Contro il capitalismo estrattivo, la Scozia sceglie l’economia delle comunità locali

La Scozia è il primo Paese a dotarsi una legge che impone un modello di sviluppo economico improntato sulle comunità locali

Sede del Parlamento scozzese © Jorge Franganillo/Flickr

L’11 febbraio 2026 il Parlamento scozzese ha approvato, senza alcun voto contrario, il Community Wealth Building Bill. Come riporta Co-operative News, la Scozia diventa così il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge nazionale che impone un modello alternativo di sviluppo economico: l’obiettivo non è la crescita come fine ultimo, ma la capacità di adottare misure che siano in grado di favorire prioritariamente lo sviluppo delle comunità locali.

La ricchezza e la crescita devono avere meccanismi che le consentano di rimanere ancorate alle comunità dove questa ricchezza viene generata. Un modello che si pone all’opposto rispetto al capitalismo estrattivo e alla concentrazione in pochissime mani di utili e dividendi. La legge, presentata dalla vice prima ministra Kate Forbes, è in attesa dell’Assenso Reale – il corrispettivo della nostra promulgazione – da parte del re Carlo III. Un passaggio atteso entro aprile 2026.

Cosa prevede la legge della Scozia sull’economia delle comunità locali

La misura si articola in tre obblighi principali, accompagnate da scadenze precise. Il governo scozzese deve pubblicare, entro 18 mesi dall’entrata in vigore, un Community Wealth Building Statement. Si tratta di un documento programmatico che elenca le misure da adottare per generare, far circolare e mantenere le risorse generate nelle economie locali. Tradotto in pratica: acquistare più beni e servizi da imprese locali, sostenere le cooperative e le imprese sociali, aiutare le comunità ad acquisire edifici e terreni abbandonati, costruire un sistema di finanza locale a beneficio delle comunità.

Ogni consiglio locale – l’ente amministrativo municipale responsabile della gestione dei servizi pubblici – deve formare, insieme ad aziende sanitarie, enti di sviluppo regionale e altri enti pubblici, una «rete di comunità di sviluppo locale» e produrre entro tre anni un piano d’azione per il proprio territorio. Un piano che deve includere un obiettivo esplicito, cioè l’indicazione di una percentuale di spesa pubblica destinata a sostenere l’economia locale.

Il governo deve infine emanare linee guida che non riguardano solo la propria azione, ma coinvolgono direttamente ventisei enti pubblici  – tra cui la Banca nazionale scozzese per gli investimenti, la polizia, Scottish Water, l’Agenzia per la protezione ambientale e i parchi nazionali  – che sono tenuti ad applicarle nella loro pianificazione strategica.

Nel corso dell’esame parlamentare sono stati accolti due emendamenti significativi, che rafforzano la portata della legge. Il passaggio dal verbo may al must, da «possono» a «devono», riferito agli obiettivi di sviluppo locale: l’applicazione di questi meccanismi non è più una facoltà discrezionale, ma diventa un obbligo per tutte le istituzioni pubbliche. Inoltre, la definizione di crescita economica viene indicata come «inclusiva e sostenibile», allineandola agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

I cinque pilastri per far crescere l’economia del territorio

Il modello si struttura attorno a cinque aree d’azione, che la legge declina in obblighi concreti. Si parte dagli appalti: le istituzioni pubbliche devono acquistare beni e servizi localmente, sviluppare filiere corte e massimizzare il beneficio comunitario. I piani d’azione devono includere un obiettivo crescente di spesa pubblica diretta agli operatori economici locali.

Entra in gioco anche il lavoro equo e dignitoso. L’azione locale deve promuovere le opportunità occupazionali della propria comunità, favorire lo sviluppo professionale e la parità in azienda, con attenzione particolare alle forme di cooperazione tra lavoratori.

Terzo pilastro dello sviluppo locale è legato all’uso della proprietà fondiaria. In particolare ci si pone l’obiettivo di diversificare la proprietà di terreni, immobili e asset  – inclusi quelli energetici  – sostenendo la proprietà comunitaria. Il fine è quello di riportare in uso edifici o terreni abbandonati a beneficio finanziario, sociale o ambientale delle comunità.

Grande attenzione è dedicata alla promozione di imprese a proprietà dei lavoratori, cooperative e imprese sociali. L’obiettivo finale è la predistribuzione: chi produce la ricchezza ne è co-proprietario prima ancora che essa venga redistribuita. Le linee guida governative includono anche «lo sviluppo di energia rinnovabile di proprietà comunitaria». Ciò significa che la proprietà locale di impianti eolici o solari non è pensata solo come una fonte di reddito, ma diventa uno strumento di autonomia e reinvestimento nel territorio.

Infine la finanza. La legge mette nero su bianco che in Scozia i flussi d’investimento e gli istituti finanziari devono lavorare per le comunità locali, non drenarne il risparmio verso i mercati finanziari. Da qui il sostegno prioritario alle startup e alle imprese del territorio e alle misure per mitigare i cambiamenti climatici.

Il modello del community wealth building, da Cleveland a Preston

Per capire la portata della legge occorre approfondire il modello a cui attinge. Si chiama community wealth building e nasce negli Stati Uniti. Il think tank statunitense Democracy Collaborative lo ha sviluppato a Cleveland, Ohio, a partire dai primi anni Duemila. L’idea di fondo è che i grandi attori radicati in un territorio  – università, ospedali, enti pubblici, le cosiddette anchor institutions  – possono diventare motori di sviluppo se orientano i propri appalti, e più in generale la propria azione, verso l’economia locale e promuovono forme di proprietà cooperativa.

Nel Regno Unito è stato il Cles, Centre for Local Economic Strategies, a tradurre queste intuizioni in un metodo sistematico di intervento, applicato per la prima volta su larga scala nella città di Preston. Dal 2012 il consiglio comunale ha reindirizzato la spesa pubblica verso fornitori del territorio. I risultati sono stati incoraggianti: 70 milioni di sterline trattenuti nell’economia locale, 4.500 posti di lavoro creati, la quota degli appalti aggiudicati localmente salita dal 5% al 18%. Un tempo tra le aree più depresse d’Inghilterra, Preston è risultata nel 2018 e nel 2019 la città britannica con il maggiore miglioramento della qualità della vita secondo PricewaterhouseCoopers.

Le reazioni all’approvazione della legge sulle comunità locali in Scozia

La Scozia ha adottato il modello dal 2018, avviando sei aree pilota in altrettante regioni. La legge approvata a febbraio impone ora l’estensione a tutti i 32 consigli locali. È il passaggio decisivo: da sperimentazione volontaria si passa ad una disciplina vincolante per tutti.

«Questa legislazione unica aiuterà a ottenere più benefici dagli investimenti nelle economie locali, rendendole più giuste, più verdi e più prospere», ha dichiarato Ivan McKee, ministro delle Finanze pubbliche del governo scozzese. Neil McInroy, presidente dell’Economic Development Association Scotland (Edas) ed ex consulente del governo scozzese, ha sottolineato come la legge «avanzi la democrazia economica, dando alle comunità, ai lavoratori e a tutti noi una maggiore quota nel futuro della Scozia».

Il Community Wealth Building Bill non propone un’alternativa al mercato, ma una sua regolazione diversa. Le istituzioni pubbliche sono agenti di redistribuzione del potere economico, non semplici amministratori di bilancio. Nessun altro Paese europeo ha ancora una legge comparabile. La Scozia diventa quindi un laboratorio da osservare con attenzione.

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