Ripartenza senza trasparenza

Corruzione, illegalità, mafie, economia e finanza. Ogni martedì il commento di Rosy Battaglia

Il fatto è grave, ma non è stato riportato dalla stampa mainstream. Peccato, perché ci riguarda tutti. Il 30 aprile il governo Draghi ha inviato a Bruxelles una copia diversa del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr), rispetto a quella presentata alle Camere il 26 aprile. La versione definitiva sarebbe “apparsa” solo il 5 maggio 2021 sul sito del governo. 

Lo ha denunciato Fondazione Openpolis che ha monitorato costantemente, per giorni, i flussi di documenti sui portali istituzionali. Ma non è solo questione di pagine, passate da 273 a 269 nella versione definitiva. Anche oltre 400 milioni di euro avrebbero cambiato destinazione, dopo l’approvazione del testo da parte delle Camere, come hanno ricostruito gli esperti di Openpolis. Differenze sostanziali, quindi, tra il Pnrr presentato in Parlamento e quello che il governo ha inviato alla Commissione europea

Fondi che passerebbero dalla missione dedicata alla digitalizzazione alle infrastrutture e alla transizione ecologica. Mancano, poi, i cosiddetti “allegati di dettaglio”, che sono fondamentali. Stabiliscono, infatti, il cronoprogramma, gli stanziamenti e  l’avanzamento lavori per tutte le missioni oggetto degli investimenti europei. 

Documenti da cui dipende il nostro futuro di cui, ufficialmente, siamo all’oscuro. Resi disponibili, però, grazie agli hacker civici dell’associazione Ondata, che sono riusciti ad ottenere la copia trasmessa dal presidente Draghi al presidente della Camera, Roberto Fico, il 4 maggio 2021. Pubblicandola su archive.org, (l’archivio di internet che ne impedisce la cancellazione) e mettendola a disposizione di tutti. 

È ancora più stridente, quindi, che il governo italiano non abbia ancora pubblicato gli stessi documenti trasmessi alla Commissione Europea, che non appaiono neppure nel sito della stessa.  Anzi, navigando tra i link delle altre nazioni, ognuno di noi può visualizzare come ogni Stato europeo si sia dotato di un sito istituzionale dedicato, anche per favorire la conoscenza e il monitoraggio dei cittadini. Monitoraggio che in Italia sembra rimanere sempre marginale. Così è, per la maggior parte degli Stati a partire dalla Germania, la Spagna, la Grecia e il Portogallo. O come la Francia che ha pubblicato un unico documento onnicomprensivo, corredato di ogni dettaglio. 

Ecco, una ripartenza senza trasparenza non è proprio quella che ci aspettavamo e ci meritiamo. Specie in un Paese come il nostro, in cui mafie, corruzione e la loro infiltrazione agiscono ad ogni livello. Eppure è stato concesso pochissimo spazio al dibattito in Parlamento. Non è arrivata nessuna risposta alla società civile che ha chiesto, invece, una ripartenza a porte aperte, partecipazione e monitoraggio civico. Spiace constatare che dall’altra parte le “solite manine”, siano riuscite ad intervenire. Anche in questo, il “governo dei migliori” non si è rivelato meglio di nessun altro.