Chi semina porti raccoglie tempeste: il progetto crocieristico a Fiumicino
Un'opera da 600 milioni con bacino per mega yacht e terminal crociere divide il litorale di Isola Sacra. Il 17 giugno il Tar decide sul ricorso
Mentre il prossimo 17 giugno il Tribunale amministrativo regionale (Tar) si pronuncerà sul ricorso presentato dalla rete civica territoriale Tavoli del Porto contro la Valutazione di impatto ambientale dell’opera, il futuro del litorale di Fiumicino, in provincia di Roma, resta al centro del dibattito.
Per generazioni qui il mare è stato un’abitudine, un rifugio, una relazione quotidiana. Un rapporto spontaneo e simbiotico che, secondo molti abitanti, è destinato a spezzarsi con la costruzione del nuovo porto turistico-crocieristico.
Il valore storico e il delicato equilibrio della spiaggia dei bilancioni
Di notte, ai bilancioni, ci si tuffava senza luci. «Era una cosa proprio estrema», racconta Emiliano Bovo, storico fondatore del collettivo No Porto.
Isola Sacra, la punta a sud di Fiumicino incastonata tra la foce del Tevere e il Mar Tirreno, custodisce la memoria marinara del luogo: qui sorgono il vecchio faro e i bilancioni, antiche palafitte di pescatori.
La spiaggia dei bilancioni conserva ancora un’atmosfera un po’ selvaggia. Le piattaforme di legno, da cui un tempo ci si tuffava, resistono a fatica al tempo e agli elementi.
L’area è caratterizzata da un equilibrio idro-geologico delicatissimo: i fondali sono bassi, e i sedimenti del fiume modificano continuamente la linea di riva. Proprio per la sua fragilità, è rimasta a lungo poco urbanizzata. Qui, su dodici chilometri di costa su cui l’erosione avanza da decenni, incombe lo spettro di un’infrastruttura destinata a cambiare radicalmente il volto del litorale.
Tra i bilancioni ancora in piedi c’è quello autogestito dal collettivo No Porto, negli anni trasformato in uno spazio di aggregazione sociale e culturale. Un presidio contro la privatizzazione della costa. «Quando gentrifichi ci stanno più negozi, le case sempre più anonime, gli Airbnb, la gente passa ma è distratta, non te fila, non c’è più una piazza frequentata dalle persone del luogo, non c’è più cura e amore per il posto», dice Emiliano.

Un primo progetto di porto turistico viene avviato nel 2010, quando la Regione Lazio concede per 90 anni una vasta area demaniale a Iniziative portuali (Ip). I lavori si fermano nel 2012, tra inchieste giudiziarie e il fallimento della società. Dopo alcuni anni, Ip mette all’asta la concessione e la Regione autorizza l’inserimento della variante crocieristica nel progetto. La svolta arriva nel 2022: Royal Caribbean Group, colosso statunitense del settore crocieristico, acquista la concessione. Nasce così Fiumicino Waterfront per realizzare l’opera.
Si tratta del primo caso in Italia in cui 55mila mq di costa e 988mila mq di specchio acqueo vengono concessi totalmente a privati. Nel 2023, il Comune di Fiumicino chiede l’inserimento del progetto tra le opere essenziali per il Giubileo, accelerando l’iter di approvazione della Valutazione di impatto ambientale. Comitati cittadini e associazioni del litorale, riuniti nella rete Tavoli Del Porto, presentano osservazioni critiche al ministero dell’Ambiente. Nel novembre 2025, però, la Valutazione viene definitivamente approvata. A gennaio 2026 i Tavoli Del Porto presentano ricorso al Tar.
Il progetto, da 600 milioni di euro, promette turismo di lusso, sviluppo e occupazione. Prevede un bacino per mega yacht, 1.200 posti barca, cantieri nautici e un terminal passeggeri da 11.500mq per navi crocieristiche. Per consentire l’attracco delle navi “Oasis”, alte fino a 72 metri e capaci di trasportare oltre 6mila passeggeri, sarà necessario scavare un canale di accesso profondo 12 metri e mantenerlo con continui dragaggi.
Sono previsti anche un hotel da 200 posti, 50 mini appartamenti e la riconversione dei bilancioni in strutture ricreative e di ristorazione.
La cronologia completa del procedimento e degli atti.
Il vecchio faro di Isola Sacra diventerà uno spazio espositivo con parcheggi adiacenti. Gli abitanti temono uno stravolgimento irreversibile del territorio e un impatto sulla salute: erosione costiera, inquinamento atmosferico e acustico, aumento del traffico marittimo e terrestre.
Fiorita abita al borgo Vecchio Faro, a ridosso della spiaggia dei bilancioni. È arrabbiata: «Il faro rappresenta qualcosa per Fiumicino. È stato acceso fino al ‘72. Non siamo neanche in grado di rimetterlo in sesto, è più facile vendere tutto. Perché dobbiamo regalare la nostra costa agli stranieri?». Le parole di Fiorita si intrecciano con i racconti sul vecchio faro degli abitanti di Isola Sacra: qui venivano Pasolini, i fratelli Citti, Sophia Loren, a cui lo scultore Assen Pejkov dedicò la statua La Dea del Mare. Le persone si fermavano nei luoghi, si facevano ispirare, si affezionavano. Oggi invece si punta sulla quantità: 1,3 milioni di visitatori l’anno secondo le stime di Waterfront, più l’indotto. Fiorita, però, non la beve. «È un porto dove la gente scende per vedere altre coste», dice. «Se vogliono prende un caffè da ricchi, lo prendono a bordo».
Tra le promesse c’è quella di 9mila posti di lavoro. Renato, nato e cresciuto a Isola Sacra, non ci crede: «Parlano de posti inesistenti. A Ostia hanno fatto un porto e sò sei persone a lavorà. Te buttano la luce nell’occhi», dice. Renato parla di un legame intimo con il territorio che le nuove generazioni non avranno più. «Io sò per i bilancioni», ride. Poi si fa serio: «Il mare è un dio, na cosa enorme. Senza mare cambierà proprio l’impatto… noi semo cresciuti così. A me mi madre m’ha partorito nei pressi der faro, perché stava a annà a casa a Ostia e nun jel’ha fatta. Non è che semo attaccati pe egoismo o cosa. Io non sò egoista, sò deppiù. Io farebbe de tutto pe non faje toccà niente».
A Fiumara Grande, un borgo di case raggruppate su una lingua di terra tra il fiume e il mare, vivono circa 300 famiglie. Storico quartiere popolare di Isola Sacra, era abitato in origine da pescatori e agricoltori. Proprio qui i fratelli Citti venivano a passare le vacanze, a volte anche Pasolini, e una copia della Dea del Mare – oggi senza testa – ricorda la bellezza in mezzo alle difficoltà.
Da sempre il borgo soffre la mancanza di infrastrutture primarie: strade, illuminazione, reti fognarie e opere di protezione della costa, soggetta a violente mareggiate. Eppure la comunità ha curato e difeso il territorio, provvedendo alla manutenzione, costruendo spazi sociali e perfino una chiesetta. C’è chi pensa siano baraccopoli, ma per Giuliano, 80 anni, e sua moglie Sonia, 77, questo è il posto più bello del mondo.
«Qui c’è ancora una mentalità comunitaria, vecchia come noi», dice Giuliano ridendo. Sonia aggiunge: «Vive in Fiumara non è come dice la gente, qui se vive veramente bene. Certo, co le nostre buche, coi nostri problemi, ma chi mette piede qua non se ne va più. È un angolo fori da tutto il resto, un altro mondo».
Le casette qui sono tutte basse. Salendo sui tetti, lo sguardo non incontra ostacoli e si perde nell’orizzonte. Sembra di essere immersi nel mare. Il borgo non rientra direttamente nel progetto del porto, ma gli abitanti temono di subirne le conseguenze, senza benefici. «Che diventa la vivibilità di tutta l’area qua? C’è già er porto de Ostia, il nuovo porto ariva fino a metà del litorale e la spiaggia nun c’è più. E in più, l’aumento della quarta pista dell’aeroporto… co l’inquinamento non se potrà vive, la gente scapperà», dice Giuliano.
La politica, dal canto suo, parla di contrasto al degrado indicando nel porto il simbolo di una possibile riscossa. Paolo Calicchio, vicepresidente del Consiglio comunale di Fiumicino, lo definisce «un’opportunità per riprendersi un quadrante della città abbandonato da sempre e inutilizzato dagli anni ’70». Questa narrazione trova ascolto tra molti residenti: decenni di marginalità e incuria da parte delle istituzioni hanno creato una ferita collettiva. E in questo spazio attecchisce facilmente qualsiasi promessa di riqualificazione.
Mauro, che da Isola Sacra si è trasferito vicino all’aeroporto, sostiene il progetto. «Una volta qui era bello, c’erano i chioschi, le balere, la zona era viva. Adesso fa più schifo dello schifo!», dice. Vede le cose in modo pragmatico e dell’inquinamento non si preoccupa. «Tanto c’è dappertutto! Sul balcone de casa mia le piante c’hanno le foglie nere». E se la spiaggia scomparirà «la gente se sposterà più in là». Mauro è ottimista: «Questi sò americani, c’hanno un sacco de soldi, sò persone affidabili», afferma convinto. D’altronde «se il Comune non c’ha i soldi, deve intervenire il privato», sostiene Michele, gestore di un locale sul litorale. Le parole di Calicchio lo confermano: «Quale amministrazione investirebbe 50-60 milioni di euro pubblici per rimettere in sesto la zona solo per restituirla alla cittadinanza?».
Nonostante i cantieri che avanzano, la spiaggia continua a essere frequentata, specialmente oggi, in questa bella giornata di inizio estate. Appoggiati ai cancelli di sicurezza del faro, due ragazzi si baciano. Altri si arrampicano sui frangiflutti per vedere il sole tuffarsi nel mare alle spalle del vecchio gigante, il faro.
Tutte le fotografie sono di Astrid Filippi.

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