Albania, la rivolta dei fenicotteri contro il resort di Kushner nella laguna di Vjosa-Narta
Da settimane decine di migliaia di persone occupano le piazze per fermare il megaprogetto turistico in un'area protetta. E chiedono le dimissioni di Rama
Da più di due settimane le strade delle principali città dell’Albania sono piene di manifestanti. Solo a Tirana, la scorsa settimana, erano almeno 30mila i cittadini scesi in piazza. All’origine della protesta c’è l’operazione di speculazione immobiliare già approvata dal governo di Edi Rama: la costruzione di un gigantesco resort di lusso all’interno della laguna di Vjosa-Narta e sulla vicina isola di Sazan, a pochi chilometri da Valona. La laguna è area naturalistica protetta dall’ottobre 2014. Ma con una legge apposita l’esecutivo intende consentire al consorzio Atlantic Incubation Partners Llc – controllato indirettamente da Jared Kushner, genero di Donald Trump – di realizzare un enorme impianto turistico con circa 10mila appartamenti.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Commissione europea, che ha espresso preoccupazione ed esortato Rama a evitare «azioni che impatterebbero sul percorso di adesione all’Unione europea». Tra i Paesi balcanici, l’Albania è infatti – insieme al Montenegro – uno dei candidati più credibili all’ingresso nell’UE, probabilmente entro il 2030.
La “Rivoluzione dei fenicotteri” a difesa dell’area protetta
Le proteste erano cominciate a fine aprile, quando sulla spiaggia sono comparse le prime recinzioni. A maggio alcune guardie private hanno allontanato con la forza i manifestanti dalla zona. I video degli sgomberi hanno presto fatto il giro di Tirana e dell’intero Paese. Numerose le associazioni ambientaliste che animano la “Rivoluzione dei fenicotteri”, così ribattezzata per via della folta colonia di uccelli che popola questi luoghi. Tra queste c’è anche la Protection and Preservation of Natural Environment in Albania (Ppnea), che da oltre trent’anni si occupa di tutela degli ambienti naturali nel Paese.
Come spiega Denisa Kasa, project manager dell’associazione, la Ppnea è presente nella laguna da circa dieci anni. Impegnata soprattutto nella protezione delle diverse specie di uccelli dell’area. Il progetto edilizio attuale, del resto, non è il primo. «Già nel 2018 avevamo sollevato il caso contro la costruzione di un aeroporto in quest’area protetta, che è una via migratoria per molte specie. L’aeroporto è stato comunque costruito».
Lo scorso febbraio, dopo l’annuncio del nuovo progetto da parte di Kushner, l’associazione è tornata in prima linea a difesa dell’area. Il governo ha approvato la legge numero 21 del 2024, che modifica le regole sulle aree protette e che consente di costruirvi resort come questo. «Ci opponiamo a questa legge: chiediamo che venga annullata e che si fermino tutte le costruzioni in corso nelle aree protette».
L’indagine della Spak sulla privatizzazione dei terreni
Se il governo Rama non è ancora intervenuto sulla questione, lo ha fatto la Struttura speciale contro la corruzione (Spak), che ha aperto un’indagine non su Kushner o la sua società, ma sulle modifiche legislative del 2024 relative alla proprietà dei terreni e sulle procedure che hanno permesso l’avanzamento del progetto. «La privatizzazione della terra è avvenuta in modo molto dubbio e coinvolge persone legate ad attività criminali, note per appropriazioni di terreni e privatizzazioni sospette». Per giudicare l’operato della Spak, però, secondo Kasa bisognerà attendere: occorre prima capire se il progetto verrà effettivamente bloccato.
Certo è che le proteste proseguiranno nei prossimi giorni e, dice Kasa, non si fermeranno finché Rama non si dimetterà. Di recente alla mobilitazione si è unita anche la diaspora albanese, il cui peso politico è cresciuto enormemente da quando, dallo scorso anno, i residenti all’estero possono votare a distanza. In Italia la comunità albanese conta circa mezzo milione di persone. Nei giorni scorsi migliaia di loro si sono riunite in sit-in e manifestazioni a Roma, Milano, Bologna e Genova.
Tante le bandiere rosse e nere, tutte dietro lo slogan «L’Albania non è in vendita». Perché, come ci preannuncia Kasa, molti albanesi continueranno a manifestare e «fino a che non ci saranno le dimissioni del primo ministro non ci sarà fine alla resistenza».


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