazione intenzionale dell’integrità della persona, messa in pericolo e violazione delle norme di sicurezza e salute”, lo scorso 8 gennaio aveva minacciato, davanti all’entrata dei Great Bureaux, il quartier generale amministrativo di Arcelor Mittal, di “far saltare in aria” il reparto cokeria. Arrestato a sua volta, mentre si è aperto il nuovo processo per “lesioni involontarie” sempre contro la multinazionale, è stato rilasciato nei giorni scorsi.

La vie ruinée du lanceur d'alerte à ArcelorMittal. "Après une dépression et un burn-out, il se retrouve à son tour sur…

Posted by Mr Mondialisation on Monday, March 11, 2019

Alla fine, come riporta L’Express, Arcelor Mittal potrebbe essere condannata non per “danni ambientali”, ma per “gestione irregolare dei suoi rifiuti”, un crimine punibile con due anni di reclusione e 75.000 euro di multa. La multinazionale ha annunciato, intanto, già da dicembre, la dismissione dei forni a caldo dello stabilimento di Florence, uno degli impianti storici e strategici del gruppo.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile