Ocean Viking: la motovedetta libica che ha sparato era finanziata dall’Italia

La motovedetta della Guardia costiera libica che ha attaccato la Ocean Viking nell'agosto 2025 era stata restaurata con fondi europei e consegnata dall'Italia

Migranti su un barcone © Naeblys/iStockPhoto

Il 24 agosto 2025, la Ocean Viking di Sos Méditerranée si trovava in acque internazionali, autorizzata dal centro di coordinamento marittimo italiano a deviare dalla rotta verso il porto sicuro assegnato per soccorrere un’imbarcazione in difficoltà. Aveva già a bordo 87 sopravvissuti.

Una motovedetta della Guardia costiera libica si è avvicinata con manovre aggressive. Ha intimato l’allontanamento e ha aperto il fuoco senza preavviso, anche mentre la nave stava già cambiando rotta. Più di cento fori di proiettile sullo scafo, quattro finestre del ponte in frantumi, antenne distrutte, gommoni di salvataggio gravemente danneggiati. Nessun ferito, per miracolo, ma equipaggio e sopravvissuti esposti a pericolo di morte immediato.

Quella motovedetta si chiama Houn 664. È una classe Corrubia della ex Guardia costiera italiana, restaurata con fondi dell’Unione europea nell’ambito del programma Sibmmil. E consegnata alle autorità di Tripoli nel giugno 2023 durante una cerimonia a Messina. A ricostruire la filiera che unisce i bilanci comunitari, i cantieri navali italiani e l’attacco è un report realizzato da IrpiMedia per Sos Méditerranée pubblicato il 13 marzo scorso.

Sibmmil: il programma Ue-Italia per la Libia e i fondi non tracciabili

Sibmmil – acronimo di Support to integrated border and migration management in Libya – è il programma più importante della cooperazione italo-europea con Tripoli in materia di controllo delle frontiere. È stato lanciato nel luglio del 2017, a cinque mesi dalla firma del memorandum Minniti. Articolato in due fasi e concluso formalmente il 31 dicembre 2025, ha potuto contare su un budget complessivo di 61,2 milioni di euro. Finanziati principalmente dall’EU Emergency trust fund for Africa.

IrpiMedia ha tracciato, attraverso la consultazione di bandi di gara su portali italiani ed europei, poco più di 34 milioni di euro. Pari al 56% del totale. Il restante 44%, quasi 27,2 milioni di euro di fondi pubblici europei, resta opaco. Non esistono informazioni pubblicamente accessibili su come sia stato speso. Le richieste di accesso agli atti presentate da IrpiMedia presso le autorità italiane hanno avuto esito negativo, con la motivazione che i documenti richiesti «incidono direttamente sulle relazioni internazionali dell’Italia con i Paesi terzi». Un decreto del ministero dell’Interno del marzo 2022, firmato dall’allora ministra Luciana Lamorgese, ha ampliato le categorie di documenti sottratte al diritto di accesso. Includendo quelli relativi a «intese tecnico-operative per la cooperazione internazionale di polizia inclusa la gestione delle frontiere e dell’immigrazione».

Le risorse tracciabili sono state impiegate principalmente per la fornitura e la manutenzione di imbarcazioni alla Guardia costiera libica, l’addestramento degli equipaggi, la creazione del centro di coordinamento marittimo (Mrcc) di Tripoli entrato in funzione a fine 2024, la fornitura di mezzi terrestri per il pattugliamento delle frontiere. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni, che ha implementato la prima fase del programma insieme al ministero dell’Interno italiano, ha ricevuto circa 12,6 milioni di euro. Di questi, IrpiMedia ha potuto tracciare solo 3,6 milioni.

Il Cantiere navale Vittoria di Adria: appalti libici e quattro indagini

Il principale beneficiario di Sibmmil è il Cantiere navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo, fondato nel 1927. Si è aggiudicato cinque appalti per un totale di oltre 7,7 milioni di euro, di cui più di 6 milioni per tre imbarcazioni destinate alla Guardia costiera libica. Se si considerano anche le commesse precedenti a Sibmmil – legate ad altri programmi europei e al Fondo Africa italiano, risalenti al 2013 – il totale degli appalti legati alla Libia vinti dall’azienda supera i 15 milioni di euro.

Il 7 febbraio 2023, nella sede del cantiere, si è tenuta la cerimonia di consegna della prima delle tre imbarcazioni commissionate nell’ambito di Sibmill. Erano presenti il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il suo omologo libico Najla Al Mangoush e l’allora commissario europeo per l’allargamento Olivér Varhelyi. Meno di due anni dopo, il Cantiere navale Vittoria è in liquidazione. Il bilancio 2024 registra un passivo superiore a 26 milioni di euro, mentre quello del 2023 segnava un buco di 80 milioni. A febbraio 2025 l’imprenditore Roberto Cavazzana ha acquisito il cantiere per 8,2 milioni di euro dalla famiglia Duò.

Ai problemi economici si sommano quelli giudiziari. Nel settembre 2025, durante le riprese del programma televisivo Report di Rai3, sono state trovate nel magazzino due mitragliatrici Browning M2 calibro .50 di produzione belga, vendute al cantiere da Leonardo, non dichiarate nei documenti di bordo come previsto dalla legge.

La Procura di Rovigo ha aperto un’indagine per detenzione illegale di armamenti. Parallelamente, la Direzione distrettuale antimafia di Venezia ha aperto un fascicolo per traffico internazionale di armi. Un terzo filone riguarda aspetti finanziari legati al cambio di proprietà con ipotesi di riciclaggio. E la Procura anticorruzione europea (Eppo) in Croazia indaga sull’ipotesi di corruzione di pubblico ufficiale per l’aggiudicazione di un appalto per navi della polizia costiera croata.

Come la Corrubia italiana è diventata la Houn 664 libica

La Corrubia G113 Partipilo della Guardia costiera italiana diventa la Houn 664 libica attraverso un percorso preciso. Nell’agosto del 2021 il dipartimento della Pubblica Sicurezza chiede a Bruxelles un finanziamento aggiuntivo nell’ambito di Sibmmil per rimettere a nuovo due imbarcazioni da donare alla Guardia costiera libica. A settembre arriva l’approvazione per 3,3 milioni di euro, gestiti dall’Agenzia Industrie Difesa (Aid). IrpiMedia ha tracciato bandi di gara relativi alle due imbarcazioni per 2,6 milioni di euro, di cui quasi 1,2 milioni per la revisione dei motori, aggiudicata a Mtu (gruppo Rolls Royce).

La cerimonia di consegna avviene a Messina il 23 giugno 2023. Poche settimane dopo, il 7 luglio, una motovedetta Corrubia si avvicina pericolosamente a un gommone di Sos Méditerranée durante un salvataggio e spara in sua direzione per interrompere l’operazione. Secondo le ricostruzioni del JL Project, si tratterebbe già della Houn. Dal 12 agosto 2023 l’imbarcazione è di stanza al porto di Al-Khoms, circa 120 chilometri a est di Tripoli. Da lì tra luglio 2023 e giugno 2024 ha effettuato almeno nove intercettazioni, riportando in Libia non meno di 321 persone.

La conferma che la nave responsabile dell’attacco del 24 agosto 2025 fosse proprio la Houn 664 è arrivata comparando le immagini riprese dalla Ocean Viking e dal velivolo SeaBird 3 di Sea-Watch con le foto delle quattro Corrubia in dotazione alle autorità libiche, analizzando le piccole differenze strutturali tra le imbarcazioni. L’identità della nave è stata confermata anche dalla commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica in una risposta scritta al Parlamento europeo del dicembre 2025.

Abdulsalam Al-Zoubi: il comandante libico ricevuto a Roma dopo l’attacco

L’attacco alla Ocean Viking non è comprensibile senza la figura di Abdulsalam Al-Zoubi, sottosegretario alla Difesa del governo di unità nazionale di Tripoli. Nato a Misurata nel 1990, ex camionista per la raccolta dei rifiuti diventato miliziano durante la rivoluzione anti-Gheddafi, Al-Zoubi è comandante del 301° battaglione di fanteria – poi istituzionalizzato nel 2022 come 111ª brigata corazzata – nell’area che va da Tripoli a Misurata passando per Al-Khoms. Esattamente la zona di operazione della Houn.

A luglio 2024 viene nominato colonnello e sottosegretario alla Difesa. A maggio 2025 la sua brigata partecipa all’operazione che ha eliminato Abdel Ghani al Kikli detto Gheniwa, capo della SSA. Una delle milizie più potenti di Tripoli. Con la dissoluzione della SSA, Al-Zoubi acquisisce il controllo di asset pubblici strategici, tra cui l’autorità per gli appalti e la General Electric Company of Libya – indicata dagli analisti Onu come snodo del contrabbando di prodotti petroliferi.

Il 31 agosto 2025, sette giorni dopo l’attacco, l’ambasciatore Ue in Libia Nicola Orlando incontra Al-Zoubi a Tripoli per discutere dell’incidente. E pubblica una foto su X commentando che «abbiamo concordato di continuare gli sforzi congiunti per sostenere i diritti umani». Il 4 settembre, Al-Zoubi è a Roma. Incontra prima il ministro della Difesa Guido Crosetto, poi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo della Polizia Vittorio Pisani e il direttore dell’Aise Giovanni Caravelli. Nel comunicato del Viminale sull’incontro, l’attacco alla Ocean Viking non viene menzionato. Piantedosi dichiara che «la nostra cooperazione per la gestione delle sfide migratorie e di sicurezza prosegue».

Forniture europee e intercettazioni: i dati che collegano navi e respingimenti

Il report di IrpiMedia inserisce l’attacco in un trend documentato. Tra il 2021 e il settembre 2025, sono almeno 24 gli episodi in cui attori libici – inclusa la Guardia costiera – hanno interferito o aggredito imbarcazioni di Ong nel Mediterraneo centrale. In otto casi le forze di Tripoli hanno aperto il fuoco. Il 2024 è stato l’anno con più incidenti documentati: dieci. Un rapporto di Sea-Watch pubblicato a novembre 2025 ne censisce 72 a partire dal 2016, con una netta accelerazione dal 2023. L’attacco alla Ocean Viking è il primo caso dall’agosto 2016 in cui le autorità libiche hanno deliberatamente preso di mira una nave di una Ong.

Parallelamente, le intercettazioni di migranti da parte delle autorità libiche mostrano una correlazione con le forniture di imbarcazioni europee. Se nel 2019 i migranti intercettati e riportati in Libia erano stati 9.200, nel 2021 hanno toccato quasi 32.500. Nel 2025 sono state oltre 27mila persone, il secondo valore più alto mai registrato. Un documento del Consiglio Ue del luglio 2024 riconosce esplicitamente che le imbarcazioni fornite con fondi europei «hanno rafforzato la presenza marittima della Guardia costiera libica e la sua efficacia nell’intercettare le imbarcazioni dei migranti».

Nel solo gennaio 2026 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo centrale sono stati almeno 430. E le autorità libiche hanno intercettato 537 persone. Dati probabilmente sottostimato a causa del ciclone Harry.

Corte dei Conti Ue: il monitoraggio sui fondi in Libia non è mai partito

Già nel gennaio 2024, un documento confidenziale della missione Irini – l’operazione navale europea nel Mediterraneo centrale – avvertiva i funzionari del Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas) che «esiste il rischio che i finanziamenti e le attrezzature forniti alla Libia non raggiungano gli obiettivi previsti o possano essere utilizzati in modo improprio». La «quasi certezza» degli stessi militari europei era che le autorità locali del nord della Libia controllassero o tollerassero diversi tipi di traffici illegali.

In risposta all’attacco alla Ocean Viking, la Commissione ha avviato una serie di interlocuzioni con le autorità libiche. Definite, nei documenti interni ottenuti da IrpiMedia, come svoltesi in un «contesto costruttivo». Un rappresentante della Guardia costiera libica di Tripoli ha dichiarato in queste sedi che, nell’attacco alla Ocean Viking come nel successivo attacco alla Sea-Watch 5 del 26 settembre 2025, le procedure operative standard sono state pienamente rispettate. La Commissione ha preso atto.

Sul monitoraggio delle attività finanziate dall’Eutf, la Corte dei Conti europea aveva già denunciato nel settembre 2024 che, nonostante gli auditor avessero «constatato prove evidenti di una situazione» tale da richiedere la sospensione delle operazioni europee in Libia, «la Commissione non ha finora interrotto alcuna attività dell’Eutf nel Paese». Un ente terzo incaricato del monitoraggio era stato annunciato dalla Commissione nel 2022. Ma quattro anni dopo non sono noti né il suo nome né i risultati del suo lavoro.

Dopo Sibmmil arriva Harbour: la cooperazione con Tripoli continua

Nell’ultimo steering committee di Sibmmil, tenutosi a Roma nel novembre 2025 alla presenza di funzionari europei, italiani e libici, «è stato chiarito che l’iniziativa ha avuto successo e che la necessità di un progetto di follow-up è condivisa da tutti», si legge in un documento interno ottenuto da IrpiMedia. Il nuovo programma si chiamerebbe Harbour ed è già stato discusso tra Italia, Libia e la DG Mena della Commissione europea.

La linea della Commissione è stata ribadita pubblicamente a fine novembre 2025 dal commissario alla migrazione Magnus Brunner in un’intervista al Times of Malta. «Non abbiamo alternative» al collaborare con le autorità libiche, ha dichiarato. Una posizione che il report di IrpiMedia definisce incompatibile con il quadro dei diritti umani. A febbraio 2026, l’Ohchr e la Missione Onu in Libia hanno pubblicato un rapporto che descrive la situazione dei migranti nel Paese come un «modello di sfruttamento» diventato «prassi abituale – una realtà brutale e normalizzata». E chiedono una moratoria sulle intercettazioni e sui respingimenti verso la Libia fino a quando non siano garantite adeguate tutele dei diritti umani.

Sos Méditerranée, nel report, chiede al governo italiano la sospensione di ogni sostegno alla Guardia costiera libica, l’abrogazione del Memorandum del 2017, la piena tracciabilità dei fondi pubblici destinati alla cooperazione e l’istituzione di una commissione parlamentare con potere di controllo continuativo. Richieste che, alla luce della storia documentata in questo report, sembrano destinate a restare, almeno per ora, senza risposta.

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