Aperto il primo collegamento regolare lungo la Rotta artica
Un armatore cinese lancia un collegamento regolare attraverso il passaggio a Nord-Est, nonostante gli enormi rischi ambientali
I cambiamenti climatici hanno già provocato una tale fusione della calotta glaciale artica da aprire nuove rotte marittime. Che per qualcuno possono trasformarsi in nuove opportunità di guadagno, a patto di soprassedere sugli enormi rischi ambientali.
Nei giorni scorsi un armatore cinese ha lanciato un primo collegamento regolare per il trasporto di container verso l’Europa proprio attraverso l’Artico. La via marittima rimarrà aperta fino a ottobre, quando il freddo ripristinerà i ghiacci rendendola impraticabile. Si tratta della compagnia Sea Legend: la stessa che già nel 2025 aveva effettuato un primo collegamento sperimentale attraverso la Rotta marittima artica, il cosiddetto passaggio a Nord-Est.
Il collegamento regolare di Sea Legend lungo la Rotta artica sarà attivo fino a ottobre
La nuova rotta parte dal porto di Ningbo-Zhoushan, che si affaccia sul Mar Cinese Orientale nella porzione meridionale del delta del Fiume Azzurro. Parliamo dello scalo più grande al mondo per tonnellate di merci movimentate. Risale quindi la costa cinese e passa poi nel tratto di mare che divide Corea del Sud e Giappone, raggiungendo lo stretto di Bering prima di virare verso Ovest, seguendo il Mar della Siberia Orientale, quindi il Mar di Norvegia, fino al porto di Felixtowe nel Regno Unito.
In questo modo un vantaggio – anche ambientale, per lo meno in termini di consumi – effettivamente c’è. Il viaggio dura infatti complessivamente diciotto giorni. Al contrario, sono quaranta quelli necessari per passare a sud dell’India, poi attraverso il Canale di Suez, il Mediterraneo e l’Atlantico orientale. Aprire nuove rotte artiche significa però anche inquinare una porzione di mare spesso ancora incontaminata, che ospita ecosistemi fragilissimi. E in caso di incidenti il recupero delle merci e le bonifiche possono risultare estremamente complicati.
Diciotto giorni di navigazione anziché quaranta, ma col rischio di deturpare l’Artico
Non a caso, l’organizzazione non governativa Ocean Conservancy parla di «potenziali conseguenze ambientali catastrofiche». Per questo, ha lanciato un appello ai grandi armatori internazionali affinché si impegnino a non sfruttare le nuove rotte aperte dalla fusione della calotta polare. Un impegno che è stato assunto effettivamente negli anni scorsi da colossi come la francese Cma Cgm, seguita dalla tedesca Hapag-Lloyd.
Al contrario, però, già altre imprese di traporto marittimo sono transitate lungo rotte artiche: la prima a farlo fu la danese Maersk nel 2018. La rompighiaccio Christophe de Margerie, che serve il giacimento di gas di Yamal, in Russia, nel 2017 aveva raggiunto la Corea del Sud in soli 19 giorni: un record. E Mosca aveva promesso investimenti per 210 miliardi di rubli (circa 3,75 miliardi di euro). Obiettivo: costruire porti, fondare città e terminali per lo smistamento di merci con nove scali che erano stati da subito individuati tra Mourmansk e Anadyr, nel distretto di Chukotka.
Due compagnie europee si sono impegnate a non sfruttare il passaggio a Nord-Est
Complessivamente, la Rotta artica ha registrato un record di ventitré traversate nel 2025, rispetto alle quindici dell’anno precedente, secondo un rapporto pubblicato a giugno da Allianz Commercial. E a proposito di compagnie d’assicurazione: chi si farà carico dei danni ecologici in caso di incidenti?




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