Tassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianze
Il nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessaria
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.
Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.
Gli articoli che compongono il dossier:
- Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessaria
Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale - Tassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)
Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezza - Tassare le eredità: quanto (e come) si paga in Europa
Dalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianze - Tassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianze
Il nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessaria - Tassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tutti
Un estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia sociale - Tassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»
Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in Francia
Ogni anno i potenti della Terra (leader politici, industriali, dirigenti, accademici) si incontrano nella cittadina di Davos, immersa nelle montagne svizzere, per il summit del World Economic Forum. E ogni anno l’organizzazione umanitaria Oxfam li accoglie pubblicando un corposo report che descrive il nostro presente per ciò che è veramente. Lontano dai palchi e dalla retorica. Sottolinea, per esempio, che i patrimoni dei miliardari sono cresciuti dell’81% tra il 2020 e il 2025, mentre il tasso di riduzione della povertà è rimasto stagnante. O peggio che in un continente come l’Africa la povertà è addirittura aumentata. In una società così lacerata dalle disuguaglianze in cui poche élite concentrano su di sé il potere economico e politico, avverte Oxfam, è in bilico la tenuta stessa della democrazia.
Oxfam descrive un mondo spaccato a metà dalle disuguaglianze estreme
Il 2025 è l’anno in cui è stata oltrepassata la soglia dei 3mila miliardari nel mondo: la loro ricchezza netta aggregata supera i 18.300 miliardi di dollari. Per avere un termine di paragone, è otto volte il Pil di un’economia avanzata come l’Italia. Ventisei volte le risorse necessarie per far sì che ogni persona sulla Terra si sostenti con almeno 3 dollari al giorno, uscendo dalla povertà estrema. Solo nel 2025, questa ricchezza aggregata è cresciuta (in termini reali) di 2.500 miliardi di dollari: si potrebbero distribuire 250 dollari a qualsiasi altro abitante del Pianeta e avanzerebbero comunque 500 miliardi. I dodici miliardari più ricchi del mondo hanno una ricchezza superiore alla metà più povera dell’umanità. Stiamo parlando di dodici persone contro quattro miliardi.
Questi super ricchi probabilmente non riescono nemmeno a immaginare la vita quotidiana di quei 3,83 miliardi di persone che vivono in condizioni di povertà. La cifra – riferita al 2022 – è grave di per sé. Ma lo diventa ancora di più se si considera che aumenta di 258 milioni di unità rispetto alle stime precedenti. A partire dal 2021, mentre i ricchi diventavano sempre più ricchi, questi miliardi di persone facevano i conti con un’impennata dei prezzi alimentari di gran lunga superiore al risicato incremento dei salari. Il risultato? Tra il 2019 e il 2024, 335 milioni di persone in più si sono ritrovate in una situazione di insicurezza alimentare grave o moderata. Portando il totale a 2,3 miliardi.
Le disuguaglianze sono una scelta politica e minacciano la democrazia
Oxfam ci tiene a sottolineare che queste disuguaglianze estreme non nascono per caso, ma sono la logica conseguenza di scelte politiche ben precise. Un capitolo dirimente è il debito estero. 3,4 miliardi di persone vivono in Paesi che spendono di più per il pagamento degli interessi che per l’istruzione e la sanità. Anche le misure di austerità, sollecitate o imposte dal Fondo monetario internazionale, portano a sforbiciare la spesa per i servizi essenziali ma sfiorano solo marginalmente gli interessi dei più ricchi. A peggiorare le cose il drastico calo degli aiuti allo sviluppo: si è parlato tanto di Usaid, ma gli Stati europei non sono da meno.
Le cause delle disuguaglianze sono politiche, dunque, e anche le conseguenze lo sono. Perché le immagini del miliardario Elon Musk nello Studio Ovale con il miliardario Donald Trump illustrano alla perfezione il fatto che, citando il report, «i super ricchi non solo hanno accumulato più ricchezza di quanta ne potrebbero mai spendere, ma hanno anche utilizzato questa ricchezza per assicurarsi il potere politico necessario a plasmare le regole che guidano le nostre economie e a governare».
Oxfam cita uno studio accademico che, esaminando 23 diversi casi, rileva come i Paesi con un maggiore livello di disuguaglianze siano sette volte più esposti al rischio di erosione democratica rispetto a quelli più egalitari. Perché le persone comuni perdono la fiducia nelle istituzioni, smettono di partecipare alla gestione della cosa pubblica, assumono opinioni più polarizzate e, così facendo, lasciano involontariamente campo libero alle élite. Che, a loro volta, tendono ad accentrare il potere anche attraverso misure autoritarie.
L’Italia tra eredità miliardarie e lavoro povero
L’Italia non fa eccezione. Il nostro è un Paese in cui il 10% più ricco delle famiglie detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale. E la metà più povera si deve accontentare del 7,4%. Salendo più in alto nella piramide del privilegio, si scopre che il 5% più ricco supera del 17% la ricchezza detenuta dal 90% più povero. È un Paese in cui i miliardari sono tali perché nascono nella famiglia giusta: quasi i due terzi della loro ricchezza complessiva deriva da eredità.
Tutto questo mentre i redditi reali delle famiglie si riducono (il calo medio è dell’8,7% tra il 2007 e il 2023) e poco più di 2,2 milioni di famiglie, per un totale di 5,7 milioni di persone, versano in condizioni di povertà assoluta. Ciò significa che le loro entrate mensili non bastano per acquistare un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali per una vita dignitosa.
Secondo Oxfam, la lotta contro le disuguaglianze è «fuori dall’agenda del governo». Lo dimostra un insieme di scelte che, invece di ricucire i divari, finiscono per consolidarli: un sistema fiscale sempre meno orientato alla progressività; politiche di contrasto alla povertà frammentate e selettive; un mercato del lavoro segnato da bassi salari, precarietà e sotto-occupazione, soprattutto per giovani e donne. In questo quadro, la crescita dell’occupazione non si traduce automaticamente in un miglioramento delle condizioni di vita. Tra il 1990 e il 2018 la quota di occupati a bassa retribuzione è salita dal 26,7% al 31,1%. Quasi la metà dei dipendenti privati percepisce una paga oraria inferiore ai 9 euro.
Le proposte di Oxfam per sradicare le disuguaglianze
Oxfam sottolinea più volte che le disuguaglianze sono figlie di un’iniqua distribuzione di risorse e potere. Ciò significa che, correggendo gli squilibri alla base, si possono appianare. Il report chiede quindi all’Italia di usare il proprio peso politico e istituzionale per agire su scala internazionale. Contribuendo a ristrutturare o cancellare il debito dei Paesi a basso e medio reddito, ripristinare i fondi per gli aiuti pubblici allo sviluppo, dare più “ossigeno” finanziario ai Paesi del Sud del mondo attraverso i diritti speciali di prelievo senza creare nuovo debito o chiedere in cambio misure di austerità. Servono, poi, uno standard globale per la tassazione dell’estrema ricchezza e un panel internazionale sulla disuguaglianza che monitori il tutto.
Altrettanto incisive le misure che si possono mettere in pratica a livello nazionale, suddivise in tre aree. Per il contrasto alla povertà, sostiene Oxfam, bisogna introdurre un reddito minimo a chi si trova in condizioni di bisogno, politiche e investimenti nell’abitare. Per promuovere il lavoro dignitoso, invece, bisogna dissuadere il lavoro nero e grigio e i contratti non standard, estendere la validità dei contratti collettivi principali, introdurre un salario minimo legale, perseguire politiche industriali che favoriscano la buona occupazione. Infine, bisogna far sì che solo le imprese che rispettano determinati parametri possano accedere a incentivi e investimenti pubblici.
Il terzo e ultimo pilastro è il sistema fiscale, che va ripensato per riequilibrare il prelievo e renderlo più equo. Oxfam propone una tassa progressiva sui grandi patrimoni, un prelievo più alto sulle grandi successioni e una tassazione immobiliare che colpisca le ricchezze più elevate. Tutto questo senza cedere ai condoni e contrastando con forza l’evasione.
Nessun commento finora.