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«Lavori forzati per i Mondiali». Il colosso Vinci sotto accusa per Qatar 2022

La Ong Sherpa attacca la corporation transalpina delle costruzioni impegnata a realizzare gli stadi per i Mondiali 2022: condizioni lavorative disumane, operai schiavi e arene energivore

Lavoratori a Doha, in Qatar © Adam Jones/Wikimedia Commons

Settimane lavorative di 70 ore. Divieto di fermarsi anche quando il caldo diventa insopportabile. Condizioni di quasi-schiavitù. Il tutto a fronte di paghe che vanno dai 50 centesimi ai due euro l’ora. La realtà dei lavoratori stranieri che da anni, in Qatar, trasformano l’emirato in vista della Coppa del mondo di calcio che si terrà nel 2022 sembra agghiacciante.

BCC: Lavori forzati in Qatar per la Coppa del MondoL’associazione Sherpa denuncia il colosso francese Vinci

Da tempo i media internazionali hanno denunciato le condizioni disumane alle quali sono costretti gli operai, in gran parte provenienti da India, Africa e Nepal. Per questo, alcune settimane fa, l’organizzazione non governativa francese Sherpa ha deciso di depositare una denuncia formale. Indirizzata al colosso delle costruzioni transalpino Vinci.

Come riportato dal quotidiano Novethic, si tratta della prima volta che degli ex lavoratori della filiale qatariota dell’azienda francese si espongono in prima persona. Sherpa ha raccolto le loro testimonianze:

«Ho firmato un contratto in una lingua che non conoscevo. E quando sono arrivato sul cantiere, mi hanno sottratto il passaporto. A quel punto avevo capito che non avrei avuto più scelta», ha raccontato uno degli operai.

«Lavorare all’esterno in Qatar in estate è rischiosissimo – ha aggiunto un altro manovale -. Ho visto colleghi vomitare, cadere a terra come sacchi».

Non è la prima volta che l’associazione tenta la via giudiziaria. Un primo procedimento è stato archiviato nel 2014. E Vinci aveva replicato con una denuncia per diffamazione. L’azienda continua a giudicare false, infatti, tutte le accuse. Il gruppo ha assicurato che non sono mai stati ritirati i passaporti. Che non si sono registrati incidenti gravi legati alle temperature. E che le strutture (bagni, docce) erano e sono adeguate alle necessità degli operai.

«Una prigione a cielo aperto»

Eppure, il maxi-cantiere della Coppa del mondo di calcio del 2022 è da anni nel mirino. Già nel 2013 il quotidiano The Guardian denunciava: «Il Qatar è diventato una prigione a cielo aperto». Citando un documento dell’ambasciata del Nepal a Doha, il giornale inglese parlava di decine di morti nel giro di pochi mesi.

In questo caso non si specificava di quale azienda fossero i cantieri incriminati (se di Vinci o di altri). Ma si indicava che a morire erano stati «per la maggior parte dei giovani, vittime di attacchi cardiaci o di incidenti». L’inchiesta spiegava inoltre che più del 90% della manodopera era composta da migranti.

L’inchiesta del Guardian sui lavori forzati in QatarNel 40% si trattava di nepalesi, costretti a vivere in dodici in una camera d’albergo insalubre. E il cui viaggio era stato pagato carissimo: gli aspiranti operati si erano dovuti indebitare a tassi esorbitanti («fino al 36%», sempre secondo il Guardian).

Anche Amnesty International ha lanciato accuse. Puntando il dito in particolare contro la Mercury MENA, altra società legata alla costruzione delle strutture del Mondiale. Secondo l’associazione umanitaria, «numerosi lavoratori sono stati bloccati senza percepire salario in alloggi sordidi».

Dallo stadio climatizzato ai sospetti su Fifa e Uefa

Il tutto per costruire stadi, infrastrutture per i trasporti, luoghi per ospitare atleti, delegazioni e visitatori. Un turbinio di cantieri al cui interno trova spazio tutto e il contrario di tutto. C’è uno stadio al 100% ecologico, interamente smontabile e trasportabile poiché costruito sulla base di container.

E c’è la negazione della sostenibilità ecologica: l’arena Khalifa, che per il massimo comfort degli spettatori, si è pensato bene di climatizzare. In un luogo in cui, in estate, le temperature oscillano tra una minima di 32 e una massima di 43 gradi all’ombra.

A tutto ciò si aggiungono poi le infinite polemiche legate alla scelta stessa di attribuire la Coppa del mondo 2022 al Qatar. La decusione fu formalizzata nel 2010 a Zurigo. All’epoca, il presidente della Fifa era Sepp Blatter, in seguito costretto alle dimissioni per uno scandalo legato ad una sospetta corruzione.

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Una partita tra la nazionale del Qatar e quella del Giappone © Tsutomu Takasu/Wikimedia Commons

Il pranzo all’Eliseo con Nicolas Sarkozy e il principe

Alla testa dell’Uefa c’era invece il francese Michel Platini. Anche lui finito nel turbine per via di un versamento sospetto di due milioni di franchi svizzeri (ma è stato poi assolto). Sullo sfondo, un famoso pranzo organizzato all’Eliseo, il 23 novembre 2010, dall’allora presidente della Francia Nicolas Sarkozy. Al quale partecipò il principe ereditario del Qatar.

Il quotidiano Mediapart rivelò i contenuti di un’inchiesta congiunta dell’FBI e della giustizia brasiliana. Si sospettava che un conglomerato qatariota potesse aver versato 22 milioni di dollari a un ex presidente della federazione calcistica carioca per ottenerne il sostegno. Facendo così preferire il piccolo emirato, dal clima bollente e privo di storia nella disciplina sportiva, agli altri candidati. Ovvero Australia, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.