Obiettivi di sviluppo sostenibile. A che punto è l’Italia?

Bene sul fronte ambiente. Non tanto per povertà, lavoro e disparità di genere. L'istat fa il punto sul contributo dell'Italia al raggiungimento degli obiettivi fissati ...

Di Elisabetta Tramonto

Buone notizie per la riduzione delle emissioni inquinanti e la diffusione dell’istruzione. Abbastanza bene gli obiettivi di eliminazione del divario di genere, lo sviluppo dell’industria, l’innovazione e le infrastrutture. Male sul fronte della lotta alla povertà e del lavoro garantito per tutti, delle fonti energetiche rinnovabili (cresciute molto ma ora ferme) e dello stato delle città.

L’Istat fa il punto su quanto l’Italia stia contribuendo al raggiungimento dei Sustainable Development Goals, i 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile da raggiungere a livello mondiale, stabiliti nel 2015 dalle Nazioni unite. E lo fa con il primo “Rapporto Sdgs 2018, Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia”.

Lotta contro la povertà, cibo per tutti, salute, istruzione, parità di genere, accesso all’acqua, energia pulita, lavoro, innovazione, eliminazione delle diseguaglianze, riduzione dell’inquinamento, consumi responsabili, clima, tutela del mare, consumo di suolo, pace, diffusione del web. Sono gli indicatori considerati per misurare lo sviluppo economico, sociale e ambientale. Per poi fornire ai governi informazioni utili a prendere decisioni politiche.

Un “occasione importante (quella del Rapporto dell’Istat) – ha dichiarato il presidente dell’istituto di statistica Giorgio Alleva – per monitorare la strategia internazionale per il raggiungimento dei Sdgs”. E fare il punto su come (e se) l’Italia stia contribuendo a perseguirli.

Ecco una sintesi della situazione italiana per ogni obiettivo:

Il nostro Paese resta ancora indietro nella lotta alla povertà. “In Italia la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30%, con una tendenza all’aumento”, si legge nel rapporto dell’Istat. “La povertà di reddito riguarda il 20,6% della popolazione; la grave deprivazione materiale il 12,1% e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 12,8%. La situazione appare in peggioramento e le disparità regionali sono molto ampie. Nel 2017 si stima siano 5 milioni e 58mila gli individui in povertà assoluta”.

Più che garantire cibo per tutti, nel caso dell’Italia l’obiettivo “fame zero” si trasforma in “obesità zero”. Tanto che il Rapporto Istat scrive: “In Italia, un bambino su tre (6-10 anni) è sovrappeso, ma la tendenza è al miglioramento”.

Sul fronte salute il nostro Paese sembra essere in ottime condizioni. Dal Rapporto dell’Istat emerge che: “L’Italia ha da tempo raggiunto l’obiettivo posto dalle Nazioni Unite per la mortalità neonatale e per la mortalità sotto i 5 anni, collocandosi tra i Paesi con la più bassa mortalità infantile. Il tasso standardizzato di mortalità tra 30-69 anni per tumori maligni, diabete mellito, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche è in costante diminuzione dal 2004. Il tasso standardizzato di mortalità per suicidio è in Italia più contenuto rispetto al resto dell’Europa. Tra il 2004 e il 2016 il numero di morti in incidente stradale si è quasi dimezzato”.

Buone notizie per l’istruzione: “Gli ultimi dieci anni hanno portato un diffuso avanzamento sul fronte dell’istruzione inclusiva. Il tasso di abbandono precoce è sceso, nel 2016, al 13,8%, rimanendo sostanzialmente stabile nel 2017 (14%)”.

La situazione del divario di genere e, in generale, la condizione delle donne in Italia non si può dire soddisfacente. “Diminuisce la violenza contro le donne, ma ne aumenta la gravità e rimane stabile la violenza estrema. Il divario di genere è ampio, pur se in diminuzione nel lavoro domestico e di cura non retribuiti. Riguardo alle donne nei luoghi decisionali, economici e politici, emergono segnali positivi, ma la presenza resta bassa”.

Le notizie sul fronte dell’accesso all’acqua pulita non sono del tutto rassicuranti: “L’indicatore relativo all’efficienza della rete di distribuzione è in peggioramento. Il 10,1% delle famiglie italiane lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni, in aumento nel 2017”.

Nulla di buono per  l’energia sostenibile. “Il contributo delle fonti rinnovabili è cresciuto rapidamente, ma c’è una recente inversione di tendenza. Cresce la quota di popolazione che non riesce a scaldare l’abitazione”.

E sul fronte lavoro, seppur ci siano miglioramenti, l’Italia continua ad essere indietro. “L’occupazione è in crescita negli ultimi quattro anni, ma nel 2017 il tasso di disoccupazione permane ancora su livelli notevolmente più elevati rispetto al periodo pre-crisi. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro è quasi doppio rispetto al livello Ue”.

Sviluppi “leggermente positivi” anche per industria, innovazione e infrastrutture: “L’intensità di ricerca è in lenta progressione. L’incidenza di imprese che introducono innovazioni tecnologiche è diminuita nel triennio 2012-14, ma, secondo stime preliminari, risulta in forte aumento nel periodo più recente (2014-16)”.

L’Italia si dimostra ancora un Paese diseguale. “Fino al 2007, la crescita in Italia dei redditi della popolazione a più basso reddito è stata più elevata di quella dei redditi complessivi. Dal 2008, a causa della crisi economica, le flessioni osservate sono state più ampie per i redditi relativamente più bassi, mentre la fase di ripresa non ha comportato una riduzione delle disuguaglianze economiche. Nel 2016 l’Italia, con il 19,1% del reddito disponibile per il 40% più povero della popolazione, si pone al di sotto della media europea”.

Buone e cattive notizie sul fronte delle città sostenibili. “Si registra un tendenziale miglioramento del livello di inquinamento atmosferico da particolato, anche se con un aumento dei valori nell’ultimo anno. In costante diminuzione la quota di rifiuti urbani conferiti in discarica. Nessun miglioramento nella soddisfazione per l’utilizzo dei mezzi pubblici. Il dato sull’abusivismo edilizio è in crescita negli ultimi dieci anni con una lieve battuta di arresto negli ultimi due anni (19,4% nel 2017), ma con forti differenze territoriali. La spesa pubblica pro capite per la protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici è diminuita in dieci anni”.

L’Italia è da anni è impegnata per strutturare un buono standard di raccolta differenziata, ma i risultati ancora non sono del tutto soddisfacenti, con notevoli differenze da una regione all’altra. “Tra il 2010 e il 2016 la percentuale di riciclo dei rifiuti è aumentata di 10 punti percentuali. L’Italia si colloca però ancora al di sotto del target europeo al 2020. La quota di rifiuti oggetto di raccolta differenziata è più che raddoppiata rispetto al 2004, pur restando al di sotto degli obiettivi previsti dalla normativa nazionale”.

Buone notizie per l’ambiente. “Nel periodo 1995-2015 le emissioni di gas serra nel nostro Paese sono diminuite di quasi il 20%. la riduzione si è verificata a partire dal 2004, in coincidenza anche con i minori consumi conseguenti alla crisi economica. Con un valore di 7,3 tonnellate pro capite, l’Italia si posiziona al di sotto della media europea per le emissioni di gas serra (8,8 tonnellate)”.

Stabile negli anni la situazione dei nostri mari. “In Italia, la superficie delle aree marine protette è pari complessivamente a 3.020,5 chilometri quadrati. I tre quarti delle aree protette si trovano in Sardegna, Sicilia e Toscana. La percentuale di coste balneabili sul totale della linea litoranea è pari al 67,2%. La quota di costa non balneabile comprende le zone che presentano rischi di natura igienicosanitaria o di sicurezza, ma anche le aree militari, i porti, le foci di fiumi e le aree soggette a tutela naturale. Le variazioni nel corso degli anni sia della estensione delle aree marine protette, sia della percentuale di costa balneabile sono molto lievi”.

Il consumo di suolo resta un emergenza. In Italia “il consumo di suolo è in fase di rallentamento, ma continua ad avanzare a ritmo sostenuto. L’Italia è dotata di una straordinaria ricchezza di biodiversità, sulla quale gravano tuttavia importanti minacce: oltre il 30% delle specie terrestri di vertebrati è a rischio di estinzione nel nostro Paese”.

“Si riduce il tasso di omicidi di uomini nel corso degli anni. Nel caso delle donne il tasso rimane stabile. La quota di popolazione vittima di aggressioni o rapine consumate è pari all’1,4%. Il 4,1% delle donne e lo 0,7% degli uomini in età compresa tra i 18 e i 29 anni sono stati vittime di violenze di tipo sessuale, prima dei 18 anni. Diminuisce nel corso degli anni la quota di detenuti nelle carceri italiane in attesa di primo giudizio”.

“La quota di reddito nazionale lordo destinata dal nostro Paese all’APS (aiuto pubblico allo sviluppo) cresce, in particolar modo nel 2016, mentre l’andamento dell’APS ai Paesi meno sviluppati è stabile. Nel corso degli ultimi otto anni, l’incidenza di famiglie che accede a Internet tramite connessione a banda larga è cresciuta consistentemente, fino a superare il 70%, ma la variabilità territoriale è ancora elevata. In aumento la popolazione che utilizza Internet”.

 

 

 

 

 

 

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