Con il pacchetto Omnibus sulla difesa meno controlli sull’export di armi
Dietro una riforma presentata come tecnica si nasconde un tema politico più ampio: chi controlla la circolazione delle armi e con quali garanzie
La Commissione europea ha presentato a giugno 2025 il pacchetto Omnibus sulla difesa (Defence Readiness Omnibus). Una serie di norme pensate per ridurre la burocrazia, accelerare le procedure per gli appalti comuni, introdurre procedure di autorizzazione accelerate per i progetti di difesa europei e semplificare il trasferimento di materiale militare all’interno dell’Unione europea.
Uno dei punti più critici riguarda le licenze generali di trasferimento che consentono il trasferimento illimitato di materiale militare per diversi anni. Quelle individuali, al contrario, vengono rilasciate per specifiche operazioni di trasferimento verso un determinato destinatario finale. L’estensione dell’uso delle licenze globali rischia di ridurre il controllo sulla destinazione finale delle armi, in particolare per quanto riguarda pezzi di ricambio, componenti e tecnologie, su cui vigono già ora meno controlli e restrizioni.
Per esempio, se un sistema d’arma è prodotto da più Paesi nell’ambito di un progetto europeo, solo lo Stato in cui viene assemblato deve effettuare i controlli sull’export. Senza il coinvolgimento degli altri partner che hanno fornito i componenti.
Con l’Omnibus sulla difesa, l’export di armi potrebbe dirigersi verso Paesi autoritari o in guerra
La semplificazione delle procedure di export di armi dovrebbe applicarsi solo agli scambi tra Paesi dell’Unione europea, ma il pacchetto Omnibus sulla difesa presentato dalla Commissione prevede anche il trasferimento di armi senza licenza nell’ambito di partenariati transfrontalieri o in situazioni di crisi non ben specificate. In questo modo, si estende la possibilità di inviare armi in maniera semplificata anche fuori dai confini dell’Unione.
I “prodotti” della difesa europea potrebbero quindi finire nelle mani di Paesi autocratici o coinvolti in conflitti. Il che costituirebbe una violazione di diverse legislature nazionali relative all’export di armi e della stessa Posizione Comune 2008/944/PESC dell’Unione europea. Quest’ultima stabilisce in maniera vincolante otto criteri comuni sulla base delle quali valutare le licenze di esportazione.
Inoltre, il pacchetto semplificazione propone di spostare l’onere della conformità alle leggi nazionali sull’export dagli Stati – titolati al momento ad autorizzare le operazioni – all’azienda. Lo stesso soggetto che ha interesse a vendere le proprie armi al maggior numero di clienti, dunque, dovrebbe garantire che gli acquirenti rispettino i criteri imposti dalle leggi, senza il controllo statale.
Il monito della società civile sugli effetti della semplificazione
Le criticità del pacchetto Omnibus sulla difesa non sono sfuggite alle organizzazioni che si occupano di monitorare l’export europeo di armi. In una lettera aperta pubblicata a inizio maggio, 26 associazioni hanno chiesto un passo indietro sulla semplificazione relativa ai trasferimenti di armi, ma non solo. Secondo i firmatari, anche la proposta di delegare alla Commissione alcuni poteri in materia di trasferimenti di armi è problematica. Questa conferirebbe infatti alla Commissione il potere di definire elementi chiave dei sistemi nazionali di controllo delle esportazioni, pur non avendo tale competenza in base ai trattati dell’Unione europea. Nonostante la politica estera e di difesa resti in capo ai governi nazionali, la Commissione sta usando da anni le sue competenze in materia di competitività industriale per avere un ruolo sempre più rilevante.
Secondo le organizzazioni firmatarie, la Commissione quindi sta anteponendo gli interessi dell’industria della difesa alle esigenze di trasparenza e di controllo democratico. Così, rischia di accelerare le vendite globali di armamenti grazie a un pacchetto di riforme presentato come meramente tecnico ma dalle importanti implicazioni politiche. Inoltre, le associazioni lamentano il fatto che la Commissione considera queste questioni principalmente dal punto di vista degli interessi dell’industria militare, escludendo dalle sue consultazioni la società civile, e in particolare i movimenti pacifisti.
Meno controlli sull’export per avvantaggiare le industrie della difesa
Come spiega Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Pace e Disarmo, la motivazione dietro il pacchetto Omnibus sulla difesa è chiara. «I soldi del piano di riarmo europeo e dei programmi correlati a un certo punto finiranno. Le altre iniziative sono di tipo finanziario, quindi sostenute dal debito, e alcuni Paesi come l’Italia faticano ad accedervi. Quindi tutto questo scale-up di produzione che l’industria sta facendo grazie ai soldi degli Stati membri e dell’Unione europea finirà le risorse, ma a quel punto l’industria avrà aumentato la propria capacità produttiva». Ecco allora che arrivano le modifiche all’export di armi. «Le aziende devono accedere più facilmente ai mercati esteri, per questo è necessario limitare i controlli».




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