In Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche complici
TotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzio
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l’Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.
Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all’Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un’altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.
Gli articoli che compongono il dossier:
- Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitense
Un viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificati - Da Vaca Muerta all’Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del fracking
Il giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l’export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di Eni - In Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche complici
TotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzio - Nell’Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefatto
Mentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischio - Dalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnl
Dalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all’Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnl
Il 29 gennaio 2026, TotalEnergies ha annunciato il pieno riavvio di tutte le attività del progetto Mozambique Lng nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, in Mozambico. La notizia è arrivata dopo quasi cinque anni di sospensione. A marzo 2021 un attacco del gruppo jihadista al-Shabab contro la città di Palma aveva costretto la multinazionale francese a dichiarare la forza maggiore ed evacuare il personale. Ora il progetto riparte. Ma, secondo le organizzazioni della società civile, le condizioni che avevano portato alla sospensione non sono state risolte. Anzi, si sono aggravate.
Che cos’è Mozambique Lng
Mozambique Lng è uno dei più grandi investimenti in combustibili fossili mai realizzati nell’Africa subsahariana. Il progetto prevede l’estrazione, la liquefazione e il trasporto di gas dai giacimenti dell’Area 1, al largo della costa nord del Mozambico. Il gas, estratto da venti pozzi offshore, sarà trasportato a terra tramite un gasdotto di 40 chilometri fino a un impianto di liquefazione da circa 70 chilometri quadrati.
Una volta liquefatto, il gas naturale liquido (Gnl) verrà caricato su navi cisterna destinate principalmente all’India e ad altri mercati asiatici. La capacità produttiva iniziale sarà di 12,88 milioni di tonnellate di Gnl all’anno, con possibilità di espansione fino a 43 milioni. Il costo complessivo del progetto ha raggiunto i 20 miliardi di dollari, finanziati nel 2020 da un consorzio di diciannove banche commerciali, otto agenzie di credito all’esportazione e la Banca africana di sviluppo.
Quella di Mozambique Lng è una storia di sfollamenti, violenze e impunità
Fin dall’inizio, il progetto ha lasciato una scia di devastazione nelle comunità locali. A marzo 2020 già 556 famiglie erano state reinsediate con la forza per fare spazio all’impianto, con altre duemila destinate a seguirle. Le comunità di pescatori sono state spostate a 10 chilometri dall’entroterra, privandole della loro principale fonte di sostentamento. Le metodologie di compensazione sono state denunciate come irrazionali. Chi cedeva 10 ettari di terra si vedeva assegnare un’abitazione e solo un ettaro in un luogo diverso, spesso irraggiungibile per paura delle forze di sicurezza.
A queste ingiustizie si è aggiunta l’insurrezione jihadista, iniziata nel 2017, che ha militarizzato l’intera regione. Il governo mozambicano ha dispiegato forze armate nell’area del gas, mentre le aziende hanno assoldato compagnie di sicurezza private. Tra cui, secondo quanto riportato, la milizia russa Wagner. Nel luglio 2020 i miliziani hanno ucciso otto subappaltatori di TotalEnergies. Nell’aprile 2021, l’attacco a Palma ha causato decine di morti tra i civili.
Ma è il cosiddetto“massacro dei container” ad aver riportato il progetto al centro dell’attenzione internazionale. Secondo indagini giornalistiche pubblicate da Politico, Le Monde e SourceMaterial, tra luglio e settembre 2021 l’esercito mozambicano – parte della Joint Task Force finanziata e supportata logisticamente da TotalEnergies – avrebbe detenuto, torturato e ucciso decine di civili in container metallici all’ingresso del cantiere del gas. Le vittime erano persone in fuga dai villaggi colpiti dagli attacchi di Al-Shabab. Secondo i documenti interni ottenuti attraverso richieste di accesso agli atti rivolte ai finanziatori pubblici del progetto, TotalEnergies sarebbe stata a conoscenza delle violazioni dei diritti umani commesse dalla Task Force già da maggio 2020. Molto prima del massacro.
TotalEnergies sotto accusa in tribunale: la denuncia penale per crimini di guerra
Il 18 novembre 2025 il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr) ha depositato una denuncia penale in Francia contro TotalEnergies per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizioni forzate. La denuncia è stata presentata alla Procura nazionale antiterrorismo francese (Pnat) che ha anche il mandato di indagare sui crimini internazionali. TotalEnergies è accusata di aver direttamente finanziato e supportato materialmente la Joint Task Force mozambicana, fornendole alloggi, cibo, equipaggiamenti e bonus ai soldati. Pur essendo a conoscenza delle sistematiche violazioni dei diritti umani che aveva commesso.
Questa denuncia si aggiunge a un’altra, presentata nel 2023 dai sopravvissuti e dai parenti delle vittime dell’attacco a Palma, che accusa TotalEnergies di non aver garantito la sicurezza dei suoi subappaltatori. A marzo 2025 la procura di Nanterre ha aperto un’indagine preliminare contro la multinazionale per omicidio colposo e omissione di soccorso.
«TotalEnergies sapeva che le forze armate mozambicane erano accusate di sistematiche violazioni dei diritti umani. Eppure, ha continuato a sostenerle con l’unico obiettivo di proteggere le proprie strutture», ha precisato Clara Gonzales di Ecchr. «Le aziende e i loro dirigenti non sono attori neutrali quando operano in zone di conflitto. Se abilitano o alimentano crimini, possono essere ritenuti complici e dovrebbero rispondere delle loro azioni».
Il ritiro del Regno Unito e dei Paesi Bassi: un segnale che le banche ignorano
Nel corso del 2025, due governi europei hanno fatto un passo indietro. Il Regno Unito, tramite UK Export Finance (Ukef), e i Paesi Bassi, tramite Atradius Dsb, hanno ritirato il loro supporto finanziario al progetto, a seguito di indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza mozambicane. Il premier britannico Keir Starmer ha riconosciuto pubblicamente che il coinvolgimento era stato un errore.
A inizio 2025, BankTrack e un’ampia coalizione di Ong avevano inviato lettere formali a tutti gli istituti finanziari coinvolti nel finanziamento del progetto, chiedendo loro di prendere posizione pubblica sulle accuse di violazioni dei diritti umani. La risposta è stata sostanzialmente il silenzio: nessuna delle banche interpellate ha risposto in modo costruttivo. Il database di monitoraggio di BankTrack conferma che, mediamente, meno del 5% delle banche risponde positivamente alle questioni sollevate dalla società civile.
Le proteste contro le banche che continuano a finanziare TotalEnergies per Mozambique Lng
A maggio 2025 attivisti e azionisti hanno fatto sentire la propria voce all’assemblea degli azionisti di Standard Chartered, accusando la banca di essere complice nella distruzione ambientale. Il 29 gennaio 2026, lo stesso giorno del rilancio, BankTrack, Urgewald, Justiça Ambiental, Les Amis de la Terre France e Reclaim Finance hanno pubblicato un appello congiunto.In esso chiedono a tutti gli istituti finanziari di rifiutare qualsiasi nuovo finanziamento al progetto.
Nonostante questi segnali, quasi 30 istituti finanziari privati continuano a figurare tra i finanziatori del progetto. Tra di loro ci sono Crédit Agricole, Société Générale, Standard Chartered, JPMorgan Chase, Mizuho, Mitsubishi Ufj Financial Group e Industrial and Commercial Bank of China. A fine gennaio 2026 Standard Chartered, Natixis e Citi hanno aiutato TotalEnergies a raccogliere 3,5 miliardi di dollari tramite un’emissione obbligazionaria, parte dei cui proventi potrebbe finanziare anche Mozambique Lng.
A luglio 2025 i membri di Friends of the Earth International hanno avviato una causa legale contro la banca pubblica americana Exim per l’approvazione di 4,7 miliardi di dollari a sostegno del progetto. Sul fronte tedesco, la ong Urgewald punta il dito su Deutsche Bank. Nonostante lo scandalo umanitario, la banca – assieme alle sue controllate Dws e Union Investment – continua ad aiutare TotalEnergies a raccogliere capitali.
La bomba climatica e la biodiversità minacciata
Oltre alle violazioni dei diritti umani, il progetto rappresenta una delle più grandi minacce per il clima nell’Africa orientale. Il metano, infatti, ha un potere climalterante climalterante 87 volte superiore a quello della CO2 su un’orizzonte a vent’anni. Secondo le stime di BankTrack e degli esperti del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), che tengono conto delle fas di estrazione, lavorazione e trasporto, le emissioni dirette del progetto ammonterebbero a circa 44,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Nell’arco della sua intera vita utile, il progetto potrebbe emettere fino a 4,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente: una “bomba climatica”.
A livello ambientale, la costruzione dell’impianto ha richiesto l’abbattimento di mangrovie, il dragaggio di fondali marini e la perturbazione di praterie di posidonia. Il sito si trova a pochi chilometri dal Parco Nazionale delle Quirimbas, riserva della biosfera Unesco, che ospita centinaia di specie di uccelli, elefanti, leoni, leopardi, otto specie di mammiferi marini e oltre mille specie di flora. Tra le specie minacciate dall’impatto acustico e fisico del progetto figurano la balenottera boreale, l’albatro dal naso giallo indiano e le tartarughe liuto e embricata. Tutte classificate come in pericolo dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).
«La terra appartiene ai mozambicani, non alla Francia»
A novembre 2024 Justiça Ambiental – la principale organizzazione ambientalista mozambicana, affiliata a Friends of the Earth International – ha documentato due settimane di proteste continue contro TotalEnergies e il progetto Mozambique Lng da parte delle comunità di Afungi, nel distretto di Palma, per le violazioni del piano di reinsediamento. Le comunità locali denunciano di non aver ricevuto una compensazione equa e di essere state private delle loro terre ancestrali senza un adeguato processo di consultazione. Il che costituirebbe una violazione della legge mozambicana.
A dare conto della situazione sul campo è Anabela Lemos, direttrice di Justiça Ambiental. «Le comunità vivono in una totale incertezza», racconta a Valori. «Hanno paura, ma nutrono anche la speranza che TotalEnergies mantenga le sue promesse, perché hanno perso tutto: terre, mezzi di sussistenza, diritti, il loro futuro. La situazione della sicurezza è molto preoccupante. L’insurrezione è ancora attiva e, con la ripresa del progetto e l’aumento del personale coinvolto, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla sicurezza del cantiere, a scapito della popolazione. Con i subappaltatori che si spostano nell’area del progetto, dove la sicurezza è più alta, le persone hanno la sensazione che le zone dove vivono le comunità restino più esposte».
Le comunità locali restano inascoltate e non ricevono gli indennizzi promessi
Sul fronte delle compensazioni, la situazione resta irrisolta. Delle 445 famiglie che avevano firmato accordi con il progetto tra ottobre 2023 e febbraio 2024, e delle altre 158 ancora in attesa di un accordo, solo alcune hanno ricevuto quanto dovuto. «Alcuni casi sono stati risolti e pagati, ma molti non hanno ancora ricevuto alcun indennizzo. Abbiamo ricevuto oltre mille segnalazioni da comunità locali. TotalEnergies è più concentrata sulla costruzione delle infrastrutture del progetto, in ritardo a causa della forza maggiore, invece di risolvere le numerose questioni in sospeso legate al reinsediamento», aggiunge Lemos.
Le comunità di Macala, Mangala, Quitunda, Ngumbi e del comune di Palma non hanno ricevuto risposte formali alle questioni sollevate durante le manifestazioni di novembre 2024. «Diverse promesse fatte dal progetto non sono state mantenute», conferma Lemos. Il giudizio finale è netto: «Questa è la definizione stessa della maledizione delle risorse. Una bomba climatica in uno dei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Mozambique Lng colpisce un ecosistema di importanza globale per la biodiversità e distrugge i mezzi di sussistenza delle comunità locali che quell’ecosistema lo avevano custodito. Spinge un Paese povero verso un debito sempre più alto, la militarizzazione e il conflitto, mentre si accumulano i rapporti sulle violazioni dei diritti umani. Questo progetto va cancellato. E serve un approccio nuovo all’energia, centrato sulle persone».
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