La banca dei Brics compie dieci anni: alternativa al sistema o nuovo attore globale?
Governance paritaria, niente condizionalità e meno dipendenza dal dollaro: così la Nuova banca di sviluppo ridisegna la finanza globale
Da decenni, accanto al Fondo monetario internazionale (Fmi) e alla Banca mondiale, si è sviluppato un insieme di istituzioni finanziarie multilaterali a vocazione regionale: la Banca europea per gli investimenti (Bei) per l’Europa, la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (Aiib) per l’Asia, la Banca africana di sviluppo (Afdb) per l’Africa, la Banca interamericana di sviluppo (Bid) per l’America latina. Ognuna riflette le priorità del blocco che la finanzia. Ma c’è un’istituzione che ha assunto caratteristiche peculiari perché prova a costruire esplicitamente un modello alternativo a quello d’ispirazione occidentale. È la New Development Bank (Ndb), la Nuova banca di sviluppo, che nel 2025 ha festeggiato il suo decimo anno di attività.
Una banca dei Brics per superare Bretton Woods
La Nuova banca di sviluppo esiste dal 15 luglio 2014, quando i cinque leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica — i Brics — firmarono l’atto costitutivo a Fortaleza, in Brasile. In un decennio la banca ha approvato 122 progetti per più di 40 miliardi di dollari, come documenta il rapporto annuale 2024.
La Nuova nanca di sviluppo si pone in rottura con l’ordine monetario stabilito a Bretton Woods nel 1944, da cui derivano Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale. Basati sul principio «un dollaro, un voto», questi ultimi dipendono nei fatti dagli Stati Uniti. Per le decisioni strategiche serve l’85% dei voti e Washington da sola detiene il 17% delle quote, sufficienti a orientare o bloccare qualsiasi alternativa.
I rapporti di forza fotografati alla fine della seconda guerra mondiale però sono cambiati. Oggi, il blocco dei Brics rappresenta il 41% della popolazione e oltre un terzo del prodotto interno lordo (Pil) globale. Eppure dispone solo dell’11% dei diritti di voto al Fondo monetario internazionale. Come ha dichiarato il segretario generale dell’Onu António Guterres, «il sistema attuale è stato creato dai Paesi ricchi a beneficio dei Paesi ricchi».
A ciò si aggiunga il nodo del debito, che condiziona i Paesi in via di sviluppo. La Banca africana di sviluppo stima che il servizio del debito estero africano sia quasi triplicato in quindici anni: da 61 miliardi di dollari nel 2010 a 163 miliardi nel 2024. Quando la Federal Reserve alza i tassi, il costo del debito in dollari esplode per i Paesi emergenti, innescando svalutazioni e nuovo indebitamento. La dipendenza strutturale dal dollaro come valuta di riserva globale è uno degli elementi che la Nuova banca di sviluppo vuole contestare, con propri strumenti.
Governance paritaria, nessuna condizionalità: come funziona la Nuova banca di sviluppo
La Nuova banca di sviluppo si differenzia dall’architettura del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale su tre punti: governance paritaria, assenza di condizionalità politiche e finanziamento de-dollarizzato.
I cinque soci fondatori detengono ciascuno il 20% alla fondazione, ora circa il 18% con i nuovi ingressi. Non c’è diritto di veto. La presidenza ruota tra i fondatori. La banca conta oggi undici membri: ai cinque fondatori si sono aggiunti Bangladesh, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Algeria, Colombia e Uzbekistan (questi ultimi due approvati nell’estate 2025). Uruguay e Indonesia sono in fase di adesione.
La banca non impone condizionalità di politica economica, a differenza di Fmi e Banca mondiale che subordinano i prestiti a tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni e riforme strutturali. Come ha affermato la presidente Dilma Rousseff, ex presidente del Brasile: «La nostra Banca è stata creata dal Sud globale per il Sud globale. Il nostro modello è demand-driven: sono i Paesi membri a definire le proprie priorità di sviluppo».
L’assenza di condizionalità ha però una conseguenza diretta: la banca finanzia i progetti sulla base delle legislazioni locali. Se quella legislazione garantisce standard ambientali deboli o tutele insufficienti sul lavoro o sui diritti umani, la Nuova banca di sviluppo non interviene. I piani di gestione ambientale degli investimenti non sono pubblici. Non esiste un meccanismo indipendente di accountability a cui le comunità colpite possano rivolgersi.
La priorità della Nuova banca di sviluppo: emanciparsi dal dollaro
L’obiettivo politicamente più concreto della Nuova banca di sviluppo riguarda il finanziamento in valute locali. Quando gli Usa alzano i tassi per combattere l’inflazione interna, il costo ricade sui Paesi emergenti con debiti in valuta americana. «La volatilità diventa la regola, non l’eccezione», aveva sintetizzato Rousseff. Ed è esattamente per questo che il finanziamento in valuta locale è per la Ndb una scelta strategica con implicazioni politiche, non solo tecniche.
I dati mostrano una progressione: dal 23% del 2021 al 25% nel luglio 2025, con obiettivo del 30% entro fine 2026. Nel 2024 il 43,5% delle nuove approvazioni è in valute diverse dal dollaro, contro il 4% della media delle banche multilaterali tradizionali. La Nuova banca di sviluppo è il maggior emittente di panda bond al mondo: le obbligazioni in yuan sul mercato interbancario cinese hanno raggiunto 75,5 miliardi di yuan (circa 9,7 miliardi di euro).
Il percorso è stato però accidentato. Quando nel 2022 la Russia invase l’Ucraina, la banca fu costretta a congelare i prestiti a Mosca per non perdere i rating delle agenzie americane. Per oltre un anno non ha potuto accedere ai mercati obbligazionari internazionali.
Brics Pay, un nuovo ecosistema di pagamenti
La dipendenza dal dollaro non riguarda solo i rating o l’accesso al mercato obbligazionario: investe il commercio tra i Paesi Brics nel suo complesso. Già nel 2019, nel summit annuale della banca veniva posto il tema di un sistema di pagamento alternativo ai canali internazionali.
La risposta si chiama Brics Pay: un ecosistema di pagamenti decentralizzato che permette transazioni in valute nazionali senza passare per il dollaro. Non una moneta unica (progetto abbandonato), ma un’infrastruttura interoperabile che colleghi sistemi già esistenti. Un prototipo è stato testato nell’ottobre 2024 a Mosca. Le stime prevedono un lancio operativo tra il 2025 e il 2027, nonostante permangano ostacoli significativi tecnici e politici.
Trump, aggregatore involontario dei Brics
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha operato da aggregatore involontario attorno ai Brics e alla costruzione di un Sud globale sempre più alternativo agli Stati Uniti e all’Occidente. Il 20 gennaio 2025 Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ha smantellato l’Usaid, l’agenzia americana di cooperazione internazionale, con tagli a circa l’85% dei progetti. Il Tesoro ha chiesto a Fmi e Banca mondiale di abbandonare le «agende estese e sfocate». Una scelta che Oliver Stuenkel, professore di relazioni internazionali alla Fundação Getulio Vargas di San Paolo, su Foreign Policy ha sintetizzato così: «”America First” rafforza solo la logica dei Brics. Il puro unilateralismo richiede una controcorrente stabilizzatrice».
Un nuovo spazio nel mondo multipolare
Uno spazio che è ben chiaro ai Brics, come dimostrano i passaggi del discorso di apertura di Dilma Rousseff al decimo meeting annuale della Ndb. «Non siamo qui per sostituire nessuno, ma piuttosto per dimostrare che c’è più di un modo per promuovere lo sviluppo. I Paesi emergenti e in via di sviluppo meritano istituzioni che comprendano le loro sfide, rispettino le loro scelte e sostengano le loro ambizioni. Nel prossimo decennio dobbiamo consolidare la nostra leadership nel promuovere uno sviluppo equo, sostenibile e autonomo in un mondo multipolare. Ciò significa sviluppare ulteriormente un’istituzione che non sia solo finanziariamente solida, ma anche politicamente rilevante e trasformativa».
Dopo dieci anni di avvio dei suoi primi strumenti finanziari di sviluppo, l’espansione dei Brics alimenta la possibilità di una riorganizzazione più equa dell’ordine mondiale e una riduzione della dipendenza dalla finanza occidentale. Anche se, tuttora, le dimensioni della Nuova banca di sviluppo non configurano i Brics come alternativa del sistema, ma come riformatore e protagonista autonomo nel nuovo mondo multipolare.




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