Se questa è Europa: ad Atene metà della popolazione senza riscaldamento

Secondo quanto riferito dalla società greca che si occupa della distribuzione del gas, il 44% delle abitazioni della capitale ha rinunciato ad accendere le caldaie. Il ...

Di Andrea Barolini


  In un mondo normale, la notizia dovrebbe essere sulle prime pagine di tutti i giornali d’Europa. Quasi la metà – per l’esattezza il 44% del totale – degli immobili di Atene dotati di caldaie centralizzate ha rinunciato al riscaldamento nel corso di questo inverno . A rivelarlo è stata ieri la società che si occupa di distribuire il gas nella capitale greca, la EPA .

Una scelta obbligata per le famiglie della metropoli europea, che a causa della devastante crisi – accentuata dalle politiche di austerità draconiana imposte da Fondo monetario internazionale, Commissione europea e BCE – si sono trovate costrette ad armarsi di coperte e doppi maglioni. L’allineamento del costo del combustibile domestico rispetto a quello della benzina – ordinato proprio per perseguire ad ogni costo la stella polare del rigore di bilancio – ha contribuito in modo decisivo ad aggravare la situazione. E a far spegnere gli interruttori delle caldaie. 

Il direttore dell’EPA della regione ateniese, Christos Balaskas, ha sottolineato inoltre all’agenzia di stampa Ana che la cifra risulta in enorme ascesa rispetto a quella registrata lo scorso anno, quando non si era superata la percentuale (peraltro già all’epoca incivile) del 33%.

È utile ricordare come ad Atene abiti circa un terzo del totale della popolazione nazionale (pari complessivamente ad 11 milioni di persone). Significa che, facendo un calcolo approssimativo, sono quasi 2 milioni i cittadini greci che stanno passando l’inverno al freddo. 

E a perderci è perfino l’ambiente: pur di tentare di scaldarsi, molti ateniesi hanno ricominciato a bruciare legna. Il che – riferisce l’agenzia francese AFP – ha fatto aumentare fortemente il tasso di inquinamento atmosferico cittadino, soprattutto nelle giornate più fredde. 

È questa l’Europa che vogliamo?

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