Il mutualismo di ieri e quello di oggi: la Perugina a Genova
Da una società di mutuo soccorso a un circolo Arci: lo spirito della Perugina di Genova non è mai cambiato: si supporta la comunità, insieme
Quella dell’APS Perugina A. Pongoli 1917 di Genova è una storia lunga più di cent’anni, cominciata quando alcuni operai arrivati dall’Umbria fondarono una Società di mutuo soccorso (Sms) nel cuore di Certosa, uno dei quartieri più popolari della Valpolcevera, oggi schiacciato fra logistica, cantieri e progetti di retroporto.
«Siamo nati come Società di mutuo soccorso, come tutte le realtà di inizio Novecento», mi racconta Julia, membro del direttivo. «Poi, con la riforma del terzo settore, abbiamo dovuto cambiare statuto. Non eravamo più un ente che offriva assistenza mutualistica: siamo diventati un’APS e un circolo Arci. Lo spirito, però, è rimasto lo stesso».

Certosa: un quartiere popolare tra fratture sociali e resistenza comunitaria
Certosa è un quartiere operaio, popolare, incastonato in una valle stretta tra i monti e il mare. Qui il crollo del Ponte Morandi è stato più di una tragedia nazionale: è stato un isolamento fisico e psicologico durato anni. «Eravamo tagliati fuori. Uscire da qui era diventato un viaggio. E poi il Covid, subito dopo: due colpi insieme. Il quartiere ne è uscito malconcio», racconta Julia.
Molte attività commerciali hanno chiuso, molte reti sociali si sono interrotte. Nel frattempo avanzavano i progetti per il Terzo Valico, il progetto di collegamento d’alta velocità tra Genova e Milano, osteggiato da diversi gruppi per le estrazioni di amianto e l’inquinamento delle falde acquifere. Oltre che per l’impatto urbanistico: «Vogliono far passare la tratta ferroviaria a dieci metri dalle case. Il quartiere rischia il tracollo».
La Perugina, per Genova e per il quartiere, è rimasta un presidio aperto, continuo, una delle poche realtà mai interrotte neppure nei periodi più difficili.
La cultura come spazio di cura e contrasto all’isolamento sociale
Il circolo non apre tutti i giorni, non ha personale: è sorretto unicamente dal volontariato. «Apriamo quando facciamo iniziative: cinema, concerti, presentazioni di libri, serate culturali. Cerchiamo di portare cultura in periferia», spiega Julia. Ma le attività sono tante: le serate musicali che mescolano rock, jazz, punk e folk; le collaborazioni con associazioni artistiche cittadine come Echo Art per percorsi più ricercati, come i concerti di musica sufi, e con realtà DIY dell’underground genovese. Dall’incontro con altre realtà della città sono nate anche occasioni inaspettate: «Ci siamo ritrovati a ospitare il concerto di una cantante siberiana che poi – racconta ridendo – abbiamo scoperto essere una celebrità».
«Alcune di queste attività non le avremmo mai ospitate anni fa. Ci stiamo aprendo: conoscere altre realtà dà una gioia enorme». Non solo per chi anima il circolo. Anche il quartiere risponde, partecipa agli eventi con entusiasmo.

Mutuo soccorso ieri e oggi: una rete che non si è mai spezzata
In tutti questi anni, a prescindere dall’assetto staturario, la Perugina ha continuato a fare ciò che le SMS hanno sempre fatto: aiutare la comunità, anche quando tutto il resto si è fermato.
Durante il Covid hanno raccolto e distribuito alimenti, sostenuto le famiglie in difficoltà, riattivato quella rete di mutuo aiuto che a Certosa è ancora un riferimento. «È la nostra tradizione. Quando c’è un’emergenza, noi ci siamo, come sempre». Il circolo ha ospitato e supportato anche punti di distribuzione alimentare per altre associazioni e attività sociali diffuse sul territorio.
Un centro gratuito per adolescenti: educazione e futuro nei quartieri periferici
Nel 2024 la Perugina ha vinto un bando contro la povertà educativa minorile. Il finanziamento ha permesso di ristrutturare lo stabile storico – di proprietà della vecchia SMS – e renderlo a norma per ospitare un progetto che oggi è unico in Valpolcevera: un centro gratuito per ragazze e ragazzi dagli 11 ai 17 anni.
Musica, calcetto, spazi sociali, digitali e fisici. Laboratori creativi, giochi, tempo libero protetto. Uno spazio quotidiano, aperto ogni pomeriggio, in un quartiere carente di servizi e luoghi di aggregazione. È un progetto educativo, ma anche un investimento politico: tenere vivo un luogo che rischierebbe di non avere eredi. «Coinvolgere i giovani è uno dei problemi più comuni nelle realtà del terzo settore», dice Julia. «Questo centro serve al quartiere, ma serve anche a noi. Speriamo che chi cresce dentro al circolo lo senta suo, e magari un giorno decida di prendersi qualche responsabilità».

Reti territoriali, antifascismo e alleanze sociali nella Valpolcevera
A Genova la Perugina non è mai stata sola. È parte della rete antifascista della Valpolcevera, che riunisce circoli, associazioni, comitati, gruppi informali e realtà politiche della valle.
Ogni 25 aprile organizzano un corteo di quartiere, ma la loro attività è intensa tutto l’anno. Recentemente, mi racconta Julia, hanno organizzato un convegno sulla logistica che ha portato a Genova ricercatori, attivisti e studiosi da tutta Italia. Si sono mobilitati contro opere considerate dannose per il quartiere, come il Terzo Valico, e hanno supportato altri comitati, come Con i piedi per terra, in opposizione alla costruzione della funivia del Lagaccio, un’opera da 40 milioni di euro approvata dalla giunta Bucci e oggi contestata dalla cittadinanza e dalla stessa sindaca Silvia Salis. Hanno partecipato alla mobilitazione per la Palestina insieme a Music for Peace, organizzando presidi e raccolte di fondi subito dopo il 7 ottobre. «Da soli non siamo niente», ripete Julia. «Come diceva Joe Strummer: da soli non si va da nessuna parte. È la rete che fa la forza».

Dal mutualismo alla comunità energetica: il futuro passa dall’autorganizzazione
La Perugina guarda anche oltre: al futuro materiale del quartiere. C’è un progetto di comunità energetica rinnovabile già studiato, con valutazione tecnica conclusa. Il tetto dello stabile – un ampio lastrico solare – potrebbe ospitare pannelli fotovoltaici capaci di generare energia pulita non solo per il circolo, ma anche per alcune famiglie e attività del quartiere. «Il progetto è pronto, ci mancano solo i fondi per l’acquisto dei pannelli. Ma prima o poi ce la faremo».
Costruire risposte collettive ai bisogni reali del territorio, nel solco della tradizione delle società di mutuo soccorso. È nel mutualismo che si radica la natura della Perugina come storia dal futuro. Nelle relazioni, nella reciprocità che supera l’isolamento e lo annulla. «Il futuro senza relazioni non esiste. Se vogliamo resistere alle pressioni della logistica, alla globalizzazione, ai problemi ambientali e sociali, dobbiamo farlo insieme. Il futuro sono i rapporti fra le persone. Senza quelli siamo destinati a sparire», mi dice Julia. Poi aggiunge: «È bello fare cose insieme. È bello incontrare gente diversa. È bello sapere che possiamo reagire, tutti insieme, a ciò che ci tocca. Questo è il futuro».
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